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Helicobacter Pylori

Helicobacter pylori: identificarlo e curarlo può ridurre il rischio di tumore dello stomaco nelle persone con familiarità

Il tumore dello stomaco: quali fattori di rischio lo promuovono? Come possiamo agire per prevenirlo o riconoscerlo in tempo? Che ruolo ha l’Helicobacter pylori nel suo sviluppo?

Lo stomaco è un organo a forma di sacco che si trova nella parte superiore dell’addome, tra l’esofago e l’intestino. È composto da spesse pareti muscolari e contiene cellule specializzate nella secrezione di sostanze digestive. Grazie a queste caratteristiche, svolge una funzione fondamentale nella demolizione e assimilazione del cibo.

Tumore dello stomaco e fattori che lo favoriscono

Il tumore dello stomaco più frequente (il cosiddetto adenocarcinoma gastrico) è uno dei più diffusi al mondo. Gli studi più recenti stimano che, tra tutte le neoplasie, sia il quinto per frequenza, e uno tra i più mortali. Sono stati riconosciuti diversi fattori di rischio che ne facilitano lo sviluppo. Tra questi ritroviamo il sesso maschile e l’età avanzata, il fumo di sigaretta, una dieta ricca di cibi salati o affumicati e povera di frutta e verdura, alcune malattie dello stomaco (come l’infezione da Helicobacter pylori, la gastrite cronica, alterazioni della mucosa e alcune sindromi genetiche). Un ulteriore importante fattore di rischio è costituito dall’avere un parente di primo grado colpito da questo tumore. Sembra infatti che avere un familiare affetto aumenti di 2-3 volte la probabilità di sviluppare la stessa malattia.

Come per ogni patologia, anche nel caso del tumore dello stomaco esistono condizioni predisponenti su cui possiamo agire e altre sulle quali abbiamo poco margine d’azione. Gli sforzi della ricerca scientifica si concentrano su come modificare i fattori che favoriscono questa temibile malattia. Uno di questi fattori è l’infezione gastrica da Helicobacter pylori.

Un batterio peculiare: Helicobacter pylori

Ma che cos’è questo microrganismo dal nome esotico? Come dice il nome stesso, è un batterio con una particolare forma a spirale, o a elica, che si ritrova preferenzialmente nel piloro (ovvero il punto di passaggio tra lo stomaco e l’intestino). Questo batterio ha rivoluzionato molte conoscenze scientifiche: fino alla seconda metà del ‘900, si credeva che il contenuto acido dello stomaco fosse incompatibile con qualsiasi forma di vita. L’Helicobacter pylori smentì questo dogma: esso infatti è capace di produrre una sostanza che abbassa il pH dell’ambiente circostante, riuscendo a sopravvivere in un luogo ostile dove nessun altro microrganismo può ambientarsi.

Questo microbo singolare è molto diffuso: è presente infatti in più della metà della popolazione mondiale. Ma attenzione: l’Helicobacter non provoca disturbi in tutti coloro che ce l’hanno. Nella maggioranza dei casi convive pacificamente con l’ospite, e viene scoperto solo per caso. Esiste una terapia specifica (a base di protettori gastrici e antibiotici), che spesso riesce a uccidere il batterio; l’avvenuta eliminazione (la cosiddetta “eradicazione”) può essere confermata ripetendo gli esami (gastroscopia, test del respiro o ricerca dell’antigene sulle feci).

Curare l’infezione riduce il rischio di tumore nei familiari di persone con tumore gastrico

Come già detto, l’Helicobacter pylori aumenta il rischio di sviluppare il tumore dello stomaco: questo perché il batterio, attaccato alla mucosa gastrica ne danneggia sia direttamente che indirettamente le cellule, inducendo anche mutazioni in senso tumorale.

Un recente studio sudcoreano pubblicato sul New England Journal of Medicine – NEJM è andato a verificare se, nei parenti di primo grado di persone colpite da tumore dello stomaco (già di per sé ad alto rischio), riconoscere e trattare l’infezione da Helicobacter pylori potesse ridurre il rischio di sviluppare la stessa malattia. Per farlo, ha seguito per circa 10 anni più di 1.600 persone con familiarità per tale tumore, e in cui la gastroscopia aveva rilevato la presenza di Helicobacter. Metà di loro hanno ricevuto la terapia specifica per curare l’infezione, mentre all’altra metà è stato dato un placebo (ovvero delle pastiglie simili a quelle curative, ma prive di effetto farmacologico); nessuno dei partecipanti sapeva quale trattamento stesse assumendo, e neppure i medici ne erano a conoscenza. Una gastroscopia, eseguita alla fine del periodo di cura e ogni 2 anni, verificava l’avvenuta eradicazione del batterio e l’eventuale comparsa di tumore. I partecipanti in cui la prima terapia non era riuscita a eliminare l’infezione ricevevano una seconda linea di farmaci.

Si è visto che chi aveva ricevuto la cura aveva il 55% di rischio in meno di sviluppare un tumore dello stomaco, rispetto alle persone che avevano preso il placebo. Questo rischio è risultato ancora minore (circa 73%) in chi, in seguito alla terapia, aveva eradicato l’Helicobacter rispetto a chi aveva un’infezione resistente. Prevedibilmente, nelle persone che erano state trattati con i farmaci “veri” si sono registrate più reazioni avverse (soprattutto alterazioni del gusto, nausea, diarrea e dolore addominale).

Serviranno altri studi per confermare questi risultati. È però evidente che chi ha una storia familiare di tumore dello stomaco dovrà prestare più attenzione anche agli altri fattori di rischio per questa malattia: oltre che sull’Helicobacter pylori, si può agire adottando uno stile di vita salutare, evitando il fumo e seguendo una dieta sana.

 

Giorgia Protti

 

Fonti:

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1909666

https://www.termedia.pl/Epidemiology-of-gastric-cancer-global-trends-risk-factors-and-prevention,41,34275,1,1.html

 

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