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Mercato Wuhan Coronavirus

Coronavirus: il punto sull’epidemia. Cosa abbiamo imparato da influenza e SARS

Molti dei commenti che leggete sul possibile andamento dell’epidemia si basano, come vi ripetiamo da giorni, su stime ancora imprecise. Oggi vi facciamo due esempi di come questo possa portare a conclusioni lontane dalla realtà dei fatti.

Seguendo giornalmente l’evoluzione dell’epidemia del nuovo coronavirus  (ribattezzato SARS-CoV-2) responsabile della COVID-19 (questo il nome dato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla patologia che causa), ci imbattiamo ancora in commenti da parte di profani, ma anche – ed è decisamente più sorprendente – di addetti ai lavori del tipo: «Molto rumore per nulla. Questo virus ha una letalità che, nella peggiore delle ipotesi, è pari solo al 3%». Affermazioni di questo tipo testimoniano come chi le pronuncia, nella migliore delle ipotesi, non conosce la storia.

Un commento su JAMA

A ribadire quest’ultimo concetto è un commento pubblicato sulla rivista JAMA, fonte autorevolissima che più volte abbiamo citato sul nostro sito, in cui si ribadisce come la gravità dell’infezione non è l’unico parametro da prendere in considerazione quando si studiano e si provano a prevedere gli effetti di un’epidemia. Questo parametro deve essere associato alla facilità di trasmissione dell’agente infettivo nella popolazione umana. Due parametri che, solo se considerati insieme, possono fornire un quadro preciso.

L’esempio dell’influenza pandemica del 2009

A conferma di questo, gli autori citano l’esempio dell’influenza pandemica del 2009: questo virus era responsabile di una forma clinica non particolarmente grave, ma caratterizzata da una trasmissibilità abbastanza elevata. Il cosiddetto tasso netto di riproduzione, ovvero il numero che indica quanti soggetti possono essere infettati da un singolo malato, era inizialmente stato stimato in 1,7. Nonostante la modestissima gravità della patologia causata, però, si stima che nel solo primo anno della pandemia siano morte più di 200 mila persone in tutto il mondo a causa di questo virus.

Il caso della SARS

Altro caso è quello della SARS del 2002-2003, prima grave epidemia nella storia dell’uomo causata da un coronavirus. In questo caso ci siamo trovati di fonte a una condizione per certi versi opposta: malattia molto grave (testimoniata dalla mortalità del 10%), e tasso netto di riproduzione elevato, inizialmente stimato fra 2 e 3. In questo caso i morti registrati sono stati “solo” 774 e si è riusciti a contenere abbastanza rapidamente l’infezione. Perché? Perché paradossalmente il fatto di causare una patologia più grave ha impedito al virus di trasmettersi con efficienza. In altre parole, un soggetto con SARS aveva rapidamente sintomi gravi che lo “isolavano” dal resto dei suoi simili per il fatto di stare molto male. L’opposto di quello che, invece, succede per l’influenza in cui la prima fase della malattia, durante la quale il paziente diffonde il virus, è caratterizzata da sintomi inizialmente lievi, che consentono il contatto del paziente con altre persone e, quindi, la trasmissione del virus.

Il nuovo coronavirus

È per questo motivo che non ha alcun senso commentare alla leggera, come riportavamo all’inizio, i dati ancora molto parziali sulla letalità del nuovo virus. È per questo motivo che bisogna prendere con le pinze le stima del suo tasso di riproduzione che, alla luce di varie evidenze (non ultimo il rapido aumento dei contagi sulla nave da crociera al largo del Giappone), sembra essere elevato. È per questo motivo che è fondamentale conoscere meglio i dettagli sull’andamento delle diverse forme cliniche dell’infezione. È per questo motivo che è fondamentale continuare nell’implementazione delle misure di isolamento, le uniche attualmente in grado di controllare la diffusione del virus. È per questo motivo che il nostro Paese deve seguire la linea che ha finora seguito.

La potenza di un motore e le caratteristiche aerodinamiche di una vettura possono farne prevedere la competitività in una gara automobilistica. Da lì a dire che la vittoria è certa, ne passa. Ecco: anche per superare le epidemie con il minor danno possibile vale lo stesso concetto.

P.S. La Federazione Automobilistica Internazionale ha rinviato a data di destinarsi il Gran Premio della Cina, inizialmente previsto a Shangai il 17-19 aprile 2020. Si monitorerà l’andamento dell’epidemia per provare a definire una possibile data alternativa. Ottima decisione.

 

Roberto Burioni e Nicasio Mancini

 

(Nella foto il mercato di Wuhan, dove sarebbe partita l’epidemia)

 

Fonti:

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2761285?guestAccessKey=bf7233c1-a23d-4ca5-832b-4a21ebf5cb17&utm_source=silverchair&utm_medium=email&utm_campaign=article_alert-jama&utm_content=olf&utm_term=021120

 

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