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Coronavirus Dati Cina

Coronavirus: dalla Cina tanta confusione nei dati

Grande confusione in Cina: molto difficile interpretare numeri oggettivamente poco affidabili. Ma la situazione è grave.

Ieri è saltato fuori che il 7 febbraio i cinesi avevano cambiato la definizione di «caso positivo» al coronavirus, oggi apprendiamo che la definizione è stata cambiata (di nuovo? Era quella di prima che non abbiamo capito?) in modo da comprendere anche i pazienti che, pur avendo una polmonite di origine palesemente virale, non sono stati sottoposti al test. Vediamo cosa possiamo dire riguardo a questa novità.

Situazione confusa in Cina

Grafici coronavirus

I grafici con le curve dei casi di coronavirus e dei decessi

La prima cosa è che in Cina la situazione è davvero confusa. Non credo che sia malafede, penso che si tratti più di oggettiva impossibilità a fare fronte a una situazione molto difficile. Ho ascoltato parte della conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e mi è parso che l’epidemiologo cinese non sia completamente all’altezza dei suoi colleghi più bravi, come quelli di Hong Kong.

La seconda è che questa impennata di casi con il cambiare della definizione di positivo ci dimostra in maniera oggettiva che in Cina ci sono pazienti che, pur avendo una sintomatologia molto grave che suggerisce un’infezione da coronavirus, non vengono sottoposti al test. Difficile dire se ci sono pochi test o se è impossibile fare tutti i test necessari, poco importa. Quello che è a questo punto certo – lo dicono i numeri – è che i casi confermati, quelli che l’OMS ci riporta ogni giorno e sui quali ieri, per esempio, avevamo espresso qualche motivo di ottimismo, sottostimano in maniera notevole e non quantificabile il numero delle infezioni.

Gli esperti – me incluso – lo sospettavano da tempo e da tempo lo dicevano. Ora è scritto nero su bianco dai cinesi stessi. Bene, perché alla fine dei conti l’infezione risulterà meno grave del previsto, male perché non riusciamo a capire cosa sta succedendo in Cina.

La terza cosa consegue: i dati che arrivavano e che arrivano dalla Cina e che vengono riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità non hanno l’affidabilità sufficiente per essere presi in considerazione e costituire la base di riflessioni sull’andamento dell’infezione. Per cui qui non li commenteremo più. Se vogliono prendere in giro il mondo, facciano pure. Io non mi faccio prendere in giro.

Una buona notizia

Per ultimo una buona notizia. I 20 che erano stati in contatto con la coppia cinese ricoverata allo Spallanzani di Roma stanno tutti bene e stanno ritornando a casa. Il nostro Paese ha reagito in maniera pronta, non sottovalutando il pericolo, e ora siamo tutti al sicuro. Leggo purtroppo che queste persone non sono state accettate da alberghi e da tassisti. Nel nostro Paese non c’è il coronavirus, ma c’è una pericolosa miscela di stupidità, ignoranza e pregiudizio. Tutto il mondo potrebbe, infatti, essere infettato, ma non questi venti cittadini cinesi che negli ultimi 20 giorni sono stati in isolamento.

Auguriamogli un buon ritorno a casa, sperando che serbino il ricordo del nostro bel Paese, delle cure dei nostri medici, dell’amicizia tra italiani e cinesi e non il comportamento di questi cavernicoli che li hanno rifiutati. Sono fatti della stessa pasta degli antivaccinisti.

 

Roberto Burioni

 

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