skip to Main Content
Inquinamento Atmosferico

L’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico da particolato: dati ed evidenze scientifiche

Come ogni anno, da qualche decennio, in molte aree urbane d’Italia e nella Pianura Padana si ripresentano condizioni di elevato inquinamento dell’aria. Facciamo chiarezza su questo argomento, per quanto riguarda gli effetti sulla salute e le sostanze che li determinano.

L’aria è una miscela di gas, vapore acqueo e particelle. Si parla di inquinamento quando la concentrazione di gas o particelle raggiunge livelli superiori a quelli presenti in natura. In particolare, alcuni gas (per esempio l’ozono), e il particolato fine (il ben noto PM10e PM2.5) sono di particolare interesse per la salute. Il particolato fine è costituito da un mix di particelle solide e liquide sospese nell’aria e contenenti solfati, nitrati, ammoniaca, cloruro di sodio, polveri minerali (piombo, nichel, zinco, rame, cadmio, fibre di amianto), particelle di carbonio (black carbon), prodotte dalla combustione e altre centinaia di sostanze, molte delle quali sono classificate cancerogene dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

Le particelle di particolato

Capelli umani

PM10 e PM2.5 in confronto con un capello

Le particelle di particolato sono distinte in base al loro diametro. Tutte quelle di diametro inferiore o uguale a 10 micron fanno parte del PM10, mentre tutte quelle inferiori o uguali a 2.5 micron fanno parte del PM2.5 (che quindi è sempre, come valore, inferiore al PM10). Le concentrazioni di particolato si misurano in 𝝁g/m(microgrammi per metro cubo). La componente più grossa delle particelle, il PM10, penetra nelle prime vie respiratorie e può irritare naso, gola, bronchi e polmoni, ma anche gli occhi. Le particelle più piccole, che costituiscono il PM2.5, sono più pericolose: penetrano in profondità nelle vie respiratorie e nei polmoni, possono passare nel sistema circolatorio e raggiungere tutti gli organi e tessuti. Per apprezzare meglio le grandezza del PM10 e PM2.5, nella figura 1 la loro dimensione è rapportata a quella di un capello umano e di un granello di sabbia.

Le sostanze presenti nel particolato derivano da fonti naturali (eruzioni vulcaniche, sabbia del deserto per esempio), e fonti di origine antropica (ovvero legate ad attvità umane), in gran parte collegate all’utilizzo di combustibili fossili per il trasporto, la produzione di elettricità, le attività industriali e il riscaldamento degli edifici. Tra le altre componenti primarie, contribuiscono alla concentrazione del PM10 anche le polveri generate dalle costruzioni, dallo sfregamento dei pneumatici sulle strade e dall’usura dei freni degli autoveicoli. Una parte del particolato è di origine “secondaria”, cioè deriva da reazioni chimiche che si verificano nell’atmosfera a partire da emissioni delle fonti primarie.

Inquinamento Emilia Romagna

Fonte degli inquinanti presenti nell’aria dell’Emilia Romagna

Sia l’origine dell’inquinamento che il rapporto tra inquinanti primari e secondari sono influenzati dal contesto socio economico e geografico, e dal periodo dell’anno.

Per esempio nella figura 2 viene riassunta la fonte degli inquinanti presenti nell’aria dell’Emilia Romagna rispetto alla loro origine e alla loro natura (primaria o secondaria). Complessivamente il 34% del PM10 deriva dal trasporto, il 19% dall’agricoltura, il 20% dal riscaldamento (di cui il 17% da quello a legna), il 16% dall’industria e il 3% dalla produzione di energia. Database internazionali riportano per l’Italia una componente dell’inquinamento dovuta al traffico del 23%, con un range compreso tra 7.2% e 39%.

Gli effetti sulla salute: esposizione acuta

L’inquinamento dell’aria e in particolare quello da particolato fine (PM2.5) determinano un aumento della mortalità e della morbosità, sia in occasione di giornate con picchi di inquinamento (esposizione acuta), sia a seguito di prolungata esposizione per lunghi periodi a concentrazioni elevate (esposizione cronica).

Una miriade di studi è stata effettuata nel mondo e in Italia in diverse condizioni climatiche, composizione e origine dell’inquinamento, e condizioni socio economiche per valutare l’impatto che l’esposizione acuta ha sulla mortalità, in particolare in persone di età superiore ai 30 anni. Gli studi concordano nell’associare al PM10 un aumento della mortalità giornaliera tra lo 0,2 e lo 0,6% per ogni 10𝝁g/mdi aumento di concentrazione del PM10. Uno studio effettuato in Italia, nei primi anni Duemila nelle 13 più grandi città italiane, ha documentato un eccesso di 1.372 decessi per anno tra il 2002 e il 2004 dovuto alle giornate con concentrazioni di PM10 superiori a 20 𝝁g/m3: 843 di questi decessi era dovuto a cause cardiovascolari e 186 a cause respiratorie.

Oltre all’effetto sulla mortalità, le giornate con elevato inquinamento si accompagnano a un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e cardiovascolari nella stessa giornata o in quelle immediatamente successive. In uno studio effettuato a Roma sui ricoveri tra il 2001 e il 2005, si è osservato un aumento del 2,3% per i ricoveri per sindromi coronarica acuta, del 2,4% per scompenso cardiaco e del 2,8% per malattie respiratorie per ogni 10 mg/m3 di aumento di PM2.5, rispetto al valore di riferimento delle linee guida OMS pari 10 𝝁g/m3.

Gli effetti sulla salute: esposizione cronica

Ben più complessa la situazione relativa all’esposizione cronica a PM2.5. Rispetto alla mortalità generale, le stime di impatto si sono modificate nel tempo a seguito dei risultati di numerosi studi multicentrici. Si stima che per ogni aumento di 10 𝝁g/m3 della concentrazione di PM2.5 si osserva un aumento della mortalità di circa il 7%. Valutazioni più recenti collocano questo valore intorno al 10%. L’aumento della mortalità si accompagna a una diminuzione dell’attesa di vita: in Europa si passa da 0,4 mesi a Dublino a 22,1 mesi di vita persi a Bucarest. Nello stesso studio la diminuzione dell’attesa di vita a Roma è stimata pari a circa 1 anno (11,6 mesi).

L’inquinamento da particelle influenza diversi processi metabolici, causa infiammazione nei tessuti e, in particolare, aumenta l’aterosclerosi influenzando l’incidenza e la mortalità delle malattie cardiovascolari, come l’infarto o l’ictus. Inoltre, con la diffusione nell’organismo delle particelle fini attraverso il circolo ematico, l’inquinamento è stato associato a effetti su molteplici organi e apparati: sul sistema respiratorio (tumore del polmone, riduzione della funzione e infiammazione delle vie respiratorie, sviluppo ridotto del polmone nei bambini), sul sistema nervoso centrale (malattie neurodegenerative e sviluppo neurologico), sul sistema endocrino (diabete, malattie del metabolismo), sul sistema riproduttivo (prematurità, basso peso alla nascita, ritardo di accrescimento intrauterino, diminuzione della qualità del seme), e sulla pelle (precoce invecchiamento). L’impatto sulle singole malattie è diverso per ognuno degli organi colpiti. Per esempio, per gli eventi coronarici l’aumento dovuto al PM2.5 è pari al 13% ogni 5 𝝁g/m3 di aumento della concentrazione nell’aria.

Impatto sulla popolazione

Complessivamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo ci siano circa 4,2 milioni di morti premature all’anno dovute all’inquinamento atmosferico esterno (outdoor).

Nell’Unione Europea a 28, l’Agenzia Europea per l’Ambiente stima in 374 mila il numero di morti attribuibili al PM2.5 nel 2016. Di questi 58.600 si sono verificati in Italia, solo 1.000 morti in meno della Germania, che ha una popolazione più grande di 21 milioni di abitanti.

In conclusione, i dati e le numerose evidenze scientifiche dimostrano che l’inquinamento atmosferico da particolato è un grave problema di sanità pubblica, e rappresenta uno dei rischi prevenibili più grandi che colpisce oggi la popolazione italiana, europea e mondiale.

 

Roberto Bertollini

 

Fonti:

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/ambient-(outdoor)-air-quality-and-health

https://www.who.int/quantifying_ehimpacts/global/source_apport/en/

Samoli E, Peng R, Ramsay T et al. Acute Effects of Ambient Particulate Matter on Mortality in Europe and North America: Results from the APHENA Study. Environ Health Perspect 116:1480–1486 (2008). doi:10.1289/ehp.11345

Martuzzi M, Mitis F, Iavarone I, Serinelli M. Health impact of pm10 and ozone in 13 italian cities. WHO Europe, Copenhagen, 2006.

Belleudi V, Faustini A, Stafoggia M et al. Impact of Fine and Ultrafine Particles on Emergency Hospital Admissions for Cardiac and Respiratory Diseases. Epidemiology 2010;21: 414–423

WHO Europe. Methods and tools for assessing the health risks of air pollution at local, national and international levels. Meeting report. Bonn, Germany, 2014

Pascal M, Corso M, Chanel O et al. Assessing the public health impacts of urban air pollution in 25 European cities: results of the Aphekom project. Sci Total Environ 2013 Apr 1;449:390-400. doi: 10.1016/

Kaufman J D, Adar S D, Graham Barr R, et al. Association between air pollution and coronary artery calcification within six metropolitan areas in the USA (the Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis and Air Pollution): a longitudinal cohort study. The Lancet, 338:696-704, 2016

Cesaroni G, Forastiere F, Stafoggia M, et al. Long term exposure to ambient air pollution and incidence of acute coronary events: prospective cohort study and meta-analysis in 11 European cohorts from the ESCAPE Project. BMJ 2014;348:f7412 doi: 10.1136/

https://www.eea.europa.eu/themes/air/health-impacts-of-air-pollution

US EPA https://www.epa.gov/pm-pollution/particulate-matter-pm-basics#PM

Regione Emilia e Romagna: Ecoscienza, anno VIII, n.1, pag. 12-13, 2017

 

Condividi
InquinamentoInquinamento ariaInquinamento pm10Inquinamento pm2.5PmSmog
Back To Top