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Celiachia

Confessioni di una celiaca: dove si nasconde il glutine?

Terzo appuntamento con il “diario” di Renata Gili, medico che collabora con Medical Facts, sulla sua esperienza personale con la celiachia.

Una delle prime cose che un celiaco deve imparare è dove si trova il glutine. La rigorosa dieta gluten-free, infatti, è l’unica terapia disponibile. Il problema è che il glutine si nasconde ovunque ed è fondamentale conoscerne a fondo i nascondigli per non stare male. Anche per affrontare la temutissima contaminazione, che può sembrare una sorta di entità sovrannaturale, ma esiste a tutti gli effetti. Questo significa che non è sufficiente conoscere i cereali permessi e vietati nella dieta di un celiaco, ma è doveroso prestare attenzione anche alla preparazione degli alimenti al fine di evitare le contaminazioni accidentali.

Per farvi un esempio: per cuocere la pasta senza glutine è necessario utilizzare una pentola pulita e, nel caso si stesse cuocendo sul fornello accanto anche della pasta con il glutine, non si possono assolutamente girare i due diversi spaghetti con la stessa forchetta. Insomma, una serie di regole di base che potrebbero mettere in difficoltà chiunque. E se è già difficile per un celiaco, figuriamoci per un non celiaco che magari decide di invitarti a cena: deve fare uno sforzo immane e poi vaglielo a dire che in realtà quel piatto, così come l’ha cucinato lui, non va bene. Per fortuna il nostro organismo ci viene in aiuto e un minimo (ma proprio minimo) di tolleranza ce l’ha: il contenuto di glutine che le persone celiache possono tollerare è di 10 mg al giorno. Vuol dire pochissimo, è vero. Prestando attenzione, però, la minima contaminazione di un nostro piatto, magari al ristorante o a casa di un amico, può farci stare tranquilli.

L’invito a cena e la “sorpresa alimentare”

Il problema vero è quando qualcuno ti invita a cena e non è a conoscenza del tuo status di celiaca. Sono sincera, a me questa situazione ha sempre creato un certo imbarazzo. Ho sempre il dubbio: glielo dico o non glielo dico? Adesso ho imparato: lo dico. Perché quando non lo dissi (perché non conoscevo bene il mio ospite e mi sembrava di rompergli le scatole) e mi trovai a un tavolo dove venivano servite solo pietanze a base di farina di frumento e derivati non fu bello. A quel punto non sapevo se dire di aver esagerato con l’aperitivo fatto un’ora prima o se inventarmi un attacco di gastroenterite acuta, solo per non ammettere che in realtà di tutte le leccornie che venivano servite non potevo assaggiarne nemmeno una.

Un’altra situazione difficile è quella che possiamo chiamare “la sorpresa alimentare”. Mi spiego meglio. Qualche anno fa mi capitò di trovarmi su un treno che tornava a Torino dal profondo sud. Avevo conosciuto una persona alla quale piacevo. Quale migliore strategia di prendermi per la gola? Purtroppo non ci conoscevamo ancora a tal punto da aver già condiviso un pranzo o una cena, quindi il soggetto in questione non aveva idea che io fossi celiaca. Insomma, per farvela breve, lui, che in quel momento si trovava a Milano, da perfetto stratega, andò a vedere l’ora precisa in cui il mio treno avrebbe dovuto approdare alla stazione di Milano e calcolò che il tempo di permanenza del convoglio in stazione prima della partenza sarebbe stato di otto minuti esatti. In un gesto di amore che avrebbe fatto innamorare anche la persona meno romantica dell’universo, andò a comprare un tortino della migliore pasticceria milanese e aveva in mente di farmi scendere dal treno per gustare insieme il buonissimo dolce per poi vedermi ripartire alla volta di Torino, a quel punto con una grandissima voglia di rivederci non più solo per una manciata di minuti. Vi dico subito che il treno accumulò ore di ritardo e, forse per fortuna, non riuscimmo a vederci. Lui, quando per messaggio gli scrissi che il treno stava accumulando un ritardo folle, mi raccontò tutti i suoi piani. Io, ve lo confesso, non ebbi il coraggio di dirgli che, se gli astri fossero stati dalla nostra parte, di tutta quella bellissima sorpresa avrei solo potuto osservarlo mentre si gustava – da solo – quel fantastico tortino. Mi immaginavo la situazione mentre ero sul treno e arrossivo per l’imbarazzo, pur non avendo vissuto per davvero quella scena. Lui che mi faceva una sorpresa bellissima e io che dovevo dirgli “grazie, ma sono celiaca”. Avrei rovinato in un nanosecondo tutta la poesia. Ma la celiachia è anche questo e, se sei celiaco, le sorprese alimentari al primo incontro possono essere un problema.

L’Associazione Italiana Celiachia

Ma torniamo a noi. Per fortuna, appena mi confermarono la diagnosi di celiachia, corse in mio soccorso la fantastica Associazione Italiana Celiachia e il simbolo della spiga di grano sbarrata diventò il mio migliore amico. In sostanza, il glutine si trova in alcuni cereali come il frumento, la segale, l’orzo, il farro, la spelta, il grano Khorasan (spesso in commercio come Kamut ®) e il triticale. Se alcuni di questi non li avete mai sentiti, non vi preoccupate: nemmeno io prima della diagnosi. E alcuni non li ho mai sentiti nemmeno adesso. Una cosa che capita spesso è che gli alimenti senza glutine vengano definiti dalla gente “alimenti celiaci”: i biscotti celiaci, i grissini celiaci o i cracker celiaci. A me viene sempre da pensare che quella celiaca sono io, mica loro. È come se chiamassimo i biscotti senza zucchero “biscotti diabetici” o lo yogurt senza lattosio “yogurt intollerante al latte”. Chiamare un biscotto celiaco mi sembra che sia quasi un tentativo di personificarlo. Ma, ormai, questo modo di dire è piuttosto sdoganato e quindi non mi resta che accettarlo.

Qualche anno fa, invece, mi capitò l’estremo opposto, ossia quello di considerare il glutine come entità concreta separata dall’alimento che lo contiene. Ero in un ristorante e chiesi se avevano qualche piatto senza glutine. Il cuoco, tutto fiero di potermi tranquillizzare, mi rispose: «Tranquilla, non c’è nessun problema: qui il glutine è a parte!». Non riuscivo a capire cosa volesse dirmi. Mi immaginai i barattolini dei condimenti: sale, pepe e glutine. Lo ammetto, se me lo raccontassero, io stessa non ci crederei. Ma ve l’assicuro, mi è successo davvero e, se dimentico il dispiacere del digiuno obbligato di quella sera (perché l’unica spiegazione di quell’affermazione era che lo chef non avesse idea di che cosa fosse il glutine), quando ripenso alla scena rido ancora adesso.

 

Renata Gili

 

 

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