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Pressione Alta

Pressione alta: differenze tra uomo e donna e conseguente rischio cardiovascolare

L’ipertensione arteriosa è una malattia molto comune, ma ne soffriamo tutti allo stesso modo? Quali sono le differenze tra uomo e donna? E che cosa comportano in termini di rischio cardiovascolare?

Milioni di persone nel mondo sono affetti da ipertensione arteriosa (la cosiddetta “pressione alta”). Questa patologia, oltre a causare di per sé sintomi fastidiosi e potenzialmente pericolosi, se non curata, rappresenta uno dei più frequenti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Esistono, infatti, alcune condizioni che, se presenti, sono maggiormente associate allo sviluppo di malattie gravi, come l’infarto cardiaco, lo scompenso cardiaco o l’ictus cerebrale. Questi cosiddetti “fattori di rischio cardiovascolare” si dividono in due categorie principali: quelli “non modificabili”, come il sesso maschile, l’età avanzata e la familiarità; e quelli invece cosiddetti “modificabili”, come il fumo, l’obesità, la sedentarietà, il colesterolo alto, il diabete e, per l’appunto, l’ipertensione arteriosa.

Ma l’ipertensione arteriosa è uguale per tutti? Finora la nozione comune prevedeva che la pressione alta e le patologie cardiovascolari si presentassero allo stesso modo negli uomini rispetto alle donne, ma con un ritardo di circa 10-20 anni in queste ultime rispetto ai primi. Ultimamente si è visto, però, che le malattie cardiovascolari tendono a non essere perfettamente sovrapponibili nei due generi: per esempio, le donne tendono a soffrire più degli uomini di malattie cardiache in cui è meno semplice evidenziarne le cause (ad esempio, le coronarie sono spesso intatte) . E se, invece di presentarsi semplicemente in ritardo, le malattie cardiovascolari delle donne avessero delle caratteristiche e uno sviluppo diversi rispetto a quelle maschili?

Lo studio

Recentemente, l’autorevole rivista JAMA Cardiology ha pubblicato uno studio che, a sua volta, analizza i risultati di quattro grandi studi condotto negli anni scorsi e incentrati sulle malattie cardiovascolari. In totale, sono stati considerati 32.833 individui di entrambi i sessi, con età compresa tra i 5 e i 98 anni. In tutti i partecipanti è stata valutata la pressione arteriosa, prendendo in considerazione quattro variabili: la pressione arteriosa sistolica (la cosiddetta “massima”), la diastolica (cosiddetta “minima”), la pressione arteriosa media e la pressione di polso (o “differenziale”, ovvero la differenza tra la pressione sistolica e la diastolica). Questi parametri sono stati misurati secondo una metodologia rigorosa, adottando “metodi di correzione” per omogeneizzare i dati laddove erano stati utilizzati strumenti diversi.

Analizzando i dati, si è visto che nelle donne la pressione arteriosa aumenta, a partire dai trent’anni, in maniera più rapida rispetto a quanto accade per gli uomini. Le possibili spiegazioni sono tante. Un ruolo importante lo giocano sicuramente fattori genetici e ormonali, in particolare gli ormoni sessuali (che influenzano il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa): alcuni studi infatti hanno dimostrato come, dopo la menopausa, la riduzione degli ormoni estrogeni e l’aumento degli androgeni sia correlato a un maggior rischio cardiovascolare. Lo studio suggerisce però anche altre possibili interpretazioni. Secondo una di queste, le minori dimensioni corporee delle donne rispetto agli uomini (anche per quanto riguarda gli organi interni come cuore e vasi) potrebbero essere correlate al rimodellamento e irrigidimento dei piccoli vasi portando alle particolari forme di malattia cardiaca riscontrate nelle donne. Anche l’infiammazione e lo stress ossidativo potrebbero essere coinvolti nelle alterazioni dei  vasi.

In conclusione, non solo non è vero che le alterazioni vascolari si sviluppano più tardi nelle donne rispetto agli uomini, ma è possibile che si tratti di entità diversificate per genesi e sviluppo. Serviranno ulteriori studi per confermare se esiste una differenza tra l’ipertensione arteriosa nell’uomo e nella donna, e per indagarne le cause. Nel frattempo, come sempre, per contrastare le malattie cardiovascolari possiamo avvalerci della potente arma della prevenzione, intervenendo sui fattori di rischio modificabili e adottando uno stile di vita sano.

 

Giorgia Protti

 

Fonti:

https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/fullarticle/2758868?guestAccessKey=8c2fa27a-2bf3-4a27-9747-de5418a3a939&utm_content=weekly_highlights&utm_term=012520&utm_source=silverchair&utm_campaign=jama_network&cmp=1&utm_medium=email

 

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