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Manifestazione A Hong Kong

Depressione e disordini sociali: come la storia influenza la salute psichica

Come influiscono sulla nostra salute i disordini sociali di cui leggiamo costantemente sui giornali? Come reagisce la nostra mente e quali malattie possono svilupparsi? Come prevenirle e come curarle?

Siamo abituati a pensare che la depressione, l’ansia e molti altri disturbi psichici siano legati soprattutto a vicende personali. Ma che cosa succede quando i fattori stressanti influenzano non solo un individuo, ma un’intera società?

I fatti storici

Nello scorso mezzo secolo abbiamo assistito allo sviluppo di proteste, disordini sociali e altre forme di manifestazione civile in quasi tutti i Paesi del mondo. Non solo nelle aree più povere, ma anche in città grandi e ricche, come dimostrano per esempio i recenti fatti di Parigi e Barcellona. Un caso peculiare è rappresentato da Hong Kong: una città famosa per avere l’aspettativa di vita più lunga del mondo, economicamente florida e tecnologicamente evoluta. Eppure, proprio in questo luogo di apparente benessere, negli ultimi anni hanno preso piede alcune delle manifestazioni più violente mai registrate.

Nel 2014, il movimento Occupy Central (prendendo ispirazione dal movimento statunitense Occupy Wall Street) diede vita a una campagna di disobbedienza civile pacifica: la protesta era rivolta contro alcune riforme che mettevano in pericolo il voto libero e il suffragio universale. Le forze dell’ordine reagirono contro i manifestanti che occupavano alcuni punti cardine della città, ricorrendo anche a gas lacrimogeni, spray al peperoncino e cannoni ad acqua per disperderli. Tuttavia, nessun manifestante né poliziotto riportò danni fisici, non vi furono scontri a fuoco né morti. Questa protesta non violenta divenne famosa proprio come «protesta degli ombrelli», usati dalla popolazione per difendersi dai gas e dall’acqua.

Più recentemente, a partire dal mese di marzo del 2019, nuove proteste sono sorte contro il disegno di legge sull’estradizione dei latitanti. Le manifestazioni sono state dapprima pacifiche, ma da giugno dello scorso anno si sono trasformate in scontri violenti tra i manifestanti, le forze dell’ordine e i residenti locali; è stato registrato anche l’uso di armi con proiettili di gomma, gas lacrimogeni e bombe molotov. Nonostante il disegno di legge sia stato ritirato, le proteste sono tuttora in corso e hanno provocato finora migliaia di arresti, centinaia di feriti, almeno due morti e diversi casi di suicidio.

Lo studio

Per verificare l’impatto che i disordini sociali possono avere sulla salute mentale delle persone, proprio a Hong Kong è stato condotto uno studio (recentemente pubblicato su The Lancet), che ha seguito migliaia di persone per 10 anni, dal 2009 al 2019. Durante questo periodo, è stato analizzato tramite appositi questionari il grado di benessere fisico e psicologico degli individui, in relazione agli eventi che si verificavano nella società circostante. In particolare, la ricerca si è concentrata sui due principali problemi psichici correlati ai disordini civili: la depressione (e la conseguente tendenza al suicidio), e il disturbo post-traumatico da stress (un particolare disturbo d’ansia che insorge in chi ha sperimentato un evento traumatico).

Questo studio ha confermato che gli scontri sociali hanno un profondo impatto sulla salute mentale delle persone. I tassi di depressione, nel periodo delle proteste del 2019, sono risultati 5 volte superiori rispetto ai periodi di quiete e circa 2 volte superiori rispetto alle manifestazioni più pacifiche del 2014. Il disordine post-traumatico da stress è risultato addirittura 6 volte più frequente, con un profilo d’incidenza sovrapponibile a quello osservato nelle vittime di conflitti armati, disastri su larga scala o attacchi terroristici. Queste patologie sono risultate più accentuate in chi era stato direttamente coinvolto negli scontri; al contrario, le persone che potevano contare su un supporto familiare ne erano colpite in misura minore. Un fatto importante da notare è che meno della metà delle persone con disagio psichico ha cercato un aiuto medico, soprattutto a causa della scarsa fiducia riposta nelle autorità e nel rapporto medico-paziente.

Il rapporto tra l’individuo e la società è un tema complesso ed è stato oggetto di studio fin dall’antichità. Come dimostrano questa e altre ricerche, la collettività influenza le singole persone che la compongono anche per quanto riguarda la salute della psiche. Malattie come la depressione e il disturbo post-traumatico da stress non si verificano soltanto in chi ha vissuto traumi personali di enorme entità, ma anche in persone reduci da eventi stressanti apparentemente minori. Ognuno di noi reagisce alle difficoltà con i propri mezzi e con le possibilità, di cui la natura l’ha dotato: per questo è fondamentale chiedere aiuto, senza imbarazzo, quando se ne avverte il bisogno. Il ruolo della famiglia e degli amici è sicuramente importante, ma, se questo non bastasse, esistono strutture sanitarie specializzate a cui fare riferimento. In fondo, il benessere di una società si misura dal benessere di chi ne fa parte.

 

Giorgia Protti

 

(Nella foto le proteste a Hong Kong)

 

Fonti:

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(19)33160-5/fulltext?dgcid=raven_jbs_etoc_email

 

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