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Reflusso Gastroesofageo

Reflusso gastroesofageo: cosa lo provoca e come si può controllare

Vediamo quali sono i principali sintomi del reflusso gastroesofageo e come si può agire per eliminarli.

Nel precedente articolo, abbiamo descritto quali sono i fattori che possono causare il reflusso gastroesofageo e come esso sia dovuto alla risalita di materiale acido dallo stomaco nell’esofago e, in alcuni casi, addirittura fino alla bocca. È proprio questo a causare i sintomi percepiti da chi ne è soggetto. Tali sintomi includono dolore e bruciore a livello del torace, in particolare dietro lo sterno, rigurgito di materiale parzialmente digerito, tosse persistente e asma, fino al riscontro, nei casi più gravi, di erosioni dentarie. È importante sottolineare che sintomi come il dolore retrosternale e la difficoltà respiratoria possono essere una conseguenza di un attacco cardiaco: è importante, quindi, in caso di comparsa di tali sintomi, consultare un medico allo scopo di avere una diagnosi ed escludere  la presenza di un’eventuale malattia cardiaca in atto.

Come si cura la malattia da reflusso gastroesofageo

In primo luogo, non tutte le persone che presentano uno o più episodi di reflusso gastroesofageo necessitano di un trattamento. La maggior parte delle persone, infatti, può presentare nel corso della propria vita episodi di reflusso, senza che questi rappresentino una vera e propria patologia. Il reflusso gastroesofageo diventa una patologia quando per durata, numero degli episodi o gravità dei sintomi, supera una certa soglia. Per definire tale soglia il medico si basa in primo luogo sulla raccolta delle informazioni date dal paziente (anamnesi) e sull’esame clinico; in casi selezionati può prescrivere esami di approfondimento che possono comprendere una gastroscopia (si visualizza con una piccola videocamera l’interno dell’esofago e dello stomaco per escludere alterazioni), un esame radiologico, ed esami che permettono di documentare la presenza e la gravità del reflusso, nonché di definire se sono presenti alterazioni della motilità dell’esofago (pH-metria e manometria).

Il trattamento della Malattia da Reflusso

Prima di intraprendere un trattamento vanno prese in considerazione una serie di norme comportamentali, che in un grande numero di casi possono risolvere o migliorare il problema: ridurre il sovrappeso, evitare il fumo e gli alimenti acidi, evitare di coricarsi subito dopo i pasti, dormire con la testa leggermente sollevata.

In caso di persistenza dei sintomi si può ricorrere al trattamento farmacologico. Il trattamento farmacologico è efficace sulla malattia da reflusso gastroesofageo, agendo su diversi fattori: aumentare la velocità di svuotamento gastrico (farmaci “procinetici”), ridurre la produzione di acidità gastrica (inibitori di pompa protonica e H2 antagonisti), neutralizzare l’acidità gastrica e proteggere la mucosa esofagea con un meccanismo fisico e chimico (antiacidi).

Il trattamento chirurgico va riservato a casi altamente selezionati, dal momento che il trattamento medico è in grado di tenere sotto controllo i sintomi a lungo termine in un altissimo numero dei casi. Il trattamento chirurgico prevede, in genere, la realizzazione di un intervento con cui si mira a ricostruire la valvola che impedisce il reflusso del contenuto gastrico nell’esofago e prende il nome di “fundoplicatio”. Tale intervento è realizzabile nella maggioranza dei casi in laparoscopia e consiste nella costruzione di una valvola artificiale, utilizzando il fondo dello stomaco che viene “ripiegato e avvolto” su se stesso. Durante tale intervento può essere eseguita, nello stesso tempo, anche la riparazione di un’eventuale ernia iatale. Varie sono, quindi le opzioni: l’importante, però, è non sottovalutare i sintomi persistenti per escludere cause ben peggiori.

 

Enrico Facchiano

 

Fonti:

Gyawali CP, Kahrilas PJ, Savarino E et al. Modern diagnosis of GERD: the Lyon Consensus. Gut. 2018 Jul;67(7):1351-1362.

Sugerman DT. JAMA patient page. Gastroesophageal reflux disease. JAMA. 2014 Jun 18;311(23):2452.

Moreno M. Gastroesophageal reflux disease. JAMA Pediatr. 2014 Oct;168(10):976.

 

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