skip to Main Content
Celiachia

Confessioni di una celiaca: il glutine, questo sconosciuto

Da oggi parte il “diario” di una dottoressa, collaboratrice di Medical Facts, che soffre di celiachia. Renata Gili racconterà le sue esperienze personali, alla luce anche della professione di medico.

Questo è il primo di una serie di articoli che usciranno su Medical Facts e che parleranno di glutine e di celiachia. Ma attenzione: questi argomenti non verranno trattati solo da un punto di vista medico. No, perché chi lo scrive, la sottoscritta, oltre a essere un dottore, è una celiaca in carne e ossa. E quindi, mentre cercherò di spiegarvi che cos’è la celiachia, mi divertirò a parlarvi (e spero anche voi a leggermi), della mia esperienza personale.

Scoprii di essere celiaca a diciassette anni (adesso ne ho 33 compiuti). «Sei affetta da malattia celiaca», mi dissero. Quel che è certo è che in quel preciso istante avrebbero potuto dirmi che ero affetta da un morbo rarissimo e pericolosissimo e non ci sarebbe stata alcuna differenza, tanto non avevo la minima idea di che cosa volesse dire.

«Sono affetta da cosa?», chiesi incuriosita. «Non potrai mai più mangiare pasta, pane, pizza, panini, piadine e nemmeno bere la birra». Non che a diciassette anni andassi pazza per la birra, però erano gli anni in cui si facevano le prime uscite con gli amici e quindi mi dispiacque anche per quello. Però, a dirvela tutta, non capii immediatamente: all’inizio ero quasi eccitata all’idea di dover fare una dieta diversa dagli altri. Ma bastò veramente poco a capire la situazione in cui mi trovavo: nel giro di qualche giorno mi fu tutto chiarissimo. Che enorme rottura di scatole. Per farvi capire com’era la mia alimentazione fino a quel momento, io ero quella che tornava a casa da scuola e la prima cosa che cercava era il pane fresco che mia mamma comprava tutti i giorni. Adoravo la pizza, mi facevo etti su etti di pasta asciutta, spesso in gara con mio fratello, per vedere chi ne mangiava di più. Ma tant’è, a quel punto non avevo grande scelta: basta glutine!

Cos’è il glutine

Ma poi, questo glutine, che cos’era per davvero? Perché, vi assicuro, in quel periodo era diverso da oggi. Ogni persona a cui dicevo che non potevo mangiare il glutine mi guardava come un’extra-terrestre appena sbarcata sulla Terra. Oggi tutti sanno. Ma quando io ero un’adolescente diciassettenne no. Se non eri celiaco il glutine lo mangiavi. Punto. Non ti passava nemmeno per l’anticamera del cervello di farne a meno.

E così mi documentai. La prima cosa che s’impara è che il glutine è fondamentale. Siamo tutti abituati a dire che la cipolla è la regina della cucina, ma il glutine, a importanza, non scherza affatto. In pratica si tratta di un complesso di proteine presenti nel grano e in altri cereali. Considerate che il grano contiene fra l’8% e il 15% di proteine e di queste l’85-90% è composto da glutine. E che sia importante non lo dico io: è una delle prime cose che viene spiegata su un articolo di una prestigiosa rivista scientifica che ho letto per documentarmi ulteriormente. Io sì, posso confermare per esperienza personale, ma lì c’è proprio scritto che il glutine è essenziale per la qualità dell’impasto del pane e di altri prodotti da forno. Addirittura è spesso usato come additivo negli alimenti per migliorarne la consistenza e il sapore. Quindi, capirete bene, ogni tanto la presenza di glutine in un alimento è anche di difficile interpretazione: il glutine si può nascondere in prodotti che uno non penserebbe mai, tipo affettati, alcuni alimenti derivati dai frutti di mare o in sostituti della carne per vegetariani. Ma anche in caramelle, gelati, salsine e condimenti vari. Prossimamente lo vedremo nel dettaglio.

Abituarsi a una nuova vita alimentare

Ve lo dico con grande sincerità: i primi anni furono un vero disastro. Mia madre smise di cucinare tutte le cose che prevedevano l’utilizzo di farine, perché tutto quello che era “farina senza glutine” o, in generale, “cibo senza glutine” era immangiabile. La pasta era una specie di colla. Non potevi lasciarla nell’acqua bollente trenta secondi che già iniziava a sciogliersi come lava di un vulcano. Per fortuna mi piacevano i risotti.

Poi, a un certo punto, mia mamma, cuoca sublime, scoprì una farina con la quale veniva la pizza buona. Abbiamo addirittura ricominciato a fare gli agnolotti in casa, pensate un po’. Ma in questi anni, stavo proprio ripensandoci ora, quante me ne sono successe. Per esempio quella volta, sarà stato 12-13 anni fa, in Puglia. Vacanza di ragazzini in campeggio, si cambiava ogni giorno città per vedere nuove spiagge. Una sera, al ristorante, chiesi di portarmi, per favore, qualcosa senza glutine. La risposta dello chef, omone enorme con l’accento pugliese e il grembiule sporco di pomodoro delle bruschette, fu: «Tranquilla, io il glutine non ce lo metto». Andiamo bene, pensai. Capirete anche voi che decisi di accontentarmi, per sicurezza, di un’insalatina, dicendo, fra me e me, domani andrà meglio. Ma l’indomani andammo in un paesello salentino per una sagra e, prima di darci alla pazza gioia per ballare la taranta, volevamo mangiare qualcosa. Melanzane impanate, orecchiette alle cime di rapa e bruschette. Roba da leccarsi i baffi, ma non per una celiaca.

Chiesi alla signora addetta alle bruschette di avere i pomodori senza pane. Anzi, le chiesi di più: di tagliarmeli su un tagliere che non aveva usato per il pane e con un coltello pulito, per evitare che le briciole finissero sui miei pomodori. E intanto vedevo i suoi occhi. Sempre peggio, iniziavano a riempirsi di lacrime, mi sentivo quasi in colpa. Poi non ce la fece, scoppiò: «Ma povera bambina!! Ma povera bambina! Come si fa a vivere senza pane!». Io, effettivamente, ancora me lo chiedevo come si faceva a vivere senza pane e quella scena, vi giuro, non la scorderò mai.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Jessica R Biesiekierski. What is gluten? Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 78–81

 

Condividi
CeliachiaCeliachia dietaCeliachia sintomiCeliachia testGlutine
Back To Top