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Coronavirus Mercato Wuhan

Coronavirus cinese: cosa sappiamo sull’origine

Come atteso, i primi possibili casi di polmonite “sospetta” sono stati oggi segnalati in Europa, Italia compresa. Aspettiamo conferma prima di commentarli. Medical Facts preferisce spiegarvi, con lo stile che ci caratterizza, il possibile meccanismo che ha dato origine all’epidemia in corso. Molto probabilmente un evento di “spillover”. Vediamo di cosa si tratta.

L’epidemia di polmonite in corso, partita dalla Cina è tutt’altro che una sorpresa. Sappiamo benissimo, infatti, come ciclicamente alcuni virus che infettano animali possano essere trasmessi all’uomo, effettuando, come si dice in gergo tecnico, il cosiddetto “salto di specie” o “spillover”. Solo una piccolissima parte dei virus che infettano i vari animali è potenzialmente in grado di farlo e in questo articolo cercheremo rapidamente di spiegarvi il perché.

Le condizioni necessarie sono sostanzialmente due: il contatto fra uomo e animale e, cosa non scontata, la capacita del virus animale di replicare all’interno del nostro organismo. Vediamo più nel dettaglio questi due aspetti:

Frequenza e contatto con animali infetti

È quasi banale dirlo, ma la probabilità di essere infettati da un virus animale è tanto maggiore, quanto più alta è la frequenza con cui si entra in contatto con una data specie animale. Mettiamola cosi: è piuttosto improbabile che un virus che colpisce esclusivamente, che so, il “pinguino imperatore” possa trasmettersi direttamente all’uomo, proprio perché sono molto rare e limitate le occasioni di contatto con questo animale. I virus potenzialmente più pericolosi sono quelli che infettano animali con cui l’uomo ha più o meno a che fare. Soprattutto animali vivi, ma anche la loro carne macellata o le loro deiezioni. Questa condizione di estrema promiscuità con animali diversi è, ahimè, molto frequente in Cina, dove, come nel caso del mercato di Wuhan da cui è partita l’epidemia in corso, animali vivi sono venduti insieme alle loro carni macellate.

Adattamento del virus all’uomo

Il contatto con l’animale non è, però, sinonimo d’infezione certa per l’uomo. Se fosse così, saremmo continuamente soggetti al cimurro caninoo a una qualsiasi infezione dei nostri amici animali. Così non è, o per meglio dire, non lo è nella stragrande maggioranza dei casi. Perché? Perché un virus per infettarci deve adattarsi alle condizioni presenti nel nostro organismo, che sono molto diverse da quelle presenti in un animale. Questo adattamento è necessario sin dal primo passaggio di un’infezione virale, ovvero la necessità che ogni virus ha di penetrare all’interno di una cellula. Per far questo, il virus deve avere una “chiave giusta”, che gli permetta di “aprire la porta” di una cellula. Non esistono passe-partout. Ogni virus ha una chiave specifica che solitamente apre un numero molto limitato di porte. In parole più semplici, il virus che infetta un animale non è in grado di infettare l’uomo nella stragrande maggioranza di casi.

A volte, però, alcuni virus hanno chiavi “simili”. Non perfette per le serrature delle nostre cellule, ma che, con un po’ di sforzo, possono aprirne le porte. Questo è, per esempio, piuttosto frequente nei coronavirus, ovvero nel tipo di virus che sta causando l’epidemia di polmonite in corso. Prova ne sia che negli ultimi 20 anni, per ben due volte, coronavirus animali sono riusciti a forzare le nostre serrature, causando due fra le peggiori epidemie recenti: la SARS e la MERS. Quella in corso ha tutte le potenzialità di poter essere la terza.

Trasmissione da uomo a uomo

Per diffondersi tra gli uomini e causare, quindi, un’epidemia non è però sufficiente il passaggio da animale a uomo. È indispensabile (e per noi estremamente pericoloso), non solo che il virus si adatti a replicare, cioè ad aumentare di numero, nei soggetti infettati, ma anche che esso sia in grado di trasmettersi a un altro essere umano. Deve, cioè, essere in grado di forzare la serratura delle cellule anche di un altro essere umano al quale è stato trasmesso. Il problema è che alcuni virus, fra cui i coronavirus, sono in grado di adattare geneticamente la propria chiave, di “limarla”, rendendo sempre più fluida, sempre più efficace, l’apertura della porta delle cellule umane. A quel punto, più si trasmettono meglio si adattano all’ospite uomo, diventando sempre più dei virus “umani”.

Quello cui stiamo assistendo è, quindi, un evento tutt’altro che raro nella storia del mondo. Moltissimi sono i virus che hanno fatto il cosiddetto “salto di specie da animale all’uomo” (a proposito, l’analisi delle sequenze del nuovo virus sembrerebbe far pensare ad alcune specie di serpenti; il dato, però, è ancora da confermare). Dalle scimmie, per esempio, lo ha fatto un virus che conosciamo e abbiamo imparato a temere come l’HIV. I cammelli e i dromedari sono gli animali da cui è stata trasmessa all’uomo la MERS. Da piccoli mammiferi la SARS. Vediamo cosa ci riserverà lo zoo nel caso di questo virus e se il serpente sarà confermato. Ora la priorità è contenere la trasmissione del virus da uomo a uomo. Speriamo di riuscire a farlo nel miglior modo possibile, limitando al massimo i danni per noi esser umani.

 

Nicola Clementi

 

(Nella foto il mercato di Wuhan)

 

Fonti:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1002/jmv.25682?referrer_access_token=pKbrMjIqNMRhkkmvTaANQE4keas67K9QMdWULTWMo8NFHlKszhtRCMBFP2bCcXHJ4XPjNXZqy-YcNbJuoRL0sCmR6oy-_mG4yyx2jwwbXsoylaeBIqHTVvaavIF9CIqxKK4JYxt_nGwY0wp7R7XcDQ%3D%3D

Raina K. Plowright et al. Pathways to zoonotic spillover. Nat Rev Microbiol 15, 502–510 (2017) doi:10.1038/nrmicro.2017.45

Longdon B, (2014) The Evolution and Genetics of Virus Host Shifts. PLoS Pathog 10(11): e1004395. doi:10.1371/journal.ppat.1004395

https://www.who.int/ith/diseases/sars/en/

 

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