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Alluvione

Dopo la descrizione delle caratteristiche generali alla base del cambiamento climatico, oggi su Medical Facts iniziamo a descriverne gli effetti sulla salute dell’uomo. Partiamo con quelli diretti.

Se la casa sta andando a fuoco ha senso preoccuparsi di spegnere i termosifoni perché così fa meno caldo? Come ogni anno di questo periodo, ritorna puntuale il dibattito sul blocco delle auto per diminuire i livelli di inquinamento. Come dichiarato dalla direttrice dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, Cinzia Perrino, l’impatto di questa misura è davvero molto limitato. Spegniamoli pure questi termosifoni, quindi, se può servire a tranquillizzarci, ma a noi di Medical Facts interessa farvi capire cosa succede se la casa prende fuoco. Ce lo spiega il Prof. Bertollini.

Le modifiche del clima stanno già avendo un impatto sulla salute e sui sistemi sanitari, anche se l’insieme degli effetti attesi si manifesterà più estesamente nel corso degli anni e dei decenni futuri. In generale, si può parlare di tre grandi categorie di effetti sulla salute: quelli diretti, quelli indiretti e quelli legati ai cambiamenti sociali ed economici.

Gli effetti diretti sono essenzialmente gli impatti associati agli eventi estremi, in particolare ondate di calore, alluvioni, siccità e le conseguenze di questi fenomeni, come per esempio gli incendi nelle foreste.

Ondate di calore

Le ondate di calore sono un evento climatico estremo, per il quale non esiste una definizione universalmente accettata. In accordo con l’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si può dire che, in generale, le ondate di calore sono periodi in cui si osservano condizioni climatiche eccezionalmente caldo-secche o caldo-umide, dall’insorgenza e conclusione improvvisa e della durata di almeno 2 o 3 giorni. Le temperature al di sopra delle quali si può parlare di ondata di calore sono diverse da Paese a Paese, e anche all’interno di ogni nazione. Un’ondata di calore a Stoccolma non lo è a Roma o a Milano, dove la popolazione si è adattata a condizioni climatiche diverse.

Le ondate di calore si accompagnano a un aumento della mortalità e morbosità dovuta ai colpi di calore (heat stroke), ma anche a eventi acuti legati al peggioramento delle condizioni cliniche di individui vulnerabili, come i bambini e gli anziani affetti da malattie croniche, con un conseguente aumento dei ricoveri ospedalieri e in genere del ricorso ai servizi sanitari. In questi soggetti lo stress termico e la disidratazione in assenza di un adeguato apporto di liquidi può far precipitare le condizioni cliniche, spesso interagendo con alti livelli d’inquinamento atmosferico da ozono e particolato fine che si verificano in situazioni climatiche estreme. Un’altra popolazione particolarmente vulnerabile è rappresentata dai lavoratori dei settori agricoli e delle costruzioni, sia per il rischio di heat stroke che di incidenti, questi ultimi recentemente documentati anche in Italia. A livello globale è stato stimato che 153 miliardi di ore di lavoro sono state perse a causa del caldo eccessivo nel 2017, rispetto a 60 miliardi nel 2000: l’80% di queste perdite si è osservato nel settore agricolo.

Molti ricorderanno l’ondata di calore che si verificò nel 2003 e che colpì ampie zone dell’Europa occidentale, compresa l’Italia, causando un eccesso di decessi stimato tra i 25 mila e i 70 mila. Quell’episodio fu uno shock per i sistemi sanitari e studi successivi ne hanno dimostrato il legame con il cambiamento climatico. L’entità dell’impatto delle ondate di calore sulla salute dipende da diversi fattori, comprese le caratteristiche genetiche delle popolazioni e la struttura sociale e sanitaria. Per esempio, uno studio multicentrico effettuato su 9 città europee ha dimostrato che l’eccesso di mortalità associato a singole ondate di calore varia tra il 7,6% a Monaco al 33,6% a Milano (il 26.8% a Roma), con un aumento della mortalità prevalentemente tra le donne di 75-84 anni con malattie respiratorie. D’altra parte i piani di prevenzione predisposti in diversi Paesi, comprese molte città italiane, attraverso complessi interventi socio-sanitari diretti alle popolazioni più vulnerabili, hanno confermato la loro efficacia nel ridurre la mortalità in eccesso di circa il 30%.

Le alluvioni

Un’altra categoria di effetti diretti è quella che segue precipitazioni molto intense e alluvioni. Si tratta prevalentemente di eventi traumatici, annegamento e incidenti, ma anche patologie associate alla contaminazione delle fonti di acqua potabile, al contatto con acque contaminate da materiali organici o da sostanze chimiche, oltre alla possibilità di malattie respiratorie, specie tra i bambini. Inoltre eventi estremi di entità più rilevante si possono accompagnare a danni alle infrastrutture energetiche, alle condutture dell’acqua potabile, ai trasporti e ai sistemi di comunicazione, oltre che ai servizi sanitari e di emergenza, con ulteriori conseguenze sulla salute.

Siccità prolungata

Infine, gli incendi associati a prolungata siccità sono un ulteriore manifestazione del cambiamento climatico. I fumi emessi dagli incendi determinano un aumento della concentrazione di particelle fini (PM2.5), che sono causa di malattie respiratorie e cardiovascolari, particolarmente nei soggetti affetti da malattie croniche, ma anche sulle donne in gravidanza e sui feti. La disastrosa serie d’incendi in Australia di queste ultime settimane ha determinato concentrazioni di inquinanti nell’aria a livelli di alta pericolosità (400 µg/m3di PM2.5 a Sidney, rispetto al valore massimo accettabile per le 24 ore di 25 µg/m3indicato dall’OMS), tanto da indurre l’associazione dei medici australiani a dichiarare la crisi come «un’emergenza di sanità pubblica».

Tra le conseguenze sulla salute degli eventi estremi è stata osservato l’insorgere di problemi di salute mentale successivi alle perdite economiche e alle sofferenze personali legate a questi eventi. Si può trattare d’impatti di breve durata, come ansia o stress, o di condizioni più complesse e di lungo periodo come la sindrome post traumatica. Episodi di caldo intenso sono associati a riacutizzazioni e aggravamento di disturbi mentali pre-esistenti e inoltre certi psicofarmaci interferiscono con i meccanismi di termoregolazione, aumentando il rischio di heat stroke.

Nel prossimo articolo approfondiremo il tema degli effetti indiretti del cambiamento climatico sulla salute.

 

Roberto Bertollini

 

Fonti:

Haines A, Ebi K. The imperative for climate action to protect health. N Engl J Med 2019;380:263-73.

WMO-WHO. Heatwaves and Health: Guidance on Warning-System Development. G.R. McGregor, lead editor; P. Bessemoulin, K. Ebi and B. Menne, editors. WHO-WHO, Geneva, 2015

Scortichini M, Bonafede M, Leva A, et al. Nationwide analysis on the effect of outdoor temperature on occupational injuries in Italy. Environ Int.2019 Dec;133(Pt A):105176.

D’Ippolito D, Michelozzi P, Marino C et al. The impact of heat waves on mortality in 9 European cities: results from the EuroHEAT project. Environmental Health. 2010, 9: 37-46

De’ Donato F, Scortichini M, De Sario M et al. Temporal variation in the effect of heat and the role of the Italian heat prevention plan. Public Health 161 (2018) 154e162

Wayne E. Cascio. Wildland fire smoke and human health. Science of the Total Environment 624 (2018) 586–595.

https://www.nytimes.com/interactive/2020/01/03/climate/australia-fires-air.html

 

 

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