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Voli Aerei E Malattie Infettive: Quali Sono I Rischi

Voli aerei e malattie infettive: quali sono i rischi

Qual è il rischio di contrarre una malattia infettiva durante un volo aereo? Oggi ne parla Medical Facts, con riferimento specifico alle malattie respiratorie.

Qualche giorno fa il nostro sito, per primo in Italia, ha dato la notizia dell’identificazione di un nuovo coronavirus responsabile della strana epidemia di polmonite partita da un mercato del pesce nella città di Wuhan, in Cina. Nell’articolo riconoscevamo,apprezzandola, la rapidità con cui le autorità sanitarie cinesi sembrerebbero essersi mosse. La rapidità di riconoscimento del problema e del successivo intervento è, infatti, fondamentale soprattutto per malattie a elevato rischio di trasmissione come, per l’appunto, quelle respiratorie.

La SARS nel 2002-2003 ci ha insegnato come queste emergenze locali possono rapidamente estendersi all’intero globo, soprattutto se i microrganismi responsabili… prendono l’aereo. Questo concetto vale non solo nelle condizioni di emergenza di nuove infezioni, come quella cinese in atto, ma anche più in generale per altre ben note infezioni a trasmissione respiratoria, come tubercolosi, influenza e morbillo, solo per fare alcuni esempi.

I rischi della cabina di un aereo

Proprio così: l’ambiente chiuso della cabina di un aereo è davvero l’ideale per un microrganismo, che può trasmettersi da persona a persona attraverso le goccioline di saliva (o, per dirla più tecnicamente, attraverso le cosiddette “secrezioni respiratorie”), che vengono rilasciate da starnuti e colpi di tosse, o passate di “mano in mano” quando non si seguono precise indicazioni igieniche. Tutto questo amplificato dal fatto che ogni anno sono più di 2 miliardi (più di un quarto della popolazione mondiale), i passeggeri dei voli di linea.

Il rischio di trasmissione varia molto da microrganismo a microrganismo (per esempio, il virus del morbillo è molto più facilmente trasmissibile del batterio che causa la tubercolosi), ma in linea generale non è considerato particolarmente più alto all’interno della cabina di un aereo. Ciononostante, è estremamente importante monitorare l’andamento di alcune infezioni respiratorie, cercando di limitarne la diffusione, nel caso un soggetto infetto avesse preso un aereo. Come ci si comporta oggi? Quali sono le direttive che vengono solitamente seguite? La cosa più semplice da fare è quella di cercare i “contatti” più prossimi del soggetto infettato, ovvero coloro i quali hanno le maggiori probabilità di poter essere stati infettati.

La regola delle “due file”

Facciamo un esempio. Un paziente russo con una polmonite viene ricoverato in un ospedale di Londra, e dal suo sputo (tecnicamente, si parla di espettorato), viene isolato il batterio responsabile della tubercolosi con particolari resistenze ai farmaci. Un batterio molto difficile da curare, quindi. Nella raccolta della storia recente del paziente si evidenzia che un paio di giorni prima il paziente è arrivato con un volo da San Francisco. Il rischio è, quindi, che anche altri passeggeri di quel volo potrebbero essere stati contagiati. Cosa si fa in casi come questo?

È difficile generalizzare perché, come detto, le caratteristiche delle varie infezioni sono diverse, ma, in linea di massima, sono due i criteri che vengono considerati oltre alle caratteristiche del microrganismo isolato: la durata del volo (i voli con più di 8 ore di volo sono, per esempio, quelli considerati a maggior rischio per la trasmissione della tubercolosi), e, soprattutto, la posizione nell’aereo del possibile contatto rispetto alla persona infettata. In altre parole, dove si era seduti all’interno dell’aereo rispetto a chi era infettato. Per quest’ultimo aspetto vengono considerate a maggior rischio (almeno tre volte più alto), e quindi da contattare, i passeggeri seduti nella stessa fila, o due file avanti o indietro rispetto al paziente. Questa valutazione, piuttosto empirica (non tiene conto di fattori specifici come, per esempio, il tipo di sistema di areazione dell’aereo), si basa sulla distanza media raggiungibile dalle goccioline di saliva dopo uno starnuto o un colpo di tosse. La “regola delle due file” non è, quindi, un dogma assoluto, ma, dal punto di vista logistico, rende più gestibile la situazione e, soprattutto, non allarma inutilmente tutti i passeggeri di un volo.

Le attuali indicazioni d’intervento, poi, identificano altre due “categorie” di passeggeri che, a prescindere dalla posizione del proprio posto, meritano un’attenzione particolare: i contatti soliti del paziente (ovvero parenti o conoscenti che magari erano distanti come posto, ma che sono stati comunque esposti alle goccioline di saliva del paziente), e i bambini con meno di due anni.

Come controllare sugli aerei le epidemie che conosciamo

A questo punto è utile una considerazione. Perché i bambini con meno di due anni? Semplice: perché i bambini molto piccoli potrebbero, per i motivi più vari, non aver completato il proprio ciclo di vaccinazioni. Ricordiamo, infatti, come alcune delle patologie respiratorie più comuni (morbillo, rosolia, pertosse) sono coperte da vaccini attualmente disponibili. Il protocollo descritto – lo ripetiamo perché è importante capire questo dal punto di vista microbiologico – dipende molto dall’infettività e dalla pericolosità del microrganismo identificato. Esso viene ovviamente, ampliato e reso molto più stringente nel caso di situazioni eccezionali come, per l’appunto, quello di una nuova epidemia in corso.

Le eccezioni restino eccezioni

Ultimo commento flash: facciamo in modo che le situazioni “eccezionali” restino tali, ovvero, per l’appunto un’eccezione. Meglio ancora: facciamo in modo che situazioni oggi purtroppo più “ordinarie” diventino “eccezionali”. Anzi, che scompaiano del tutto. Vacciniamoci, se non siamo protetti contro il morbillo, per esempio. Le autorità statunitensi lo consigliano in modo esplicito a chi viaggia verso zone con un alto numero di casi, come l’Italia. In questo modo non devono fare il calcolo se la posizione del posto era due o tre file più giù o più in su. Cerchiamo di evitarlo anche noi Italiani questo calcolo: almeno per il morbillo.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/media/en/publications/Publications/tuberculosis-risk-assessment-guidelines-aircraft-May-2014.pdf

https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/media/en/publications/Publications/influenza-RAGIDA-2014.pdf

https://www.cdc.gov/quarantine/contact-investigation.html

https://www.cdc.gov/measles/travel-vaccine-assessment/index.html

Annals of Global Health, 82 (5): 819-23, 2016

 

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