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Meningite

Meningite: i casi in Lombardia si sarebbero potuti evitare con le vaccinazioni

Negli anni ’90 nel Regno Unito hanno azzerato i casi di meningite grazie a una vaccinazione a tappeto tra bambini e adolescenti. Soluzione che si dovrebbe adottare anche in Italia.

Più volte, agli inizi della mia avventura di contrasto alle pericolosissime bugie degli antivaccinisti, ho detto che il problema delle mancate vaccinazioni si sarebbe risolto solo in due modi: il primo, attraverso un’opera d’informazione; il secondo, con un’epidemia che avrebbe terrorizzato la popolazione e spinto tutti a vaccinarsi.

Ho sempre caldeggiato – e mi sono impegnato in prima persona -, per la prima soluzione (la seconda avrebbe funzionato, ma causando morti),  ma quello che sta accadendo in questi giorni in Lombardia con i casi di meningite ci ricorda quant’è importante per tutta la popolazione che tutti vengano vaccinati. Infatti, i vaccini non servono ad arrestare le epidemie o ad affrontare situazioni di emergenza o anche solo di panico percepito. I vaccini servono a far sì che queste situazioni non si verifichino, facendoci vivere tranquilli.

Meningite da Meningococco

La meningite da meningococco – quella che ha colpito alcune persone in provincia di Bergamo -, è una malattia molto pericolosa: difficile da diagnosticare, spesso diventa evidente solo quando è troppo tardi. Infatti, anche con le migliori cure il 10% circa dei pazienti muore e tra quelli che si salvano almeno uno su cinque riporta gravi danni permanenti. Capite quindi che, in questa situazione, è fondamentale la prevenzione. Per questo abbiamo il vaccino: sicuro, efficace e gratuito. Ma è necessario vaccinarci tutti? No. Se chi si deve vaccinare si vaccina a tempo debito la malattia scompare, com’è avvenuto nel Regno Unito, e tutti siamo protetti.

Nel Regno Unito, infatti negli anni ‘90 si verificavano moltissimi casi di meningite: più di 1.500 casi all’anno, quasi tre al giorno. Nel 1999 un ricercatore italiano, l’amico carissimo Rino Rappuoli, presenta agli inglesi il vaccino che ha messo a punto e viene decisa un’azione senza precedenti: vaccinare in un anno tutti gli inglesi dall’età di 2 mesi fino a 18 anni, cosa che avviene con un’altissima adesione volontaria (ripeto, volontaria. L’obbligo non è necessario tra gente civile), arrivando a una copertura superiore al 95%.

Risultato: la malattia si è azzerata. Sparita. Scomparsa. Scomparsa non solo tra i vaccinati, ma anche tra le persone che il vaccino non l’avevano mai visto, perché il batterio, grazie alla vaccinazione dei più giovani, aveva smesso di circolare.

Il vaccino è sicuro

Per questo, il modo migliore per difenderci da questo batterio è, senza panico e senza allarmi, semplicemente vaccinare tutti i bambini con un vaccino efficacissimo e sicuro e fare i dovuti richiami agli adolescenti.

Se questo fosse stato fatto negli anni precedenti nel nostro Paese, adesso le persone che sono morte di meningite sarebbero vive e quelle che, terrorizzate, affollano i centri vaccinali con lunghe code sarebbero serene a casa a godersi la loro famiglia o il Campionato di calcio che è ripreso in questo fine settimana.

Certo, dobbiamo tranquillizzare tutti: al momento nei dintorni di Bergamo c’è solo un aumento sospetto dei casi, che merita un approfondimento, ma non giustifica nessun panico. In questa situazione ha fatto bene l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera, a fare uno sforzo ulteriore per vaccinare anche gli adulti, fermo restando che la cosa giusta da fare (non è un rimprovero all’Assessore, ma a chi non vaccina i propri figli), è vaccinare tutti quelli che devono essere vaccinati al momento giusto, ovvero da bambini e da adolescenti.

Il contagio con il meningococco è difficile e richiede un contatto ravvicinato e prolungato: per cui non è giustificato il panico e soprattutto non bisogna assumere antibiotici quando non necessari, tanto meno con il “fai da te” o come qualche medico folle prescrive su Facebook: secondo le linee guida internazionali è indicata solo per:

1) I conviventi, considerando anche l’ambiente di studio (la stessa classe), o di lavoro (la stessa stanza).

2) Chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato.

3) Le persone che nei sette giorni precedenti la malattia hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli).

4) I sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre d’intubazione o respirazione bocca a bocca).

Sono sicuro che ben pochi dei lettori rientrano in queste categorie. Concludendo, se in Italia il meningococco C continua a mietere vittime e a incutere terrore, è solo grazie a chi ha rifiutato negli anni passati, senza motivo, la vaccinazione dei propri figli, bambini o adolescenti che siano. È la paura e l’ignoranza di queste persone che dobbiamo sconfiggere, e avremo sconfitto anche il meningococco.

 

Roberto Burioni

 

(Nell’immagine un articolo de La Repubblica)

 

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