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Promemoria Per Me Stessa: Medicina è Interesse Per Gli Altri

Promemoria per me stessa: medicina è interesse per gli altri

Una storia personale che diventa una lezione per chi ha a che fare con la vita e la morte tutti i giorni.

Qualche notte fa ero di turno in guardia medica e sono stata chiamata alle 4 per andare a casa di un’anziana signora, che aveva una malattia in stadio avanzato e da due giorni respirava male. Così mi sono messa in macchina nel cuore della notte e ho raggiunto la sua casa in un paesino delle campagne cuneesi. Vi risparmio, ovviamente, i dettagli clinici e arrivo alla fine della storia. La signora è morta: stava molto male da tempo, ha avuto un peggioramento negli ultimi giorni e se n’è andata. Ho visto per la prima volta questa signora poco prima che se ne andasse e in una manciata di minuti sono entrata nella sua famiglia, conoscendo anche la figlia e la badante. L’ho visitata e, subito, mi sono accorta che era in punto di morte. Ma la cosa strana è che altrettanto rapidamente mi sono accorta del fatto che la figlia non avesse la minima idea di ciò che stava per accadere. E così, quand’è accaduto, si è scatenata, giustamente, la tragedia, consumatasi in urla e incredulità.

Una lezione

Questa storia mi ha insegnato due cose. Uno: questi signori avevano bisogno di dialogo. Volevano capire. E hanno dovuto capire tutto in pochi minuti, quando l’anziana signora, che forse non vedeva l’ora di andare via da questo mondo, se n’è andata per davvero. E così ho iniziato a farmi gli esami di coscienza, che mi faccio tutt’ora, e spero serviranno a gestire sempre meglio situazioni di una complessità simile. Fossi stato il suo medico curante, avrei dedicato abbastanza del mio tempo a questa figlia? Le avrei spiegato, con parole semplici, che potesse comprendere appieno anche lei, tutto quello che stava accadendo?

Ho da poco letto il libro Perché ci ribelliamo di Victor Montori. A un certo punto dice che per prendersi cura delle persone i medici devono permettersi di rallentare. Ecco, quindi: mi sarei concessa di prendermi il tempo che questo caso richiedeva? Spero di sì, e l’anziana signora che mi è morta fra le braccia e che forse era contenta di andare via da questa terra mi aiuterà a ricordarlo.

Due: la figlia della signora è passata, in pochissimi minuti, dal panico all’arrabbiatura, alla rassegnazione, alla disperazione. E poi mi ha ringraziata, per esserle stata vicino. E così ho imparato anche questo: i parenti dell’anziana signora avevano bisogno di essere accompagnati e capiti in un momento così difficile e inaspettato. Avevano bisogno di domande e di risposte. Avevano bisogno di uno sguardo e di un silenzio. Avevano bisogno, anche qui, del giusto tempo.

Tempo prezioso

È vero, siamo oberati di lavoro. Si corre per star dietro ai pazienti e alla burocrazia che ci circonda. Ma voglio ricordarmi di quant’è importante riflettere su quello che mi accade, fermarmi e portarmi nella testa e nel cuore ogni pezzettino di vita (mia e degli altri), che può aiutarmi a migliorare. Di nuovo Victor Montori dice che: «La cura non deve essere efficiente, deve essere elegante», ogni tanto potrei dire che è impossibile, c’è troppo lavoro e bisogna stare dietro a ritmi disumani. Ma per favore, anziana signora che, forse finalmente, hai potuto liberarti da una sofferenza, aiutami a ricordarmi che non è così. Quella è una scusa, se voglio trovare il tempo dell’empatia lo posso fare e non mi voglio stancare mai di cercarlo.

 

Renata Gili

 

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