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Infezioni E Infiammazioni Vaginali: Quali Le Cause E Come Evitarle

Infezioni e infiammazioni vaginali: quali le cause e come evitarle

Oggi Medical Facts fa il punto su una condizione fastidiosa che spesso colpisce il sesso femminile. Varie sono le cause e diversi i possibili trattamenti.

In questi mesi avete spesso letto sulle pagine di Medical Facts circa l’importanza del ruolo svolto dai microrganismi che naturalmente “abitano” il nostro corpo. La disponibilità di tecniche molecolari che permette di studiare a fondo questi nostri ospiti sta continuamente aumentando le nostre conoscenze in merito.

Ruolo dei batteri in un ambiente vaginale sano

Fra i vari distretti studiati, quello in cui è da sempre chiaro il ruolo protettivo svolto dai batteri è l’ambiente vaginale di una donna in età riproduttiva. I cambiamenti ormonali che rendono una donna pronta a concepire figli hanno, infatti, un ruolo tanto sulla vagina in sé quanto sui batteri che in essa si trovano. In particolare, la produzione di estrogeni, che per l’appunto caratterizza l’età riproduttiva, determina l’abbondanza di uno zucchero complesso (il cosiddetto glicogeno), che è un’ottima fonte di energia per alcuni batteri. Lo è, in particolar modo, per i cosiddetti lattobacilli. Questi particolari batteri sono, infatti, in grado di utilizzarlo meglio di altri per il proprio metabolismo.

Così facendo, i lattobacilli innescano un vero e proprio circolo virtuoso. Il metabolismo del glicogeno, infatti, determina la produzione di una sostanza acida (il cosiddetto acido lattico, da cui il nome dei batteri che lo producono). L’ambiente vaginale di una donna in età riproduttiva, quindi, tende a diventare sempre più acido e questo ha due conseguenze principali: innanzitutto, i lattobacilli diventano sempre più abbondanti in quanto meglio adattati, rispetto ad altri microrganismi, all’ambiente acido che essi stessi determinano; poi, aspetto ancora più importante, l’ambiente acido diventa sempre più inospitale per altri microrganismi che potrebbero essere pericolosi per la salute vaginale.

Come dicevamo, i lattobacilli innescano un circolo virtuoso che è vantaggioso tanto per loro stessi, quanto per la donna che li ospita. Prova di questo è che in un ambiente vaginale sano più del 99% dei microrganismi presenti è rappresentato proprio dai lattobacilli. A volte, però, qualcosa può rompere questo idillio e alterarne l’equilibrio, portando a una condizione infiammatoria, molto fastidiosa e spiacevole per la donna, nota come “vaginite”.

Tre sono principalmente le cause e, di conseguenza, i tipi di vaginite: la cosiddetta vaginosi batterica, la candidosi vulvovaginale e la vaginite da Trichomonas.

Vaginosi batterica

Questa forma di vaginite, la più frequente, è proprio caratterizzata dalla notevole riduzione dei lattobacilli, che vengono sostituiti da altri batteri che alterano localmente l’ambiente vaginale. Spesso non ci sono sintomi evidenti, ma l’aspetto spiacevole è legato alla presenza di perdite vaginali grigiastre, caratterizzate da un odore particolarmente sgradevole, che diventano particolarmente abbondanti dopo un rapporto sessuale o in concomitanza delle mestruazioni. Questo è dovuto alla crescita anomala e abbondante dei cosiddetti “anaerobi” (ovvero batteri che crescono bene in assenza di ossigeno), la cui manifestazione più caratteristica è proprio l’essere accompagnati da cattivo odore. Quando i gatti (leggasi lattobacilli) non ci sono, i topi (leggasi gli altri batteri) ballano.

In questi casi, è di fondamentale importanza per il ginecologo (ovviamente, lo è ancor di più per la paziente), capire quali fattori hanno causato la diminuzione dei lattobacilli, favorendo la crescita di altri gruppi di batteri. Non sempre è così semplice. Come detto, le cause non sono sempre chiare, ma fattori predisponenti sono sicuramente l’età (il venir meno degli estrogeni man mano che si va avanti negli anni può sfavorire la presenza di lattobacilli), l’uso di lavande vaginali e una maggiore attività sessuale soprattutto nel caso di frequenti cambi di partner. La terapia si basa sulla risoluzione del problema che ha causato lo squilibrio (ripetiamo, non semplice da identificare), e sulla somministrazione di antibiotici locali o per bocca.

Candidosi vulvovaginale

Questa è probabilmente la forma di vaginite più conosciuta dai “non addetti ai lavori”. In termini di frequenza, però, è seconda alla vaginosi batterica di cui abbiamo appena parlato. Alcuni studi fanno pensare che fino a una donna su due possa andare incontro ad almeno un episodio di candidosi vulvovaginale nel corso della propria vita. Il quadro clinico è caratterizzato da bruciore vaginale (ma spesso si ha bruciore anche al momento di fare la pipì), prurito, fastidio nell’avere rapporti sessuali e secrezioni biancastre che non hanno il cattivo odore che caratterizza il quadro precedente. Altro aspetto che distingue la candidosi vulvovaginale è l’interessamento anche dei genitali esterni (la vulva, per l’appunto), che possono apparire gonfi e arrossati.

Come nel quadro precedente, è estremamente importante che il ginecologo capisca per quale motivo la Candida, di solito assente o presente in quantità minima, prende il sopravvento sul resto dei microrganismi presenti. È inoltre particolarmente importante confermare la diagnosi anche dal punto di vista microbiologico. Per un motivo molto semplice: la Candida è un fungo e NON un batterio. In altre parole, la terapia con gli antibiotici non serve a nulla, anzi, rischia di peggiorare ulteriormente il quadro. Sono necessari farmaci antifungini (anche noti come antimicotici).

Vaginite da Trichomonas

Quest’ultimo quadro è dovuto all’infezione da parte di un parassita (non si tratta, quindi, né di un batterio né di un fungo), chiamato Trichomonas vaginalis. Spesso non dà sintomi, ma, soprattutto se li causa, è molto importante rilevarne la presenza. Anche in questo caso è necessaria una terapia specifica. Questo è l’unico quadro in cui potrebbe essere utile (il condizionale è d’obbligo perché i dati degli studi in merito non sono chiarissimi), trattare anche il partner.

I sintomi più frequenti sono secrezioni vaginali giallo-verdastre dall’aspetto spesso “schiumoso”e dall’odore “forte”. A questo si associa irritazione dei genitali esterni con pruritobruciore (anche nel fare la pipì), e fastidio nell’avere rapporti sessuali. Anche in questo caso, i principali fattori di rischio sono l’uso di lavande vaginali che possono alterarne l’ambiente fisiologico e un’attività sessuale caratterizzata dal frequente cambio di partner.

Perché è importante diagnosticarle

Oltre al fastidio in sé, sia di tipo personale che “sociale”, la vaginiti non devono essere trascurate. Numerosi studi hanno, per esempio, dimostrato come queste alterazioni del normale ambiente vaginale si associno a un maggior rischio di contrarre infezioni a trasmissione sessuale (HIV in primis, ma non solo). Il motivo è, però, anche un altro. Si sta, infatti, comprendendo sempre più come l’ambiente vaginale possa anche influenzare in senso negativo la fertilità della donna. Forme anche clinicamente silenti potrebbero, infatti, portare a questa importante conseguenza.

Piccolo commento finale: quest’articolo mira a rendere le donne consapevoli dell’importanza dello stato di salute del proprio ambiente vaginale. Non a permettere una sorta di autodiagnosi. Credetemi: una diagnosi corretta e definitiva è spesso molto difficile anche per il migliore ginecologo assistito dal migliore microbiologo del mondo.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

OBSTETRICS & GYNECOLOGY, VOL. 135, NO. 1, JANUARY 2020

 

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