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Il Tracoma Esiste, Lo Dice La Scienza. E Si Può Curare Facilmente

Il Tracoma esiste, lo dice la Scienza. E si può curare facilmente

In questo periodo di Festa è importante pensare anche un po’ agli altri. Ai problemi che non ci riguardano direttamente. Oggi parliamo della prima causa di cecità al mondo per una malattia infettiva: il tracoma.

A molti questa parola non dirà molto. Tracoma? Cos’è? Cosa provoca? Solo pochi dei non addetti ai lavori saranno probabilmente in grado di rispondere.

Il tracoma è un’infezione dell’occhio ancora presente in ben 44 Paesi nel mondo, con una popolazione potenzialmente esposta superiore ai 140 milioni.Fino agli anni ’50 era endemico anche nel nostro Paese. È causato da un batterio (un po’ particolare per le sue caratteristiche, a dir la verità), chiamato Chlamydia trachomatis. Qualcuno di voi potrebbe averne sentito parlare (o averne sperimentato gli effetti), come causa di infezioni a livello genitale soprattutto nella donna. Proprio così! Visto che le infezioni da C. trachomatis sono la prima malattia sessualmente trasmessa nei Paesi Occidentali.

Solo pochi di voi sapranno, però, che alcuni tipi di questo batterio (in termini tecnici si parla di “serovar”), sono in grado di infettare la mucosa congiuntivale, ovvero la superficie rosa che si trova al di sotto delle palpebre. Inizialmente, l’infezione non dà particolari problemi, ma nel tempo può portare a esiti davvero catastrofici. I primi sintomi, infatti, sono paragonabili a quelli di una “semplice” congiuntivite: arrossamento dell’occhio, bruciore e lacrimazione. Il problema è che l’infezione può non essere facilmente risolta dal sistema immune e tendere a cronicizzarsi. Molto frequenti nelle zone endemiche sono, poi e soprattutto, i casi di reinfezione. Il risultato è un danno continuo alla congiuntiva con la formazione di cicatrici. Queste cicatrici possono “rattrappire” la palpebra, che tende non solo a non proteggere più in modo efficace l’occhio (in particolar modo la lente che lo riveste, chiamata cornea), ma addirittura può danneggiarlo. A seguito della formazione di cicatrici, infatti, la congiuntiva può “ripiegarsi” verso l’interno e danneggiare così la cornea stessa con le ciglia. Più la congiuntiva s’infetta, più la palpebra si ripiega verso l’interno e più le ciglia danneggiano la cornea. L’effetto di questo circolo vizioso è quello di portare a lesioni irreversibili, vere e proprie cicatrici, sulla cornea stessa. Il risultato è facilmente comprensibile: la cornea perde la propria trasparenzae il soggetto affetto da tracoma perde l’uso dell’occhio (spesso degli occhi) colpito.

Si rischia la cecità

Il rischio principale è, quindi, la cecità. Si calcola in circa 2 milioni il numero di persone cieche o con gravi deficit visivi a causa di quest’infezione. A questo punto sono utili due considerazioni di carattere epidemiologico: prima di tutto quest’infezione colpisce in modo particolare i bambini (tipicamente dai 3 ai 6 anni) nelle zone endemiche. Il contagio ha, infatti, luogo a seguito del contatto con le mani che hanno toccato un occhio infettato. Niente di più semplice. Cosa vi viene naturale fare quando inizia a darvi fastidio un occhio? Stropicciarlo con le mani. Ecco: nel caso del tracoma, quella mano può trasmettere questo pericoloso microrganismo. Condizioni igienico-sanitarie non perfette possono favorire questa trasmissione. Non è un caso, purtroppo, che il 90% della popolazione esposta si trovi in Africa. Si è visto, inoltre, che in molte zone endemiche un ruolo importante sembrano averlo le mosche che, passando da un individuo all’altro, possono trasmettere il batterio.

L’altra considerazione che deve essere fatta è relativa sia alla prevenzione che, soprattutto, alla terapia. Ci focalizzeremo sulla seconda, visto che la prima è legata a interventi per migliorare le condizioni socio-sanitarie dei paesi interessati, aspetto che va ben oltre l’obiettivo di questo articolo. Come detto, rivolgeremo la nostra attenzione alla terapia. Per un motivo molto semplice: trattandosi della complicanza di un’infezione batterica, il tracoma si può facilmente combattere con antibiotici. Una singola somministrazione di un antibiotico dal costo di circa un dollaro (avete letto bene, un dollaro, ovvero meno di un euro) può salvare un bimbo dalla più temibile complicanza di quest’infezione: la cecità.

Un antibiotico per debellare il tracoma

La somministrazione di antibiotici è, insieme al miglioramento delle condizioni di vita di cui si parlava, all’educazione a una corretta pulizia del viso, e a interventi chirurgici nei casi più avanzati, il fulcro del tentativo da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di eliminare quest’infezione nelle aree ad alta endemia. Una campagna partita nel 1996 e che sta dando buoni frutti. Il numero di persone a rischio di tracoma è crollato dal miliardo e mezzo del 2002 ai 142 milioni del 2019. Un calo di più del 90%. Dal 2012 a oggi sono ben otto i Paesi endemici in cui non si registrano più casi di tracoma: (Oman, Marocco, Messico, Cambogia, Laos, Nepal, Ghana e Iran). L’obiettivo era l’eliminazione del tracoma entro il 2020. Non si potrà dire di averlo raggiunto completamente, ma i risultati ottenuti (anche in termini di dosi di antibiotico somministrate nelle zone endemiche), dimostrano che l’obiettivo finale è alla portata.

Recentemente, vi abbiamo detto che non tutto è Scienza. I sogni contano. I sogni dei bambini che vivono nelle aree a rischio di tracoma passano, però, attraverso la Scienza e lo sforzo della Comunità Mondiale. E sono raggiungibili.

 

Nicasio Mancini

 

 

Fonti:

Wainwright E, et al. Clin Infect Dis. 2019.

N Engl J Med 2019;380:2389-2391 | 10.1056/NEJMp1900400

https://www.who.int/health-topics/trachoma#tab=tab_1

https://www.who.int/news-room/detail/27-06-2019-eliminating-trachoma-who-announces-sustained-progress-with-hundreds-of-millions-of-people-no-longer-at-risk-of-infection

https://unitingtocombatntds.org/ntds/trachoma

https://unitingtocombatntds.org/london-declaration-neglected-tropical-diseases/

 

 

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