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Infezione Da HIV Nelle Donne In Europa: Ritardo Nella Diagnosi In Un Caso Su Due

Infezione da HIV nelle donne in Europa: ritardo nella diagnosi in un caso su due

La diagnosi precoce è importantissima non solo in ambito oncologico. Medical Facts ne ripropone l’importanza anche per alcune malattie infettive. A partire dall’infezione da HIV.

In occasione della settimana europea della diagnosi di HIV, epatite B ed epatite Csvoltasi a fine novembre, su Medical Facts vi abbiamo parlato di quanto sia importante sottoporsi ai test per la diagnosi di queste malattie. Infatti, uno dei principali problemi nella gestione di queste infezioni è che spesso la diagnosi viene fatta tardivamente: in altre parole, molte persone infettate da HIV e da virus epatitici non sanno di esserlo.

Più di una donna su due, in Europa, viene diagnosticata in ritardo.

A livello mondiale sono più le donne che gli uomini ad avere un’infezione da HIV, ma se ci concentriamo solo sull’Europa non è così: secondo i dati dello European Center for Disease Control and Prevention (ECDC) ogni anno si contano circa 141 mila nuove diagnosi, di cui il 75% negli uomini e il 25% nelle donne. Nel 2018, in particolare, sono state quasi 50 mila le donne diagnosticate di HIV in Europa, quasi il 90% delle quali provenienti dei paesi dell’Europa dell’est.

L’età media delle donne alla diagnosi è di 37 anni e nel 92% dei casi il virus viene contratto attraverso rapporti eterosessuali. Il problema principale è la percentuale particolarmente alta di diagnosi tardive: più di una donna su due (54%) viene diagnosticata in ritardo, con possibili conseguenze sull’efficacia della terapia. Il rischio di diagnosi tardiva aumenta andando avanti con l’età: già nella fascia d’età fra i 25 e i 29 anni il rischio è maggiore rispetto alle ragazze di 15-19 anni, diventando ancora più alto nelle donne con più di 40-50 anni.

Che considerazioni possiamo trarre?

Il problema della diagnosi tardiva costituisce un rischio sia per il singolo individuo, che per la comunità. Si è in ritardo, infatti, per iniziare le cure che possono controllare efficacemente il virus. Inoltre, queste persone non trattate e inconsapevoli del loro stato di malattia hanno molte probabilità in più di trasmettere il virus. Come spiegato approfonditamente nel precedente articolo, è quindi fondamentale eseguire il test per la diagnosi, soprattutto se si appartiene a una delle categorie a rischio (alcuni esempi sono costituiti da tossicodipendenti, migranti, lavoratori del sesso, donne in gravidanza, persone senza fissa dimora, pazienti in dialisi, partner sessuali di persone con un’infezione nota, rapporti occasionali non protetti). Anche in assenza di sintomi.

Se ci focalizziamo sul sesso femminile, i dati esposti nei paragrafi precedenti ci fanno capire che le donne, soprattutto quelle più avanti con l’età, costituiscono un sottogruppo della popolazione a maggior rischiodi ricevere una diagnosi tardiva. Questo succede, ripeto, in più di una donna su due. Il dato dimostra, senz’altro, che esiste ancora una differenza di genere in quest’ambito e su questa differenza bisogna lavorare come sanità pubblica. Infatti, nonostante le evidenze ci dicano che fare i test per la diagnosi di HIV nel contesto dei servizi sanitari (per esempio nei consultori o dal medico di famiglia) possa aumentare nettamente la diagnosi precoce, la possibilità di accedere facilmente alla diagnosi non è ancora così diffusa in tutti i Paesi europei.

In Italia, come nei Paesi dell’Europa centrale, la diffusione del virus dell’HIV nelle donne è meno frequente che negli uomini. Ciononostante, il maggior rischio di diagnosi tardiva deve essere tenuto bene a mente, al fine di aumentare la sensibilizzazione, l’informazione e l’accesso ai test anche (e soprattutto) nelle donne a rischio. I vantaggi sono tantissimi e importanti. Per tutti. Non tiriamoci indietro!

 

Renata Gili

 

Fonti:

https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/half-all-women-hiv-are-diagnosed-late-europe

 

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