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L’atrofia Vulvo-vaginale, Un Disturbo Comune Dopo La Menopausa.

L’atrofia vulvo-vaginale, un disturbo comune dopo la menopausa.

Oggi Medical Facts fa il punto su uno dei problemi ginecologici più frequenti dopo la menopausa: l’atrofia vulvo-vaginale.

L’atrofia vulvo-vaginale è un problema che si presenta molto frequentemente dopo i 45-50 anni: circa una donna su due ne soffre e i sintomi di questo disturbo possono essere alquanto fastidiosi.

Abbiamo recentemente parlato di menopausa e abbiamo visto che è la fase della vita, di solito fra i 45 e i 55 anni, nella quale le ovaie smettono di funzionare e si abbassano i livelli degli ormoni estrogeni nel sangue, tipicamente prodotti da queste due ghiandole durante la vita fertile della donna. Sono diversi i problemi che si possono presentare per via della riduzione degli estrogeni e un esempio è costituito da alcuni sintomi tipici della menopausa, come le vampate di calore, le sudorazioni, i disturbi del sonno e dell’umore. Inoltre, aumenta il rischio di alcune malattie come quelle cardiovascolario l’osteoporosi. Aumentano, infine, per arrivare all’oggetto del nostro articolo, anche i disturbi della sfera genitale, come l’atrofia vulvo-vaginale.

Di cosa si tratta

L’atrofia vulvo-vaginale è un disturbo caratterizzato dall’assottigliamento, la perdita di elasticità e la ridotta lubrificazione dei tessuti vaginali e vulvari (ossia dei genitali femminili esterni). Ciò si traduce in un quadro sintomatologico molto fastidioso che include dolore, bruciore, e prurito e che può essere pesante per la donna, sia dal punto di vista personale che per quanto riguarda la sua vita sessuale. Non è infrequente che i sintomi legati alla riduzione degli estrogeni si estendano anche alle vie urinarie, dando origine a sintomi quali bruciore a fare la pipì, spesso dovuti a casi ricorrenti di cistite.

Esiste una cura efficace?

Spesso le donne che presentano i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale non ne parlano con il proprio medico. Questo disturbo però, se trascurato, rischia di peggiorare, diventando sempre più fastidioso e pesante. Le opzioni terapeutiche esistono e sono diverse, a partire da semplici creme idratanti e lubrificanti all’applicazione di creme vaginali a base di estrogeni fino ad arrivare all’assunzione di farmaci per bocca, se i sintomi lo richiedono. Ovviamente, per iniziare una terapia, è sempre bene consultarsi con il proprio medico di famiglia o il proprio ginecologo in modo da definire, fin dai primi sintomi, il percorso di cura migliore. Soprattutto è bene parlarne con il proprio medico per una valutazione complessiva di eventuali controindicazioni alla terapia estrogenica.

Infatti, per quanto siano necessari ulteriori studi per una corretta definizione del problema, anche gli estrogeni applicati a livello locale in vagina tramite creme e pomate potrebbero, in piccola parte, passare nel circolo sanguigno dando vita ad effetti collaterali. Per quanto gli studi già esistenti siano molto rassicuranti e non abbiano registrato un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e di alcuni tumori come quello dell’utero, che potrebbero essere legati alla terapia estrogenica, è bene valutare l’eventuale presenza di controindicazioni prima di avviare una terapia di questo tipo. A tal proposito, è utile citare anche i risultati sorprendenti legati a trattamenti locali con laser che si stanno rapidamente diffondendo in questo settore.

Abbiamo quindi capito come l’atrofia vulvo-vaginale sia tutt’altro che un problema infrequente e come sia un disturbo molto pesante e fastidioso che, se trascurato, rischia di peggiorare con il tempo. Le opzioni terapeutiche, per fortuna, ci sono: non parlarne con il proprio medico equivarrebbe a perdere una buona opportunità per stare meglio.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Carolyn J. Crandall. Treatment of Vulvovaginal Atrophy. JAMA November 19, 2019. Volume 322, Number 19.

 

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