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Vitamina D: Molti Miti Da Sfatare

Vitamina D: molti miti da sfatare

Oggi facciamo chiarezza sulla vitamina D, una molecola dalla grandissima importanza, ma spesso “sopravvalutata”.

La vitamina D viene prodotta a livello della nostra pelle grazie all’esposizione alla luce del sole. Per poter esercitare le sue funzioni all’interno del nostro corpo deve essere, però, attivata e questo avviene in due fasi, la prima nel fegato e la seconda nel rene. Il suo compito principale è quello di stimolare l’assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale. Il suo ruolo è, quindi, cruciale per la salute ossea, perché ne favorisce una corretta mineralizzazione (fa in modo, cioè, che i minerali come il calcio vengano fissati nelle ossa rendendole robuste e resistenti). Inoltre, la vitamina D garantisce la normale contrattilità dei muscoli. Molte persone che presentano bassi livelli di vitamina D non hanno sintomi; altre, invece, possono avere dolori diffusi o una riduzione della forza muscolare; se i livelli sono molto bassi si possono configurare gravi quadri clinici caratterizzati da un’alta fragilità delle ossa, come, per esempio, il rachitismo nel bambino o il suo equivalente nell’adulto, l’osteomalacia.

L’importanza del metodo scientifico

Negli ultimi anni, l’avere bassi livelli di vitamina D è stato correlato a una maggiore insorgenza di patologie croniche, come l’ipertensione arteriosa (ossia la “pressione alta”), diabete, malattie cardiovascolari e anche alcuni tumori. Il consumo di vitamina D ha avuto, infatti, un aumento considerevole. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia la spesa per questo farmaco è passata da 24 milioni di euro nel 2006 a oltre 208 milioni di euro nel 2016.

Peccato, però, che gli studi sui quali erano basati questi dati fossero studi osservazionali, ossia studi che si limitano all’osservazione di un fenomeno (aspetto comunque importante), ma non mirano a stabilire un vero rapporto di causa-effetto. Un po’ come dire che il motivo per cui in estate fa più caldo è perché ci sono più condizionatori accesi. Negli ultimi anni sono state condotte varie sperimentazioni cliniche in cui non ci si limitava a osservare, ma si somministrava attivamente vitamina D a varie tipologie di pazienti.

Risultato? Nessuna di esse ha dimostrato l’efficacia della supplementazione con la vitamina D in campo oncologico o cardiovascolare. Per esempio, in uno dei primi studi sperimentali, dosaggi elevati di vitamina D non hanno portato a una riduzione della pressione del sangue, né dell’incidenza di malattie cardiovascolari se confrontati con un placebo (ossia una sostanza priva di principi attivi farmacologici). Recentemente sono anche usciti, sul New England Journal of Medicine, i risultati di una delle più grandi sperimentazioni cliniche sulla vitamina D condotta su quasi 26 mila partecipanti seguiti per più di cinque anni, e anche questi non hanno riscontrato un beneficio significativo dato dalla supplementazione di vitamina D in termini di riduzione di cancro e malattie cardiovascolari. Uno studio ancora più recente, pubblicato sull’altrettanto prestigioso  JAMA, ha stabilito che la vitamina D non dà vantaggi sulla prevenzione del danno renale cronico nelle persone diabetiche.

Concludendo, possiamo dire che bassi livelli di vitamina D non siano la causa di malattie croniche, come tumori e malattie cardiovascolari, ma solo un elemento a esse collegato. Ancora una volta abbiamo una prova dell’importanza di una corretta applicazione del metodo scientifico e dei meccanismi autocorrettivi che lo sostengono.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Lucas A, Wolf M. Vitamin D and Health Outcomes. Then Came the Randomized Clinical Trials. JAMA November 19, 2019 Volume 322, Number 19

Epicentro – Istituto Superiore di Sanità – www.epicentro.iss.it

Agenzia Italiana del Farmaco – www.aifa.gov.it

 

 

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