skip to Main Content
Settimana Europea Della Diagnosi Di HIV E Dei Virus Epatitici (HBV E HCV)

Settimana europea della diagnosi di HIV e dei virus epatitici (HBV e HCV)

  • News

La lotta alle malattie infettive non si attua con la sola prevenzione mediante l’uso dei vaccini. Altro aspetto cruciale è l’identificazione precoce dei soggetti infettati, per trattarli e interrompere la catena di trasmissione. Questo è a maggior ragione importante se un vaccino non c’è, come nel caso di HIV e HCV.

Quella in corso è la settimana europea dei test per la diagnosi di HIV e per quelli dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV). Si calcola che in Europa circa un individuo su sette infettati da HIV non sappia di esserlo. La situazione per i virus epatitici è ancora peggiore, con quattro infettati su cinque nel caso di HBV e tre su quattro per HCV che si trovano nella stessa situazione. La mancata diagnosi è un problema, sia per il singolo soggetto che per la comunità.

Questo ritardo, infatti, impedisce al singolo paziente di essere sottoposto a terapie che controllano efficacemente HIV e HBV e che, addirittura, nella stragrande maggioranza dei casi curano l’HCV, eliminando in poche settimane il virus dall’organismo dei soggetti infettati. Una diagnosi non fatta ha, però, anche effetti sull’intera comunità, in quanto un soggetto non trattato ha tipicamente livelli più alti di virus nel sangue (la cosiddetta viremia), e in altri fluidi biologici. Questo rende un soggetto non trattato immensamente più a rischio di trasmettere l’infezione di un soggetto in terapia.

Settimana europea

La settimana europea in corso punta a sensibilizzare un ampio ventaglio di categorie (politici, operatori sanitari, attivisti dei diritti delle categorie a rischio è, più in genarle, i singoli  pazienti), sull’opportunità di eseguire tutti e tre i test contemporaneamente soprattutto nelle categorie a rischio. Tutti e tre i virus, infatti, si trasmettono con livelli diversi di efficacia secondo modalità simili: contatto diretto con il sangue di soggetti infetti, via sessuale e via materno-fetale, ovvero dalla mamma infetta al feto durante la gravidanza.

Categorie a rischio

Quali sono, quindi, le categorie a rischio in cui è maggiore la probabilità di individuare soggetti infettati da uno o più dei tre virus in questione? Ecco l’elenco fornito dallEuropean Center for Disease Control and Prevention (ECDC):

  • Maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi
  • Transessuali
  • Lavoratori del sesso, ovvero chi si prostituisce
  • Tossicodipendenti
  • Carcerati
  • Migranti
  • Persone senza fissa dimora
  • Donne in gravidanza
  • Pazienti in dialisi
  • Individui sottoposti a interventi chirurgici, trasfusioni, o trapianti d’organo prima che fossero messe in atto adeguate misure di controllo (inizio anni ’90)
  • Partner sessuali di pazienti con infezione nota da HIV, HBV o HCV
  • Chi abita con pazienti con infezione nota da HBV (dei tre è sicuramente il virus più infettivo e che quindi si trasmette più facilmente)

Ha senso eseguire i tre test anche in assenza di sintomi, in quanto è utile ricordare come questi virus possano non dare alcune segni di sé per anni prima di manifestarsi in modo drammatico.

Il passo successivo è quello di indirizzare il paziente appena diagnosticato verso opportune strutture in grado di fornire il corretto supporto farmacologico. Soprattutto nel caso di quella contro HCV, la terapia è estremamente costosa, ma il nostro tanto vituperato Sistema Sanitario Nazionale riesce comunque ad assicurarla a un ampio numero di pazienti.

Ricordiamo, infine, che in questa campagna è anche sottolineato un importante aspetto di carattere etico-sociale: il ricorso ai test deve essere su base volontaria (nessuno può essere costretto a farlo), e i risultati devono essere comunicati in forma riservata al solo paziente. Non ad altri, parenti inclusi! Ogni paziente deve, inoltre, ricevere un’approfondita spiegazione prima e dopo il test sul suo significato e su come comportarsi sia in caso di test positivo che di test negativo (per esempio come prevenire una possibile futura infezione: misure comportamentali, vaccino per l’HBV).

Tutto questo deve essere coordinato a livello nazionale. In Italia il sistema di controlli è ben organizzato e non possiamo lamentarci. Dobbiamo, però, sicuramente migliorare la penetrazione di questo tipo di messaggi nelle categorie a rischio. Se questo articolo riuscirà a spingere anche uno solo (ovviamente speriamo molti di più), dei soggetti a rischio a sottoporsi al test, avrà raggiunto il proprio obiettivo. Fatelo anche voi, trasmettendo questo messaggio a chi dei vostri conoscenti potrebbe rientrarci. Facciamo in modo, infine, che questa settimana duri più di un intero anno in termini di attenzione a problematiche così delicate.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/hiv-hep-testing-guidance_0.pdf

 

Back To Top