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Test Di Screening Per Il Tumore Del Colon-retto: Il Buon Esempio Del Medico Serve?

Test di screening per il tumore del colon-retto: il buon esempio del medico serve?

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L’esempio conta più di mille parole. Questo adagio è vero anche in medicina? Vediamo il caso dello screening per il tumore del colon-retto.

Il cancro del colon-retto è al secondo posto in Italia nella classifica dei tumori più diagnosticati. La familiarità conta, ma il ruolo principale lo giocano parecchi comportamenti, potenzialmente modificabili, che ne favoriscono lo sviluppo: quasi il 65% di questi tumori sono, infatti, associati alla presenza di fattori di rischio come il sovrappeso, la ridotta attività fisica, il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di carni rosse, insaccatie alcol. Lo screening per la diagnosi precoce di questo tumore esiste ed è molto efficace, perché ci permette la sua individuazione quando questo ha ancora elevatissime probabilità di guarire.

In Italia, nella quasi totalità delle regioni, si usa il test del sangue occulto nelle feci per tutti gli individui fra i 50 e i 69 anni, da ripetere ogni due anni. In alcune regioni il test di screening è diverso, ma ugualmente efficace: invece di esaminare la presenza di sangue nelle feci, si fa direttamente la rettosigmoidoscopia, una sola volta nella vita, fra i 58 e i 60 anni.

Ribadisco, come già spiegato nel precedente articolo sullo screening del cancro colon-retto, che se uno di questi test venisse positivo non significa avere un tumore, ma è fondamentale (per poter stare tranquilli ed escludere la diagnosi), sottoporsi a un altro esame, un po’ più fastidioso: la colonscopia.

Nonostante l’efficacia dimostrata dello screening, il programma per la diagnosi precoce relativa al tumore del colon-retto presenta ancora poche adesioni. In Italia, grazie a un sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità che si chiama “Passi” (che raccoglie informazioni sugli stili di vita e sui fattori di rischio della popolazione adulta attraverso indagini campionarie), sappiamo che solo il 45% degli adulti nella fascia d’età fra i 50 e i 69 anni si sottopone allo screening. Inoltre, purtroppo, ci sono ancora enormi differenze fra le regioni (se al Nord questa percentuale è al 65%, al Sud non arriva al 25%).

Il buon esempio dei medici potrebbe aiutare ad aumentare queste percentuali?

A questa domanda cerca di dare una risposta uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology, che ha l’obiettivo di capire se i medici di famiglia che si sottopongono allo screening per il cancro del colon-retto hanno maggiori probabilità che i loro pazienti si sottopongano a loro volta a questo test. Sono, così, stati confrontati due gruppi, uno di medici e uno di non medici, che con tecniche statistiche sono stati appaiati fra loro, anche tenendo conto di sesso, età e residenza. E la risposta è sì: il maggiore utilizzo dei test di screening da parte dei medici di famiglia è associato a un loro maggiore utilizzo anche da parte dei pazienti i quali, tra l’altro, erano più propensi a sottoporsi alla medesima tipologia di test usata dal proprio curante.

Nella parte conclusiva dell’articolo pubblicato su Gastroenterology vengono citati diversi studi nei quali si dice che una correlazione diretta fra le attitudini dei medici e quelle dei pazienti, in termini di riduzione dei fattori di rischio, esiste: pensiamo per esempio alle vaccinazioni, alla cessazione del fumo di sigaretta e all’esercizio fisico. Noi medici, infatti, con il nostro comportamento possiamo influenzare i nostri pazienti, motivandoli con consigli più credibili ed efficaci. In particolare il medico curante, che ha con essi un rapporto duraturo, può aiutarli a intraprendere le scelte corrette. E, stando ai risultati di questo studio, ciò vale anche in campo oncologico, nell’ambito della diagnosi precoce dei tumori.

A mia conoscenza non ci sono dati, in Italia, di quanto il personale sanitario si sottoponga agli screening, ma soprattutto per noi medici, se avessimo dubbi, è importante pensare che il nostro ruolo, nella prevenzione, è duplice. Non solo per noi stessi: il buon esempio potrebbe influenzare anche le scelte di un’altra persona.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Litwin O, Sontrop JM, McArthur E, Tinmouth J, Rabeneck L, Vinden C, Sood MM, Baxter NN, Tanuseputro P, Welk B, Garg AX, Uptake of Colorectal Cancer Screening by Physicians is Associated with Greater Uptake by Their Patients, Gastroenterology (2019)

Keum N., Giovannucci E. Global burden of colorectal cancer: emerging trends, risk factors and prevention strategies. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2019.

Aiom – I numeri del cancro in Italia 2018

Osservatorio Nazionale Screening – Rapporto 2018

 

 

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