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Si è Sempre In Tempo Per Parlare Di Prevenzione

Si è sempre in tempo per parlare di prevenzione

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Medical Facts continua la propria campagna di sensibilizzazione sull’importanza di seguire corretti stili di vita. Anche, e soprattutto, dopo un problema di salute. Oggi riportiamo i risultati di un recente studio che sottolinea l’importanza, ma anche l’enorme difficoltà, di organizzare reti di supporto che aumentino l’efficacia della cosiddetta “prevenzione secondaria”.

Sono molti i comportamenti che possiamo modificare per condurre uno stile di vita sano e corretto: i sedentari possono fare più attività fisica, i fumatori smettere di fumare e le persone sovrappeso perdere i chili che hanno di troppo. Questo, come abbiamo più volte ribadito, è fondamentale per prevenire l’insorgenza di malattie croniche, come per esempio sono quelle cardiovascolari.

La prevenzione primaria

La modifica dei comportamenti scorretti da parte di una persona sana si chiama “prevenzione primaria” e ci aiuta a evitare lo sviluppo di una malattia. Quando, invece, un individuo è stato colpito per esempio da un infarto o da un ictus, è necessario diagnosticarlo il più precocemente possibile mettendo in atto tutti gli strumenti per una cura efficace, e subito dopo tornare a parlare di prevenzione: si tratta, infatti, di un individuo che ha una grande probabilità di sviluppare di nuovo una malattia cardiovascolare sul quale è fondamentale iniziare una serie di terapie e azzerare i fattori di rischio. Stiamo parlando, in questo caso, di “prevenzione secondariache ha lo scopo di prevenire l’insorgenza di un secondo episodio.

La prevenzione secondaria

Circa il 20% dei pazienti che hanno avuto un ictus e ne sono sopravvissuti sono a rischio di svilupparne un altro e, tendenzialmente, il secondo episodio è peggiore per quanto riguarda la disabilità che ne deriva e la compromissione dell’autosufficienza. Ci sono diverse strategie di provata efficacia per prevenirne la recidiva: oltre alla fulminea modifica dei comportamenti errati, è fondamentale assumere tutte le terapie consigliate dal proprio medico.

Queste servono, per esempio, a tenere la pressione arteriosa e il colesterolo al di sotto di un certo valore (con limiti molto più rigorosi rispetto a quelli richiesti ad una persona che non ha mai avuto una malattia cardiovascolare) e a mantenere il sangue più fluido per esempio assumendo l’acido acetilsalicilico, la cosiddetta “cardioaspirina”. Nonostante la provata efficacia di queste strategie preventive, è, però, molto frequente che gli obiettivi di trattamento non vengano rispettati.

Recentemente, sulla rivista scientifica Lancet Neurology, è stato pubblicato uno studio che aveva lo scopo di capire se esiste un modo per aiutare le persone a mettere in atto correttamente le strategie di prevenzione secondaria. Si è, infatti, proposto di analizzare se un programma di supporto ai pazienti sopravvissuti da ictus, che offrisse loro visite periodiche più frequenti rispetto al normale, aiutasse le persone a rispettare le raccomandazioni delle linee guida in termini di pressione, colesterolo e assunzione della terapia in modo da incorrere meno nel rischio di un secondo ictus o di malattia cardiovascolare.

Purtroppo, i risultati relativi al mettere in atto o meno una strategia di supporto non sono stati promettenti perché non ci sono state differenze, in termini di ricorrenza di malattia, fra i pazienti dei due gruppi in studio. Sicuramente ci sono diversi limiti: in primis, nessuno (nemmeno le persone nel gruppo con le strategie di supporto), ha raggiunto i valori ottimali in termini di prevenzione; inoltre, solo la metà dei pazienti del gruppo di supporto aveva aderito completamente al programma, non presentandosi a tutte le visite di controllo.

È interessante, però, notare che le persone che avevano accettato di andare a tutti gli appuntamenti hanno avuto meno episodi di ictus e malattie cardiovascolari rispetto a coloro che avevano saltato qualche appuntamento.

Ovviamente ci sarà bisogno di ricerche ulteriori per capire se esiste un modo pratico per aiutare le persone che hanno avuto un ictus a raggiungere gli obiettivi della prevenzione secondaria.

Attualmente le evidenze che giustifichino una messa in atto di un programma di supporto come descritto nello studio pubblicato su Lancet Neurology non ci sono, ma quello che è certo è che la prevenzione secondaria ha un’efficacia dimostrata e riduce il rischio di andare incontro ad un secondo episodio di malattia cardiovascolare. Com’è anche pienamente dimostrata l’importanza di controllare i fattori di rischio modificabili, come il sovrappeso, la sedentarietà e il fumo di sigaretta. I dati che abbiamo riportato non sono affatto da sottovalutare: il 20% di rischio di avere un secondo ictus dopo averne già avuto uno non è poco. Ma non è mai troppo tardi per parlare di prevenzione: se ci impegniamo questo numero si può abbassare.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Ahmadi M., et al. A support programme for secondary prevention in patients with transient ischaemic attack and minor stroke (INSPiRE-TMS): an open-label, randomised controlled trial. Lancet Neurol 2019

Linxin Li. Support programme for secondary prevention of stroke: inspiration to continue? Lancet Neurol 2019

 

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