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Incidenza Di Tumori In Alcune Aree: Solo La Scienza Può Dirci Se Non è Casuale

Incidenza di tumori in alcune aree: solo la scienza può dirci se non è casuale

Solo con la scienza siamo in grado di sapere come stanno davvero le cose, e di interpretare in maniera corretta la realtà che ci circonda, che non di rado tende a ingannarci.

In questi giorni si sente parlare spesso di zone del Paese dove l’incidenza dei tumori sarebbe in notevole aumento. Non conosco i dati relativi, e non posso dare un giudizio specifico: però posso dirvi di stare molto attenti, perché è molto facile ingannarsi e trarre conclusioni del tutto sbagliate.

I casi di McFarland e Los Alamos

Negli anni ‘80 a McFarland, una piccola cittadina californiana, una mamma, dopo aver visto diagnosticato a suo figlio un tumore, si accorse che altri quattro bambini che abitavano non troppo lontano da casa sua erano affetti dalla stessa terribile malattia. Ben presto i medici ne identificarono altri quattro e questo bastò ad allarmare i cittadini, visto che la popolazione totale di McFarland era di 6.400 abitanti e il tasso d’incidenza di tumori infantili risultava quattro volte quello atteso.

La stessa cosa accadde nel 1990 a Los Alamos, in New Mexico, quando un pittore, Tyler Mercier, si accorse di sette casi di tumore cerebrale tra i residenti di un piccolo quartiere della città. Essendo questo il luogo dove era stata sviluppata la bomba atomica, la gente cominciò a pensare che ci fosse qualcosa di pericoloso nell’acqua o nel terreno. Non vi sarà difficile immaginare la preoccupazione dei residenti e la richiesta d’indagini approfondite. Che però, una volta eseguite, nonostante le aspettative smentirono la presenza di qualunque anomalia con inequivocabili analisi statistiche. Quel numero di casi di tumore non aveva, malgrado le apparenze, nulla di strano.

Non trarre conclusioni affrettate

Il fatto è che la mente umana, come abbiamo già detto, può commettere sbagli. Uno di questi è la tendenza irrinunciabile a trarre conclusioni a partire da dati che appaiono in piccole popolazioni e che, a un’analisi più approfondita, risultano essere irrilevanti e sono solo normali variazioni statistiche. Questo non vale soltanto per le malattie, dove siamo coinvolti profondamente dal punto di vista emotivo, ma anche per altre questioni più futili.

Molti appassionati di basket esultano quando il loro giocatore preferito ha la «mano calda», intendendo che in determinati momenti i cestisti si trovano in un particolare stato di grazia psicofisico che li porta a infilare molti più canestri del dovuto. Ebbene, alcuni studiosi hanno analizzato tutte le partite della stagione 1980-81 dei Philadelphia 76ers, e una trentina dei New Jersey Nets e dei New York Knicks. I numeri mostrarono che i momenti di «mano calda» non esistevano: dopo due o tre canestri consecutivi, le probabilità che un giocatore segnasse il tiro successivo non erano superiori a quelle dopo una serie di errori; in generale, i canestri e gli errori erano sempre quelli che ci si poteva attendere data la bravura del giocatore.

Com’è stato scoperto l’HIV

Beninteso, il notare la concentrazione di casi non è un evento trascurabile: se è vero che nei due episodi che ho raccontato (e in tanti altri), non è stata trovata nessuna rilevanza statistica, molte volte un’iniziale osservazione è stata cruciale per fare scoperte importantissime.

La descrizione a Los Angeles di cinque casi di una rarissima polmonite provocata da un microrganismo chiamato Pneumocystis carinii (ora Pneumocystis jirovecii) in giovani omosessuali ha dato il via alla ricerca che ha poi condotto alla scoperta del virus HIV, alla diagnosi e infine alla cura dell’AIDS.

Insomma, da un lato i piccoli numeri ci possono ingannare, dall’altro possono essere la fonte di una scoperta di cruciale importanza: come fare? Semplice. L’intuito non basta: ci vuole la scienza. Che con i numeri, il metodo, la rigorosa analisi statistica è in grado di dirci con ragionevole certezza se siamo in presenza di qualcosa di anomalo che vale la pena investigare ulteriormente o di una semplice variazione dovuta al caso.

Capisco che sia difficile, come diremo poi, opporre i freddi dati della scienza che derivano da complicate (e incomprensibili ai più) analisi statistiche ai genitori di McFarland, che dichiaravano al Los Angeles Times: «Quanti dei nostri bambini devono ancora morire?», magari istigati da avvocati che speravano di poter intentare e vincere cause milionarie, ma la dura realtà è che solo con la scienza siamo in grado di sapere come stanno davvero le cose, e di interpretare in maniera corretta la realtà che ci circonda e che non di rado tende a ingannarci.

 

Roberto Burioni

 

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