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Evidenze Scientifiche: Come Proteggersi Dalle Bufale

Evidenze scientifiche: come proteggersi dalle bufale

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Dobbiamo proteggere la medicina, e noi stessi, dalle balle mortali. Per questo bisogna sostenere l’ecosistema delle evidenze scientifiche. Oggi Medical Facts parla di Globee, un osservatorio internazionale per il futuro della ricerca e della sanità.

Affermare che tutte le decisioni relative alla salute delle persone devono essere basate sulle migliori evidenze scientifiche potrebbe sembrare l’essenza dell’ovvio, ma in realtà in ogni parte del mondo vengono continuamente documentati enormi gap tra i risultati della ricerca e l’assistenza sanitaria: ovvero si fa quello che secondo le migliori evidenze, non si dovrebbe fare e non si fa quello che si dovrebbe. Questi gap vengono rilevati a tutti i livelli: dalla pratica clinica all’organizzazione dei servizi sanitari, dalle politiche sanitarie alle scelte di cittadini e pazienti.

Tuttavia, concludere che questo fenomeno sia esclusivamente frutto di una diffusa ignoranza è troppo semplicistico. Siamo, infatti, di fronte a qualcosa di estremamente complesso, un vero e proprio ecosistema delle evidenze scientifiche, influenzato come gli ecosistemi presenti in natura, da tre componenti.

Innanzitutto gli esseri viventi, ovvero i numerosi attori della sanità e della ricerca con le loro competizioni, collaborazioni e conflitti di interesse; in secondo luogo, i fattori ambientali, ossia le determinanti sociali, culturali economiche e politiche; infine la componente non vivente, ovvero le evidenze scientifiche attraverso i processi di produzione, sintesi e trasferimento alle decisioni professionali e di politica sanitaria, oltre che alle scelte di cittadini e pazienti.

Purtroppo, produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze scientifiche, i tre pilastri che reggono l’intero ecosistema, sono governati da regole poco flessibili, sono incapaci di interagire tra loro in maniera armonica e sono “erosi” da innumerevoli criticità.

Produzione delle evidenze

Alle innumerevoli aree d’incertezza dove gli studi mancano o sono di scarsa qualità si affiancano enormi sprechi nella conduzione e pubblicazione della ricerca, concretizzando un paradosso della scienza. Da un lato meno del 10% di tutte le pubblicazioni scientifiche (oltre 2 milioni ogni anno) costituiscono evidenze affidabili; dall’altro innumerevoli quesiti rilevanti per la salute delle persone rimangono orfani di evidenze, perché nessuno finanzia e conduce gli studi necessari a coprire queste “aree grigie”.

Sintesi delle evidenze

I ricercatori che producono le revisioni sistematiche – metodo ideale per assemblare come mattoncini Lego studi diversi che rispondono alla stessa domanda -, sono stati contagiati dal virus del publish or perish, causando un’epidemia di revisioni sistematiche inutili realizzate con il solo obiettivo di aumentare il numero di pubblicazioni. Le linee guida – che dovrebbero fornire raccomandazioni basate sulle migliori evidenze -, sono spesso metodologicamente inadeguate, condizionate da conflitti d’interesse, duplicate sulle stesse patologie e incapaci di considerare i pazienti con patologie multiple, sempre più numerosi per il progressivo invecchiamento della popolazione.

Trasferimento delle evidenze

Delle evidenze scientifiche di buona qualità, che già rappresentano solo una percentuale esigua delle pubblicazioni, solo una parte viene poi realmente integrata nelle decisioni professionali, politiche e nelle scelte dei pazienti. Questo influenza negativamente la salute delle popolazioni, esperienze dei pazienti e sostenibilità dei servizi sanitari. Infatti, si sprecano ingenti risorse per farmaci, test diagnostici, interventi chirurgici assolutamente inutili o addirittura dannosi[i], per le conseguenze del mancato utilizzo di quelli che invece funzionano[ii](es. screening oncologici, vaccini) e per la scarsa integrazione dell’assistenza ospedaliera con quella territoriale.

A questo punto, qualcuno potrebbe alzare la mano e chiedere stupito: «Ma la comunità scientifica non dispone di regole e strumenti per migliorare i processi di produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze?». Assolutamente sì, esistono innumerevoli regole e strumenti, ma la loro qualità è molto variabile e non si conosce il loro reale impatto sull’ecosistema delle evidenze, su cui manca una visione globale.

Il progetto GLOBEE

Ecco perché la Fondazione GIMBE ha lanciato il progetto GLOBEE (GLobal OBservatory on Ecosystem of Evidence), osservatorio internazionale che coinvolgerà tutte le organizzazioni impegnate nel migliorare i tre pilastri dell’ecosistema delle evidenze, con l’obiettivo di sistematizzare le regole internazionali, migliorare produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze e, soprattutto, per monitorarne l’impatto.

Oggi la crisi della medicina, della scienza e della sostenibilità dei sistemi sanitari impongono sia di orientare i processi di produzione e sintesi della ricerca al miglioramento della salute pubblica, sia di favorire un adeguato trasferimento delle migliori evidenze scientifiche. È questa l’unica strada pergarantire una sanità efficace, ovvero in grado di migliorare salute e qualità di vita, efficiente, ossia capace di informare i decisori su come spendere bene il denaro pubblico, e partecipata consapevolmente da cittadini e pazienti.

Che se da un lato devono essere consapevoli dei limiti della scienza, al fine di ridurre aspettative irrealistiche per una medicina mitica e una sanità infallibile, dall’altro non devono più fidarsi di sedicenti imbonitori che lucrano sulla sofferenza con pozioni magiche che talora si trasformano in “balle mortali”.

 

Nino Cartabellotta

 

Fonti:

Brownlee S, Chalkidou K, Doust J, Elshaug AG, Glasziou P, Heath I, Nagpal S, Saini V, Srivastava D, Chalmers K, Korenstein D. Evidence for overuse of medical services around the world. Lancet 2017;390:156-168.

Glasziou P, Straus S, Brownlee S, Trevena L, Dans L, Guyatt G, Elshaug AG, Janett R, Saini V. Evidence for underuse of effective medical services around the world. Lancet 2017;390:169-177.

Brownlee S, Chalkidou K, Doust J, Elshaug AG, Glasziou P, Heath I, Nagpal S, Saini V, Srivastava D, Chalmers K, Korenstein D. Evidence for overuse of medical services around the world. Lancet 2017;390:156-168.

Glasziou P, Straus S, Brownlee S, Trevena L, Dans L, Guyatt G, Elshaug AG, Janett R, Saini V. Evidence for underuse of effective medical services around the world. Lancet 2017;390:169-177.

 

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