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Il Diabete Di Tipo 1 E La (quasi) Realtà Del Pancreas Artificiale

Il diabete di tipo 1 e la (quasi) realtà del pancreas artificiale

Il diabete è sicuramente una malattia con cui non è facile convivere. I progressi tecnologici applicati alla medicina stanno, però, sicuramente migliorando la qualità della vita anche di questi pazienti.

Di diabete abbiamo già scritto su Medical Facts e sappiamo che nella maggior parte delle persone insorge in età adulta, perché le cellule possono sviluppare una resistenza all’insulina, ossia non riescono più a utilizzarla nonostante questa sia presente nell’organismo: stiamo parlando del diabete di tipo 2,il quale ha un’importante componente ereditaria ed è fortemente legato allo scarso esercizio fisico e ai vari livelli di sovrappeso.

Una quota minore di persone, invece, è affetta da diabete di tipo 1: è proprio l’insulina a mancare a causa della parziale o totale distruzione delle cellule del pancreas che normalmente la producono. Questo tipo di diabete si sviluppa soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza, e i soggetti affetti hanno bisogno di autosomministrarsi insulina tutti i giorni della loro vita. Non sempre, però, è facile per un paziente capire quanta insulina deve farsi dopo ogni pasto.

La novità del pancreas artificiale

Proprio a questo proposito, c’è una novità relativa alla terapia del diabete di tipo 1, che potrebbe davvero avere un impatto positivo sulla qualità di vita dei soggetti che tutti i santi giorni devono provvedere alle iniezioni di insulina per poter vivere. Una novità che permette un miglior controllo del livello di zucchero nel sangue, la cosiddetta glicemia: infatti, nonostante i già numerosi progressi nella cura del diabete, solo una piccola percentuale di queste persone riesce a mantenere, durante la giornata, un livello glicemico corretto come richiesto dalle linee guida.

A oggi, oltre alle classiche iniezioni d’insulina, c’è la possibilità di utilizzare microinfusori: sistemi che monitorano i livelli di glucosio, infondono insulina in base a schemi terapeutici pre-programmati e sono in grado di auto-sospenderne l’erogazione nel momento in cui si è a rischio di ipoglicemia (ossia il livello di glucosio scende troppo mettendo a rischio la vita del soggetto).

Ma veniamo alla novità (che, tra l’altro, è già stata approvata negli Stati Uniti e nell’Unione Europea): il “sistema di controllo della glicemia ad ansa chiusa”, anche noto come “pancreas artificiale”. Questo dispositivo si rende conto non solo di quando il glucosio scende troppo (ipoglicemia), ma anche di quando è troppo alto (iperglicemia). Questo è davvero importante per prevenire i gravissimi danni acuti e cronici causati dal diabete.

Il sistema è, infatti, dotato di un sensore che calcola costantemente il livello di glicemia e di una pompa che infonde sottocute l’insulina sulla base di un algoritmo che, ovviamente, tiene conto dei valori della glicemia stessa. Un vero e proprio sistema chiuso, da cui il nome, che valuta in tempo reale di quanta insulina ha bisogno un paziente. Quasi un vero e proprio pancreas.

L’efficacia del dispositivo è davvero promettente: sul New England Journal of Medicine sono stati appena pubblicati i risultati di uno studio che ne ha confermato le potenzialità. L’utilizzo del pancreas artificiale ha permesso ai pazienti di aumentare di molto la percentuale di tempo durante la giornata nel quale i livelli glicemici rientrano in un intervallo corretto di valori (né troppo alti né troppo bassi). Inoltre sono migliorati il controllo glicemico notturno e i livelli di emoglobina glicata, un parametro che indica com’è andata la glicemia dei mesi precedenti.

I risultati, per riportare le parole dell’editoriale della rivista, sono impressionanti e clinicamente molto importanti: è, infatti, dimostrato che per ogni 10% di tempo in più in cui il glucosio non è nell’intervallo di valori corretti, il rischio di sviluppare un danno alla retina (e quindi alla vista) aumenta del 64% e il rischio di sviluppare un danno renale aumenta del 40%. Ovviamente ci saranno alcuni problemi cui far fronte, dalle valutazioni economiche di costo-efficacia a come organizzare la formazione dei pazienti, dei medici e, in generale, dei professionisti sanitari all’uso del dispositivo. Ma la prospettiva per le persone che devono convivere con questa difficile malattia sarà sicuramente migliore e permetterà una vita più libera e spensierata.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Brown S.A., et al. Six-Month Randomized, Multicenter Trial of Closed-Loop Control in Type 1 Diabetes. The New England Journal of Medicine. October 31, 2019.

Bruttomesso D. Toward Automated Insulin Delivery. The New England Journal of Medicine. October 31, 2019

 

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