skip to Main Content
Cancro Del Colon-retto: Un Tumore Frequente Legato A Stili Di Vita Scorretti

Cancro del colon-retto: un tumore frequente legato a stili di vita scorretti

Concludiamo gli appuntamenti di Medical Facts sugli screening oncologici con il cancro del colon-retto. Un tumore molto frequente sia negli uomini che nelle donne. Anche in questo caso, però, la prevenzione può e deve svolgere un ruolo di primo piano. Vediamo come.

Il cancro del colon-retto (la parte finale del nostro intestino), è davvero molto frequente: sia fra gli uomini che fra le donne, in Italia, si trova al secondo posto della classifica dei tumori più diagnosticati, contando circa 51 mila nuovi casi all’anno. Nell’uomo arriva subito dopo il tumore alla prostata, nella donna dopo il cancro al seno. Insomma, davvero una patologia da conoscere e non sottovalutare. Oltre alla familiarità, che è un fattore di rischio che non possiamo modificare, questo tumore riconosce diverse condizioni che possono favorire il suo sviluppo, come per esempio il consumo eccessivo di carni rosse, insaccati, alcool e zuccheri raffinati, oppure il sovrappeso e la ridotta attività fisica o il fumo di sigaretta: tutti comportamenti che, se vogliamo, possiamo evitare o comunque controllare. Pensate che, come riportato in un articolo recentemente uscito su Nature, ben il 60-65% di tutti i tumori del colon-retto non sono causati dalla familiarità, ma sono attribuibili a questi fattori di rischio, potenzialmente modificabili.

Perché è importante lo screening per il tumore del cancro del colon-retto?

La maggior parte dei casi di cancro del colo-retto ha origine da alcune lesioni che si possono formare nel nostro intestino, comunemente chiamati polipi. Almeno inizialmente i polipi non sono costituiti da cellule tumorali maligne. Sono, quindi, tumori benigni che, dopo molti anni, potrebbero trasformarsi in tumori maligni. Sta proprio qui l’importanza dello screening: come abbiamo già detto nei precedenti articoli, infatti, questi esami ci permettono di scovare questi polipi in una fase ancora iniziale, quando siamo ancora in tempo per mettere in atto terapie efficaci.

Gli esami di screening per il tumore del colon-retto

In Italia l’esame più utilizzato, nella quasi totalità delle regioni, è il test del sangue occulto nelle feciper tutti gli individui fra i 50 e i 69 anni, da ripetere ogni due anni. È molto semplice, gratuitamente offerto dal Servizio Sanitario Nazionale, per il quale ci arriva una lettera d’invito a casa con tutte le istruzioni utili e che prevede la raccolta di un unico campione di feci. L’utilità di questo test sta nel fatto che i polipi che potrebbero dare origine al tumore del colon-retto possono iniziare a sanguinare molti anni prima dello sviluppo del cancro. Questo sanguinamento, però, è talmente esiguo da non poter essere visto; questo test ci dà la possibilità proprio di scoprire l’eventuale sanguinamento, prima che noi possiamo vederlo con i nostri occhi. Come anche per gli altri screening di cui abbiamo parlato, un test positivo non vuol dire, per forza, avere un tumore. Per essere sicuri dobbiamo sottoporci, in caso di positività, a un altro esame, questa volta un pochino più fastidioso: la colonscopia. Questo esame permette di visualizzare direttamente l’interno del nostro intestino e di confermare l’eventuale presenza di polipi intestinali. In tal caso, è possibile eliminare le lesioni anche durante la colonscopia stessa. La colonscopia è, quindi, un ottimo strumento sia di diagnosi che di terapia.

In alcune regioni, tra cui il Piemonte, la procedura di screening è diversa, ma ugualmente efficace: invece di esaminare la presenza di sangue nelle feci ogni due anni, si fa direttamente la rettosigmoidoscopia (un esame simile alla colonscopia, ma che permette di visualizzare solo l’ultimissima parte dell’intestino stesso), una sola volta nella vita, fra i 58 e i 60 anni. Anche qui, in caso di positività, bisognerà procedere con una colonscopia, che è l’unico esame che ci permette di vedere davvero tutta la parte dell’intestino a rischio per questo tumore.

Come siamo messi in Italia

L’Osservatorio Nazionale Screening ci dà un’ottima notizia: lo screening per il tumore del colon-retto, nel corso degli ultimi anni, è in continua espansione. Però ci sono due dati da migliorare. Uno è che ci sono ancora molte differenze sul territorio italiano: nelle regioni del Sud, per esempio, l’adesione all’invito è molto inferiore rispetto alle regioni del Nord. L’altro è che spesso succede che chi ha una positività al sangue occulto nelle feci non va a fare la colonscopia. In questi casi, però, la colonscopia è un esame fondamentale da fare, senza se e senza ma: è vero che una positività non vuol dire avere un tumore, ma il rischio di averlo aumenta tantissimo.

Se nelle feci c’è sangue, è vero che possono essere, banalmente, emorroidi, ma c’è un 30-40% di rischio che invece si tratti di tumore: veramente molto alto! E visto che, come abbiamo detto, il tumore con tutta probabilità è a uno stadio iniziale su cui le terapie funzionano alla grande, bisogna mettere da parte la paura della colonscopia: è fastidiosa, ma aumenta notevolmente le possibilità di guarire.

Non ci stanchiamo di ripeterlo: con la prevenzione possiamo salvarci la vita.

Concludo raccontandovi i risultati di un importante studio recentemente pubblicato sull’International Journal of Cancer, condotto in Italia su un campione di individui di età compresa fra i 50 e i 69 anni (quelli, cioè, che rientrano nel programma di screening per il tumore del colon-retto). Da questo lavoro emerge come le diagnosi di cancro del colon-retto fra chi aveva risposto all’invito di sottoporsi allo screening è frequentemente associata a uno stadio precoce della malattia, quindi guaribile perché non ancora diffusa in tutto il nostro organismo. Per dirla in modo più diretto: non c’erano metastasi. L’incidenza dei tumori metastatici (quindi, questi sì con meno possibilità terapeutiche), ha iniziato a diminuire proprio con l’avvio del programma di screening e, attualmente, sono meno di un terzo di quelli che invece si diagnosticavano quando lo screening non c’era.

Mi sembra che questi dati spieghino tutto e che non ci sia altro da aggiungere se non dire, ancora una volta, sempre con più convinzione: sottoponiamoci agli esami di screening, ci possono salvare la vita.

 

Renata Gili

 

Fonti:

Ministero della Salute – www.salute.gov.it

Aiom – I numeri del cancro in Italia 2018

Osservatorio nazionale screening – www.osservatorionazionalescreening.it

Keum N., Giovannucci E. Global burden of colorectal cancer: emerging trends, risk factors and prevention strategies. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2019.

Vicentini M., et al. Impact of screening programme using the faecal immunochemical test on stage of colorectal cancer: Results from the IMPATTO study. Int. J. Cancer: 145, 110–121 (2019).

Back To Top