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Otiti: Un Quadro Da Non Sottovalutare

Otiti: un quadro da non sottovalutare

Il “mal d’orecchio” è uno dei sintomi da non sottovalutare mai. Soprattutto nei bambini: i più a rischio dai 6 ai 24 mesi.

Con le infezioni dell’orecchio, le cosiddette otiti, non si scherza. Non solo perché quest’organo ci permette di godere le celestiali sonate di Corelli, il tormentone estivo di Fabio Rovazzi o, perché no, un coinvolgente coro da stadio. Non solo perché la struttura interna dell’orecchio (il cosiddetto “labirinto”), partecipa ai meccanismi che ci permettono di restare in equilibrio: le “labirintiti” non sono da augurare nemmeno al peggior nemico. Immaginate il peggiore mal di mare unito a quello che si potrebbe provare andando a testa in giù sulle montagne russe:  avreste solo un’idea di come si sente chi ne è affetto.

Il motivo è ancora più serio. Le otiti trascurate o mal curate possono complicarsi con un’infezione che interessa le membrane che rivestono il cervello (le cosiddette “meningi”), ovvero in una meningite, o addirittura interessare direttamente il cervello stesso, causando una cosiddetta “encefalite”. In entrambi i casi gli esiti sono imprevedibili e, nei casi più gravi, possono portare anche alla morte. Questo quadro è reso ancora più angosciante se si considera che a esserne colpiti sono spesso i bambini. Le otiti sono, infatti, tra le infezioni più diffuse tra i bimbi in tutto il mondo. Questo non vuol dire, però, che non sia possibile un approccio ragionato alla loro gestione sia da parte dei genitori che da parte dei medici.

Cos’è l’otite?

L’otite è l’infezione del cosiddetto “orecchio medio”, ovvero di un sistema complesso di piccoli ossicini, che a partire dal timpano trasmette i suoni dall’esterno all’interno del nostro corpo. In particolare, dal mondo che ci circonda fino al nostro cervello. La causa dell’otite è frequentemente di natura infettiva. Sia virus che batteri possono essere coinvolti. Molto spesso, anzi, si tratto di un vero e proprio “concorso di colpa”. Banali mali di stagione, come per esempio un raffreddore che è di origine virale, possono “aprire la strada” a microrganismi ben più pericolosi di natura batterica, che possono colonizzare il nostro naso o la nostra gola. A questo proposito è utile fare tre nomi: Streptococcus pneumoniae (il cosiddetto pneumococco), Haemophilus influenzae e Moraxella catarrhalis. Si badi bene: ognuno di questi batteri potrebbe essere presente nella gola di qualcuno di noi o dei nostri figli senza, per questo, causare alcun problema. Ecco perché parlavo di concorso di colpa: le infezioni virali possono favorire il passaggio di questi batteri dalla gola all’orecchio medio. Il passaggio anatomico c’è. Per i più curiosi, provate a cercare su Google un’immagine della cosiddetta Tromba (o tuba) di Eustachio. A proposito, il ciuccio può alterare la funzione di questa struttura e facilitare il passaggio di batteri nell’orecchio medio.

Come riconoscerla?

Dal punto di vista dei sintomidi un’otite, possiamo riconoscerne di due tipi: quelli specifici e quelli aspecifici. Quelli specifici rimandano direttamente all’orecchio e includono dolore e abbassamento anche temporaneo o intermittente dell’udito. Quelli aspecifici includono, invece, nausea, irritabilità (il bambino cambia umore e, per esempio, fa fatica ad addormentarsi), e perdita dell’appetito. Ci possono anche essere segni (ricordate il “sintomo” è qualcosa che il paziente riferisce al medico, mentre il “segno” è qualcosa che il medico può oggettivamente verificare), aspecifici di accompagnamento, quali febbre e vomito.

In sintesi, il mal d’orecchio è sicuramente il sintomo più indicativo, ma può essere anche assente o non chiaramente riferito, soprattutto nel caso dei bambini. In altre parole, la diagnosi sulla base della sola presentazione clinica è spesso non facile. Voi dovete, però, sapere quanto appena detto e, nel caso di dubbi, soprattutto per le forme che si ripetono o si trascinano da tempo, rivolgervi al vostro pediatra o otorino di fiducia. Una semplice visita con un otoscopio (quella specie di lente che viene infilata nell’orecchio), darà un’idea di massima sullo stato del timpano del vostro bimbo e permetterà ai colleghi di pianificare il da farsi.

Come trattarla

Sapete ormai benissimo come Medical Facts non sia un sito per giocare al “piccolo medico”. Anche questa volta, non rinnegheremo la nostra filosofia, e non scenderemo nei dettagli relativi al trattamento. Non avrebbe senso e rischieremmo di fare danni.

Basti solo sapere che lo scopo del medico nel trattare un’otite è duplice: diminuire i sintomi, soprattutto il dolore, e valutare l’opportunità di somministrare una terapia antibiotica. Nel primo caso, si agisce con la somministrazione di antidolorifici per bocca o direttamente nell’orecchio (quelli per bocca hanno una maggiore efficacia). Non sono, invece, raccomandati decongestionanti topici (per esempio, i prodotti da banco usati per liberare il naso durante un raffreddore), anti-istaminici (quelli di cui fanno uso i soggetti allergici) e, men che meno, gli spesso abusati cortisonici.

Per quel che riguarda l’eventuale uso di antibiotici si tiene conto di vari fattori, primo fra tutti se si tratta o meno di una “prima volta”. Di solito, le otiti acute, che si manifestano in bimbi sani d’età superiore ai 6 mesi e che non provocano la fuoriuscita di secrezioni dall’orecchio, tendono a risolversi autonomamente nel giro di qualche giorno. In questi casi, non si consiglia solitamente l’uso di antibiotici. Il pediatra consiglierà di verificare l’andamento dell’infezione per due o tre giorni, e di ritornare nel caso di peggioramento o persistenza dei segni e dei sintomi.

Discorso diverso sono, invece, le forme croniche (ovvero quelle che durano da settimane) o quelle che si manifestano periodicamente a distanza di tempo soprattutto in presenza di altre patologie del bimbo. In questi casi sono necessari altri approfondimenti diagnostici anche per verificare l’efficacia della terapia antibiotica impostata.

Come prevenirla

Come molte malattie, anche nel caso delle otiti un ruolo fondamentale è svolto dalla prevenzione. In particolar modo dalla prevenzione delle recidive nei soggetti predisposti. Come fare?

Una prima possibilità è rappresentata dai vaccini. Importante è risultato essere soprattutto quello contro lo pneumococco: dobbiamo, però, essere consapevoli che le preparazioni attualmente disponibili proteggono solo da una parte dei diversi tipi di pneumococco che circolano. Il quadro, inoltre, sta cambiando. Utile, quindi, ma non del tutto risolutivo, soprattutto se consideriamo il concorso di colpa fra batteri e virus respiratori. Per questi ultimi, l’unico vaccino disponibile è quello anti-influenzale che, però, come sa chi legge Medical Facts, non garantisce ogni anno la stessa efficacia.

Ci sono allora misure comportamentali che potrebbero essere di aiuto e che potremmo riassumere in due parole: buon senso. Potremmo dire che in studi clinici dedicati alle fasce di età maggiormente a rischio di otite (6-24 mesi) una misura di buon senso, qual è il non esporre i bimbi al fumo di sigaretta, è stata chiaramente associata a un minor rischio di otiti. Stesso risultato anche per l’allattamento al seno (ovviamente quando possibile), e la riduzione dell’uso del ciuccio.

Resta, infine, un rischio non facilmente limitabile. Gli asili in generale, e in particolare gli asili nido. Sappiamo benissimo, anche per gli effetti del contagio sui genitori, quanto sia facile ammalarsi in queste strutture. Anche qui una misura di buon senso ci sarebbe. I bimbi con chiare forme respiratorie (a partire dal raffreddore) dovrebbero restare a casa. Abbiamo visto l’effetto delle infezioni respiratorie sul rischio di otite. Ci rendiamo conto, però, che nella pratica questa misura non è quasi mai applicata. Dovremmo, però, sforzarci di farlo il più possibile. Nell’interesse di tutti i nostri bimbi.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Nature Reviews Disease Primers (2016) 16063 – https://www.nature.com/articles/nrdp201663

 

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