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Screening Per Il Tumore Al Seno: Che Cos’è E A Chi è Rivolto

Screening per il tumore al seno: che cos’è e a chi è rivolto

Auto-palpazione, vita sana e prevenzione sono le tre parole d’ordine per scongiurare i tumori maligni più diffusi fra le donne: quelli al seno. Oggi vi spieghiamo nel dettaglio che cosa sono gli screening mammografici.

Il tumore al seno è frequentissimo: secondo il rapporto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, circa un tumore maligno su tre è un tumore alla mammella, che ottiene così il primo posto fra i tumori più diagnosticati nelle donne in Italia. Sebbene l’incidenza annuale (ossia il numero di nuovi casi di tumore mammario diagnosticati ogni anno), sia in lieve aumento, continua per fortuna a calare, in maniera significativa, la mortalità. Per questo dobbiamo ringraziare, da un lato, i progressi scientifici delle terapie e, dall’altro, la maggiore diffusione dello screening mammografico. Come abbiamo già scritto su Medical Facts, infatti, gli screening consentono di diagnosticare la malattia prima, quando ancora non dà segni e sintomi della sua esistenza, aumentando così la probabilità che essa venga curata con successo.

Se pensiamo che le evidenze scientifiche più affidabili ci dicono che fra le donne che si sottopongono ai programmi di screening mammografico la mortalità si riduce del 38-40%, non possiamo non comprendere l’estrema importanza di questa strategia di prevenzione. Ma facciamo un po’ d’ordine e vediamo di chiarire, punto per punto, il significato e le modalità di esecuzione della mammografia.

La mammografia

Anzi tutto, che cos’è la mammografia? È una radiografia del seno effettuata mediante compressione della mammella fra due lastre. Può essere, per alcune donne, un po’ dolorosa, ma per fortuna l’esame dura pochi minuti. È necessaria per individuare precocemente l’eventuale presenza di piccolissimi noduli, ancora non percepibili alla palpazione, che potrebbero essere tumorali. È bene precisare che una positività alla mammografia non mi dà la certezza che ci sia un tumore: si limita a dirmi, infatti, che c’è un’aumentata probabilità di averlo. Quindi, nel caso di un risultato positivo, ci saranno ulteriori passaggi necessari a confermare o escludere la diagnosi: una seconda mammografia, un’ecografia e una visita senologica.

In Italia è attivo un vero e proprio programma di screening mammografico rivolto a tutte le donne fra i 50 e i 69 anni (con alcune possibili variazioni regionali), con cadenza biennale. Grazie a quest’organizzazione la mammografia viene gratuitamente offerta dal Servizio Sanitario Nazionale: non prevede, cioè, pagamento di ticket e, se si è nella fascia d’età interessata, si riceve una lettera d’invito con giorno, ora e luogo dell’esame. Non è necessaria alcuna preparazione da fare prima ed essendo una semplice radiografia non sono previste anestesia e o procedure chirurgiche: dopo averla fatta si può tranquillamente tornare a casa e continuare le attività previste per la giornata.

E le donne sotto i 50 anni?

Dopo aver parlato dei vantaggi della mammografia potrebbe sorgere spontanea una domanda: perché non può essere fatta a tutte le donne, indipendentemente dalla fascia d’età, e non viene fatta più frequentemente di una volta ogni due anni? Per fortuna, prima di mettere in atto qualunque intervento inerente alla salute delle persone, vengono fatti studi e sono proprio le evidenze scientifiche che ci permettono di rispondere a questa domanda. Per quanto ricchissima di vantaggi, infatti, la mammografia non è scevra da rischi.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ci dice che ci sono essenzialmente tre pericoli. In primis, le radiazioni. Abbiamo detto che la mammografia è a tutti gli effetti una radiografia, quindi raggi X che a loro volta possono favorire la comparsa di un tumore. I rischi di fare una mammografia troppo frequentemente ne superano i benefici. Inoltre, c’è il rischio della cosiddetta sovra-diagnosi: visto che la mammografia è capace di individuare un nodulo anche molto piccolo, può essere che identifichi un tumore che in realtà sarebbe stato a così lenta evoluzione che non avrebbe mai dato problemi nel corso di tutta la vita.

La sovra-diagnosi, quindi, potrebbe portare una donna a sottoporsi a un intervento terapeutico che in realtà non sarebbe stato necessario. Ultimo, ma non meno importante, il rischio di falsi positivi, ossia una positività alla mammografia che in realtà non corrisponde alla presenza effettiva di un tumore, con conseguenze psicologiche sulla donna che riceve un’informazione errata. Si è visto con certezza che tutti questi rischi sono minimizzati eseguendo l’esame a cadenza biennale fra i 50 e i 69 anni, come succede in Italia, e sono così altamente e nettamente superati dai benefici relativi alla riduzione della mortalità.

Non escludere la palpazione

È fondamentale tenere a mente che quest’esame non sostituisce assolutamente la buona e sana abitudine, per le donne, di ispezionare e auto-palparsi il seno con regolarità e di riferire subito al proprio medico eventuali anomalie riscontrate. Infatti, a partire dai vent’anni di età, con cadenza mensile, è buona norma auto esaminarsi il seno davanti allo specchio per poter notare irregolarità della cute o del capezzolo, sia con le braccia lungo i fianchi che con le braccia alzate, per poi procedere all’auto-palpazione: tenendo il braccio destro dietro la nuca si palpa il seno destro con la mano sinistra, procedendo in senso orario su tutti i quadranti della mammella e viceversa. Se si riscontrasse un’anomalia è bene parlarne subito con il proprio medico curante per procedere, eventualmente, con una visita senologica.

Come si sa, prevenire è meglio che curare e infatti l’80-90% delle donne con un tumore di piccole dimensioni e senza linfonodi coinvolti (quello, cioè, che può essere identificato mediante la mammografia), può guarire definitivamente. Auto-palpazione, vita sana e prevenzione mi sembrano tre buone parole per concludere questo articolo.

 

Renata Gili

 

Fonti:

IARC Handobook of Cancer Prevention: benefits of mammography screening outweigh adverse effects for women aged 50-69 years.

B.L. Niell et al. Screening for breast cancer. Radiol Clin N Am 55 (2017) 1145–1162.

Ministero della Salute – http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=23&area=Screening

Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro – www.airc.it

Aiom – I numeri del cancro in Italia 2018

 

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