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Parto Cesareo E Batteri Intestinali Dei Neonati

Parto cesareo e batteri intestinali dei neonati

Medical Facts ha più volte pubblicato articoli su argomenti che evidenziavano il ruolo importante per la salute svolto dai batteri normalmente presenti nel nostro corpo. Questo sin dalla nascita. Oggi riportiamo gli interessanti risultati di un lavoro pubblicato dalla rivista “Nature” su un ampio gruppo di neonati partoriti per via naturale o mediante parto cesareo.

Sono sicuro che gran parte di voi, quando sente parlare di batteri, li associa automaticamente a un qualcosa di negativo: infezioni, malattie e sofferenza. Questo concetto è vero solo in minima parte. Solo una minima parte dei batteri con cui l’uomo entra in contatto è, infatti, in grado di causare malattie. Per dirla tecnicamente, come ormai sa chi ci ha seguito negli ultimi mesi, solo pochi di essi sono “patogeni” per l’uomo. Gran parte degli altri batteri adattatisi a replicare nel nostro corpo non hanno affatto queste caratteristiche; anzi, possono svolgere un effetto benefico per la nostra salute.

I batteri intestinali

Questo sta emergendo con sempre più chiarezza dallo studio dei batteri normalmente presenti nel nostro intestino, che rappresentano la quota più abbondante di quelli presenti nel nostro corpo. Per darvi un’idea, considerate che il 55% del peso della parte secca delle nostre feci è rappresentato proprio da batteri. O ancora, pensate che in un solo grammo delle nostre feci si stima sia presente una quantità di batteri pari a più di dieci volte il numero di esseri umani presenti sulla Terra.

Non c’è un singolo gruppo di batteri che svolge un potenziale effetto benefico, ma è tutta una questione di equilibrio (in termini tecnici si parla di eubiosi). Vari gruppi di batteri “benefici” concorrono a tenere a bada microrganismi potenzialmente più fastidiosi. La loro presenza in quantità sufficiente garantisce un controllo costante dei gruppi di batteri potenzialmente più problematici.

Una brutta e una buona notizia.

La brutta notizia è che questo equilibrio può esser alterato (tecnicamente si parla di disbiosi), da vari fattori, quali il tipo di alimentazione (per esempio, chi mangia più grassi e proteine animali ha una flora marcatamente diversa rispetto a chi mangia più fibre vegetali), lo stile di vita (chi è sedentario ha una flora diversa da chi conduce una vita più attiva), e l’assunzione di farmaci, fra i quali spiccano in termini d’importanza, ovviamente, gli antibioticiLa buona notizia è che in un adulto, questo equilibrio può essere abbastanza ripristinato col tempo. Si può ritornare, magari con una certa difficoltà, al precedente stato di eubiosi. Dopo qualche mese da un ciclo di terapia antibiotica, la flora può, per esempio, tornare alle caratteristiche che aveva prima del ciclo stesso. Questo negli adulti. La situazione nei bambini è molto diversa.

La flora dei bambini è molto più facilmente modificabile

Avete presente la plastilina? Ecco, dovete immaginare un po’ così la flora batterica di un neonato. Ogni piccolo cambiamento, per esempio nella dieta, è associato a modifiche della sua flora molto più marcate rispetto a quanto non si osservi in un adulto. Questa plasticità è evidente anche durante tutti i primi anni di vita (alcuni studi sembrano suggerire addirittura fino all’adolescenza). Ogni singolo cambiamento lascia un’impronta molto chiara sulla quantità e il tipo di batteri presenti.

A questo punto, però, potrebbe insorgere un problema. Cosa succede se un bimbo arriva all’adolescenza, o peggio all’età adulta, già con un’alterazione della propria flora intestinale? Abbiamo detto che le modifiche della flora negli adulti possono essere compensate più facilmente che nei bambini con il ritorno all’equilibrio precedente. Ma cosa succede se è l’equilibrio di partenza a essere alterato? Ovvero se, come dicevamo, un bimbo arriva all’età adulta con una flora alterata? Semplice: la sua tendenza sarà a ritornare sempre a un equilibrio alterato. Un po’ come un orologio progettato male che, anche quando è regolato, continua ad accumulare ritardo allontanandosi dall’ora esatta. Come l’orologio difettoso rischierà di farvi arrivare sempre in ritardo a un appuntamento, allo stesso molto la flora alterata di un bimbo ormai adulto potrà esporlo a tutta una serie di patologie più o meno gravi sulla cui origine oggi si sa ben poco, quali, per esempio, l’asma, tutta una serie di allergie, di patologie metaboliche o autoimmuni (pensate, per esempio, al diabete).

Le differenze sono chiare sin dalla nascita

Per questo motivo, molti sono gli studi che si sono focalizzati sui cambiamenti della flora intestinale dei bambini, e sui fattori che possono determinarli. Oltre ai vari fattori già citati, ce n’è uno in particolare che merita attenzione: le modalità del parto, ovvero se per via naturale o a seguito di parto cesareo. Questo aspetto è stato studiato dagli autori di un articolo appena pubblicato sulla rivista Nature, che ha valutato le caratteristiche della flora intestinale di 596 bambini nati a termine in Gran Bretagna. Valutando varie caratteristiche cliniche di questi bimbi (e in 178 casi anche delle loro madri), è emerso come le principali differenze della flora intestinale erano proprio associate alla modalità del parto. Bambini nati per via naturale avevano una flora diversa rispetto a quelli nati con un cesareo. Questo non deve sorprendere (anche altri studi l’avevano già dimostrato), perché, se ci pensate bene, i germi che colonizzano un bimbo nelle prime ore di vita sono proprio quelli provenienti dai diversi distretti corporei della madre. Una cosa, quindi, è se il neonato entra in contatto alla nascita con le vie genitali materne; altra, invece, se il primo contatto è principalmente con la sua cute, come nel caso del parto cesareo.

La parte più interessante evidenziata dallo studio è che alcuni dei germi che fisiologicamente vengono trasmessi ai neonati per via naturale, mancano nel caso di chi è nato per parto cesareo. Questo, purtroppo, apre “spazi liberi” ad altri germi, alcuni dei quali potenzialmente più pericolosi anche per la presenza di antibiotico-resistenza. Queste differenze, contrariamente a quanto osservato in altri studi, tendevano a permanere anche fino ai 9 mesi circa di vita dei neonati. Cosa manca a quest’osservazione? La cosa più importante, ovvero capire se queste differenze potranno associarsi a rischi diversi di sviluppare, come dicevamo, diverse patologie avanti nella vita. Vedremo cosa ci riserveranno i prossimi studi in merito.

Una cosa, però, possiamo già dirla con certezza riguardo i fattori che possono alterare la flora nei bambini. Senza timore alcuno di smentita. Attenzione all’uso indiscriminato di antibiotici nei bambini, indipendentemente dalla loro età: sia per quanto illustrato oggi circa gli effetti sulla flora del singolo bimbo e il possibile impatto sulla sua salute futura, sia per quanto riguarda in modo più ampio il problema delle antibiotico-resistenze di cui Medical Facts ha già più volte parlato. Per essere efficaci nel mondo di oggi, le strategie di contrasto a queste vere e proprie emergenze sanitarie devono essere necessariamente condivise su scala globale e a diversi livelli professionali.

Credetemi: i batteri non hanno bisogno di passaporto per trasferirsi da un lato all’altro del globo. E a maggior ragione, non chiedono nemmeno la carta d’identità per sapere l’età di coloro ai quali possono creare problemi. Non aiutiamoli ulteriormente.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Nature (2019) Stunted microbiota and opportunistic pathogen colonization in caesarean-section birth. https://doi.org/10.1038/s41586-019-1560-1

 

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