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“Fermenti Lattici” E Disturbi Gastroenterici Nei Bimbi: Facciamo Un Po’ Di Chiarezza

“Fermenti lattici” e disturbi gastroenterici nei bimbi: facciamo un po’ di chiarezza

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Medical Facts torna oggi su un argomento molto caldo: la reale utilità dei probiotici (spesso erroneamente noti come “fermenti lattici”), nella prevenzione dei disturbi gastroenterici nei bambini. Quanto realmente ne sappiamo?

Medical Facts ha recentemente riportato i dati di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine che evidenziava la sostanziale assenza di efficacia di uceppo probiotico molto usato nell’influenzare l’andamento di una gastroenterite in bambini dai 3 mesi ai 4 anni di età. Nessuna differenza era emersa in termini di durata della diarrea, di numero di scariche, di durata e numero di episodi di vomito, dell’incidenza di febbre e della necessità di ricorrere alla reidratazione fra chi prendeva il probiotico e chi, invece, assumeva una preparazione di controllo. In sintesi, nessuna differenza fra chi prendeva il probiotico e chi prendeva “acqua fresca”.

Quanto funzionano i probiotici nella prevenzione dei disturbi gastroenterici?

Nel commentare l’articolo, avevamo detto che l’approccio è molto affascinante dal punto di vista medico, ma avevamo anche aggiunto come sia indispensabile approfondire le nostre conoscenze sperimentali e cliniche in quest’ambito. Allo stato attuale, infatti, mancano ancora evidenze forti riguardo la reale utilità dei probiotici in presenza di precise condizioni cliniche. Della serie: uso questo probiotico, a questo dosaggio, per prevenire o trattare questa specifica condizione. Niente di tutto questo. Il rischio vero è che la loro generalizzata prescrizione possa banalizzarne l’uso e, allo stesso tempo, annacquarne l’efficacia in mancanza d’indicazioni precise per cui, invece, alcuni di essi potrebbero davvero funzionare. Il tutto a fronte di un mercato che sta realmente esplodendo dal punto di vista economico.

Un tema davvero caldo

A conferma di quanto sia caldo il tema, questo mese è stato pubblicato un articolo su una rivista del prestigioso gruppo Lancet, chefa proprio “le pulci” a tutti i principali studi finora pubblicati sull’uso dei probiotici nella prevenzione di vari disturbi gastroenterici nei bimbi. In gergo tecnico si parla di “revisione della letteraturao più in breve, usando un termine inglese, di “review”.

Per la precisione, gli autori hanno analizzato tutti i principali studi in cui probiotici sono stati usati nei bambini per prevenire, non solo casi di gastroenterite acuta, ma un pannello più ampio di disordini gastroenterici dei bimbi. Tali disordini includevano, fra le altre, condizioni frequenti quali la diarrea associata all’uso di antibiotici le coliche del neonato, che tante ore di sonno fanno perdere a bimbi… e genitori.

Probiotici e gastroenteriti acute: poche evidenze solide

Come anticipato nel nostro precedente articolo, anche questa revisione della letteratura conferma quanto siano contraddittori gli studi finora pubblicati. Le evidenze e, di conseguenza, la forza delle raccomandazioni cliniche, sono ancora molto limitate e sembrano dipendere molto dal tipo e dal dosaggio del probiotico usato. Lo stesso confronto fra studi diversi è reso particolarmente difficile dalla notevole varietà della loro impostazione. Un medico che li somministra deve, quindi, sapere che la forza della sua raccomandazione al paziente (o meglio, ai suoi genitori), non può essere assoluta e categorica nel caso dei probiotici. In altre parole, quei soldi potrebbero anche essere spesi in altro modo.

Poche evidenze anche per diarrea da antibiotici e coliche

Queste evidenze sono ancora più scarse e confuse nel caso dell’utilizzo dei probiotici per prevenire la diarrea quando vengono somministrati ai bimbi terapie antibiotiche (una delle indicazioni attualmente più frequenti). Anche in questo caso differenze marcate a seconda del probiotico usato e del suo dosaggio. Idem dicasi per la prevenzione delle coliche anche se alcuni probiotici sembrano, invece, avere una qualche efficacia nel loro trattamento.

Almeno sono (sembrano?) innocui

Mettiamola così: l’unico elemento che sembra emergere (fino a prova contraria!) da tutte le indicazioni è la sostanziale innocuità della somministrazione dei vari probiotici stessi. Il problema è che, come sta emergendo dallo studio del microbioma enterico nei bambini, la prova contraria si potrebbe avere anche dopo molti anni con lo sviluppo di patologie legate ad alterazioni permanenti (le cosiddette disbiosi), della flora enterica una volta che il bimbo è cresciuto ed è diventato adulto. Anche a questo proposito, però, mancano ancora evidenze definitive.

È significativo, infine, notare come alcuni dei probiotici più venduti in Italia non siano nemmeno citati in questo lavoro per la mancanza di studi clinici. Di certo non un buon segno per quanto riguarda la solidità delle indicazioni cliniche che ne giustificherebbero l’uso.

Concludo dicendo che Medical Facts è profondamente convinta delle potenzialità degli approcci che prevedono l’uso dei probiotici. È proprio questo il motivo per cui siamo ritornati e ritorneremo spesso con aggiornamenti sull’argomento. Allo stesso modo, però, ribadiamo come il mondo dei probiotici (e delle preparazioni correlate), sia ancora troppo poco regolamentato dal punto di vista dei dati clinici di efficacia necessari all’introduzione in commercio. È necessario un intervento chiarificatore in quest’ambito da parte dei vari enti regolatori.

Se fossimo ingenui diremmo, riferendoci ai probiotici: «Meglio pochi, ma buoni!». Non lo siamo del tutto e ci limitiamo a dire: «Meglio poche indicazioni, ma chiare». Ma, a pensarci bene, in fondo è la stessa cosa.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Lancet Child Adolesc Health 2019; 3: 655–662

 

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