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Artrosi: Non è Vero Che Bisogna Eliminare Corsa E Attività Fisica

Artrosi: non è vero che bisogna eliminare corsa e attività fisica

Un nuovo studio ha scoperto che chi soffre di patologie articolari e muscolari può continuare a correre e a praticare sport, purché segua alcune regole. Anzi, una in particolare.

In questi ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è mostrata decisamente propensa, per innumerevoli ragioni, nel promuovere uno stile di vita attivo dal punto di vista motorio.

Al giorno d’oggi, infatti, una buona parte delle problematiche di salute proprie della popolazione over 50 anni è legata a patologie cardiovascolari. Tali patologie presentano una correlazione con la sedentarietà che caratterizza l’epoca moderna.

Per questa ragione risulta fondamentale mettere in atto una seria campagna preventiva. Uno tra i vari accorgimenti proposti nelle linee guida è quello di svolgere spesso sport e altri tipi di attività fisica, anche in modo “vigoroso”, per almeno 75 minuti a settimana.

Incoerenza dell’OMS?

Apparentemente pare presentarsi un controsenso. Consigliando di praticare attività fisica, anche “vigorosa”, sembra infatti che l’OMS non prenda in considerazione l’alta frequenza di patologie articolari e muscolari presenti nelle fasce di popolazione sopra i 50 anni. A prima vista sembrerebbe un’assurdità.

Fortunatamente, a risolvere questa perplessità, arrivano in soccorso i ricercatori dell’Osteo-Arthritis Initiative, una collaborazione internazionale che si è prefissa come obiettivo lo studio e la comprensione delle patologie del ginocchio.

In una recente pubblicazione, questo gruppo di ricerca ha valutato la progressione dell’artrosi di ginocchio, e l’eventuale miglioramento o peggioramento del dolore, in soggetti corridori con età compresa tra i 50 e i 70 anni. Criterio indispensabile affinché questi soggetti venissero inclusi nello studio è la presenza di artrosi e dolore ad almeno un ginocchio.

Il quesito da cui sono partiti gli studiosi è se la corsa, caratterizzata da numerose e ripetute sollecitazioni a carico degli arti inferiori, sia o meno un’attività predisponente a un eventuale peggioramento del quadro artrosico e doloroso già esistete nel paziente.

I pazienti runners sono stati, quindi, tenuti sotto osservazione per 48 mesi, rivalutando periodicamente la variazione del loro dolore e, attraverso radiografia, l’evoluzione del grado di artrosi.

Risultati inaspettati

Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, lo studio ha fornito risultati inaspettati rispetto alle ipotesi “tradizionali” proposte fino a oggi riguardo la correlazione tra corsa e progressione di artrosi.

È stato, infatti, evidenziato che nei runners non si evidenziava alcun peggioramento a livello delle ginocchia durante i 48 mesi di attività fisica svolta sotto osservazione.

Ancor più sorprendenti sono gli esiti ottenuti riguardo la variazione della sintomatologia dolorosa. Nei soggetti inclusi nel lavoro non c’è stato alcun aggravamento del dolore, anzi, con il passare del tempo il sintomo è andato ad attenuarsi.

Magia o scienza? Facciamo chiarezza!

Aspetto fondamentale da considerare sono le caratteristiche della “metodologia” di corsa adottata dai pazienti artrosici partecipanti allo studio. Si parla di self-selected running, ovvero “corsa scelta autonomamente” (ne sono consapevole, in italiano suona drammaticamente male). Con questo termine, secondo gli autori dello studio, ci si riferisce allo scegliere tempistiche, distanze, numero di sessioni di allenamento e velocità di corsa in base al proprio sintomo doloroso, in questo caso relativamente alle ginocchia.

Per dare un’idea, immaginiamo di essere un podista conscio del fatto che, dopo aver percorso un certo chilometraggio, le proprie ginocchia inizino a dare i primi sintomi, rendendo così difficoltosa l’attività. L’approccio metodologico indicato in questo lavoro suggerisce di adeguare i vari parametri della corsa in relazione al sintomo.

Per esempio: se solitamente il dolore compare dopo un determinato chilometraggio, è opportuno regolarsi in modo da correre una distanza minore rispetto a quella provocativa.

Di conseguenza, il principio fondamentale da rispettare è quello di svolgere la propria attività senza andare a provocare o peggiorare il sintomo doloroso a livello delle ginocchia. Indubbiamente, in un paziente di questo tipo, sono numerosissimi i fattori da prendere in considerazione che vanno anche oltre quanto riportato nella pubblicazione.

Come trarne vantaggio

L’aspetto interessante in tutto questo è che il paziente, nonostante il suo dolore, può, se lo ritiene opportuno, mantenersi attivo nella corsa. Ne trarrà beneficio in modo sicuro sotto innumerevoli aspetti, partendo da quello cardiocircolatorio fino ad arrivare ai miglioramenti più strettamente muscoloscheletrici, garantendo un miglioramento di trofismo muscolare, equilibrio e coordinazione.

Sarà diretta conseguenza una maggior presa di coscienza da parte del paziente nei confronti della propria patologia, rendendolo più autonomo e consapevole nella gestione del sintomo durante le più svariate attività.

Complessivamente ci sono dati a sufficienza per affermare che la pratica del running, in soggetti over 50 con artrosi di ginocchia, non peggiora né aggrava la condizione; anzi, sembra proprio poter arrecare beneficio riducendone la sintomatologia dolorosa. Fondamentale è che la corsa venga svolta rispettando il sintomo, concetto che tra l’altro può essere esteso a qualunque tipo di attività.

A pensarci bene, la prossima volta che dovrete riordinare e pulire tutta casa potrete fare appello al self-selected cleaning. Però, mi raccomando, senza imbrogliare!

Appendice

Una doverosa e importante delucidazione: va precisato che i pazienti inclusi nello studio sono stati prima istruiti e poi scrupolosamente seguiti da personale qualificato durante tutto il periodo di raccolta dati. Infatti, per un soggetto artrosico e magari sedentario, potrebbe essere assolutamente controproducente iniziare un tale percorso di attività fisica-riabilitativa senza far riferimento a personale sanitario e sportivo (laureato in scienze motorie), adeguatamente formato. Quando si ha a che fare con pazienti, quindi soggetti in condizione di patologia, gli accorgimenti e le precauzioni da adottare sono ben differenti rispetto al sano.

 

Raffaele Barera

Fisioterapista

 

 

Fonti:

-Lo GH, Musa SM, Driban JB, et al. Running does not increase symptoms or structural progression in people with knee osteoarthritis: data from the osteoarthritis initiative. Clin Rheumatol. 2018;37(9):2497-2504.

 

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