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Resistenza Agli Antibiotici E Cibo: Una Pericolosa Catena Da Rompere Al Più Presto

Resistenza agli antibiotici e cibo: una pericolosa catena da rompere al più presto

La diffusione delle resistenze agli antibiotici rischia di farci fare un salto indietro lungo circa un secolo nella cura delle malattie infettive. L’uso spropositato, e spesso inutile, che si fa di questi farmaci per trattare infezioni che colpiscono l’uomo è solo una delle cause. Forse nemmeno la più importante. Altre sono le cause da indagare.

Gli antibiotici ci hanno cambiato la vita. Nel senso letterale del termine. Insieme ai vaccini e al miglioramento generale delle condizioni igieniche, non ce l’hanno solo allungata rispetto a un secolo fa. Ce l’hanno anche migliorata dal punto di vista qualitativo, permettendo di limitare i danni delle malattie infettive causate da batteri. Pensate per esempio alla necessità, molto frequente nel passato, di amputare gli arti a seguito di ferite, anche non gravissime, che s’infettavano. In condizioni particolari, addirittura, si preferiva amputare per non andare incontro alle complicanze infettive. Ricordate la scena iniziale del pluripremiato film Balla coi lupi ambientato durante la Guerra di Secessione Americana? Il tenente John Dunbar (interpretato da Kevin Costner), che riesce con un atto eroico a non farsi amputare un piede e sopravvive, è semplicemente fortunato. Uno dei pochi.

La perdita di efficacia degli antibiotici

Allo stesso modo, però, gli antibiotici rischiano di cambiarcela oggi la vita. O meglio, rischia di farlo la loro minore efficacia, dovuta alla diffusione di batteri resistenti. Come già discusso da Medical Factsun numero crescente di batteri ha messo a punto delle strategie  che permettono loro di moltiplicarsi anche in presenza di antibiotici che, semplicemente un mese prima, li avrebbero stecchiti. Questo è strettamente legato all’abuso che si fa degli antibiotici stessi, spesso considerati alla stregua di integratori alimentari di varia natura o di probiotici non scientificamente validati. Anche di questo ha già parlato Medical Facts.

Studi epidemiologici e molecolari molto approfonditi hanno, però, dimostrato come l’abuso di antibiotici nell’uomo è solo una parte del problema. Spiega solo in parte la massiccia diffusione delle resistenze negli ultimi decenni. Bisogna guardare altrove. E quell’altrove non ha a che fare in modo diretto con l’ambiente sanitario. Ha a che fare con gli animali, in particolare con il loro allevamento da parte dell’uomo. E ha a che fare con la preparazione industriale dei cibi da essi ottenuti.

Antibiotici e allevamento

Si può dire che da sempre gli antibiotici sono stati usati nell’allevamento; e non solo per trattare malattie batteriche degli animali. Lo si faceva (oggi è vietato questo tipo di utilizzo), anche per un altro scopo: per aumentare la quantità di acqua e grasso negli animali. I nostri nonni allevatori si erano, infatti, accorti che somministrando piccole dosi di antibiotici, si riusciva aumentare il peso dei loro animali, e quindi la loro resa economica. Gli studi sul microbioma hanno, oggi, collegato questo effetto alla modifica dei batteri presenti nell’intestino degli animali, e di conseguenza ad alterazioni del loro metabolismo. Peccato, però, che somministrare gli antibiotici in questo modo è anche il modo più efficace per selezionare batteri resistenti a quegli stessi antibiotici.

I batteri resistenti: dall’allevamento alla tavola

Questi batteri (o il DNA che li rende resistenti) di provenienza animale possono entrare in contatto con l’uomo attraverso due modalità principali. Una diretta, come dimostrato dall’aumento dei batteri multiresistenti rilevato negli ultimi anni nel latte, nella carne o nel pollame. Un’altra indiretta, ovvero attraverso cibi non di origine animale che vengono, però, trattati con prodotti di origine animale. Pensate, per esempio, ai cosiddetti concimi biologici che altro non sono che derivati di feci di animali. In questo modo un batterio resistente può, per esempio, arrivare fino a noi “a cavallo” di una zucchina.

Quali sono i rischi?

A questo punto, però, una precisazione è d’obbligo. I batteri resistenti non sono necessariamente correlati a un’alta patogenicità ovvero, come spiegato recentemente, spesso non sono caratterizzati da un’elevata capacità di causare una malattia nell’uomo. Non sono, per esempio, sempre delle salmonelle che possono causare una gastroenterite in chi le ingerisce mangiando uova. No. Spesso l’ingestione di questi batteri non ha nessun effetto immediato. Non ce ne accorgiamo nemmeno.

Il problema è che questi batteri possono entrare a far parte della nostra flora batterica. Possono, per esempio, adattarsi al nostro intestino e restare lì. Non danno quindi problemi fino al momento in cui non siamo costretti a usare, per i motivi più vari, degli antibiotici che spazzano via gran parte della nostra flora, a eccezione, ovviamente, dei batteri resistenti. Si può dire che più usiamo gli antibiotici, più li favoriamo. Li avvantaggiamo fino a farli diventare maggioranza.

È a questo punto che i rischi aumentano in modo esponenziale. Pensate, per esempio, a chi si deve sottoporre a un intervento chirurgico all’intestino. È inevitabile che batteri passino dall’intestino, dove sono abbondantissimi, al sangue. È proprio il motivo per cui in questo tipo d’interventi si fa una terapia antibiotica in corrispondenza dell’intervento. Sono sicuro che, a questo punto, il passaggio è chiaro. Questa terapia sarà efficace su tutti i batteri, ma non su quelli resistenti. Da qui il rischio elevato d’infezioni batteriche disseminate, anche mortali, nei soggetti colonizzati da questi mostri. Pensate, infine, a come questo rischio aumenti ancora di più in quei pazienti il cui sistema immunitario non funziona bene a causa di tumori, infezioni come quella dal virus HIV o perché sottoposti a trapianto. Un incubo.

Necessità di controlli ancora più serrati

In Europa (e in modo particolare in Italia), la legislazione in termini di sicurezza alimentare è una delle più stringenti al mondo. Questo ci garantisce un notevole livello di sicurezza per i patogeni a trasmissione alimentare più importanti in ambito medico. Deve, però, aumentare la sensibilità di tutte le categorie (medici, veterinari, addetti alla sicurezza alimentare e allevatori), anche al rischio della diffusione delle resistenze agli antibiotici nel modo che abbiamo descritto in questo articolo. Il controllo (si spera, reale e a tappeto), del loro uso negli allevamenti è sicuramente un primo passo importante messo in atto. Il passo successivo, inevitabile e solo in parte compiuto, è il controllo diretto e a tappeto di eventuali germi resistenti lungo tutte le fasi della catena alimentare. Non lo facciamo ancora in modo capillare.

È davvero un fronte importante da presidiare nella nostra Guerra di Secessione dalle resistenze agli antibiotici!

 

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Front. Microbiol. (2019) 10:2091

Foodborne Pathog. Dis. (2018) 15, 467–474.

https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/antimicrobial-resistance-zoonotic-bacteria-still-high-humans-animals-and-food-say-ecdc

https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/infographic-antibiotic-resistance-increasing-threat-human-health

https://www.cdc.gov/drugresistance/pdf/ar-threats-2013-508.pdf

 

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