skip to Main Content
Gastroenteriti Virali: Un Altro Problema Del Ritorno A Scuola

Gastroenteriti virali: un altro problema del ritorno a scuola

  • Focus

Medical Facts continua il proprio percorso attraverso le patologie infettive collegate al ritorno a scuola (e non solo), con le gastroenteriti. Uno spauracchio fastidioso per bimbi e adulti che può, però, riservare anche brutte sorprese in alcune categorie d’individui.

Sono sicuro che a molti di voi sarà capitato di trovarsi in giro, magari per lavoro, e iniziare a non sentirsi bene e ad avere un forte mal di pancia con la necessità impellente di correre in bagno. A chi è capitato resterà nella testa come uno dei momenti meno piacevoli e, probabilmente, più imbarazzanti della propria vita.

Diarrea associata o meno a vomito, dolori addominali e febbricola sono la tipica triade di una gastroenterite, in particolar modo di una cosiddetta forma virale. Spesso a questa triade si possono associare manifestazioni anche in altri distretti (esempio naso, gola, occhi), legate alla capacità del microrganismo di infettare anche le cellule presenti in queste aree. Molto più rare (fortunatamente), ma decisamente più preoccupanti, sono le possibili complicanze a carico del sistema nervoso centrale.

Le cause di gastroenterite possono essere varie e, nell’ambito di quelle infettive, è importante quanto meno distinguere le forme probabilmente virali da quelle causate da batteri (ci torneremo presto su Medical Facts), o da parassiti intestinali. Per ora basti sapere che non è facile distinguerle sulla base dei sintomi, ma che solitamente nel caso di forme virali non si evidenzia sangue nelle feci. La presenza di sangue, associata alla persistenza nel tempo dei sintomi, rende necessari accertamenti più approfonditi per comprendere la causa della gastroenterite. Le diarree virali, invece, si risolvono spontaneamente nel giro di 2-5 giorni. Come dicevamo poc’anzi, se la durata supera i 5 giorni diventa necessario fare ulteriori esami (sotto la guida del medico) per capirne la causa e decidere come intervenire.

Cosa fare nel frattempo?

La diarrea, a maggior ragione se associata al vomito, ha un effetto ben preciso sul nostro organismo: ne diminuisce in modo significativo la quantità di liquidi. Questo è particolarmente importante nei bimbi piccoli (in particolar modo nei neonati), e negli anziani soprattutto se già affetti da altre patologieLa disidratazione (termine tecnico per indicare la perdita di liquidi) è in effetti la principale complicanza da prevenire. Nelle forme più lievi è sufficiente bere piccoli sorsi di brodo vegetale o di succhi di frutta senza polpa.  Nei casi più gravi, che impiegano più tempo a risolversi, può essere utile assumere delle soluzioni reidratanti orali (i cosiddetti sali minerali). Attenzione, però, in alcuni casi, soprattutto se il soggetto non riesce ad assumere liquidi per bocca, tutto questo può non essere sufficiente e sarà necessario somministrare liquidi attraverso una flebo.

Come provare a prevenirle

La trasmissione delle varie forme virali (molti sono i virus che possono causarle e solo in minima parte coperti da vaccini) è prevalentemente interumana. Ovvero, il soggetto infettato trasmette il virus al sano direttamente o attraverso superfici o oggetti contaminati. Dovreste ormai sapere come. Un modo importante per limitarne la diffusione è quindi il rispetto delle regole igieniche di base, di cui abbiamo già parlato. Abbiamo visto come questo non sia semplicissimo soprattutto nei bimbi; potete immaginare come questo lo sia ancora meno se il bimbo in questione (poverino!), ha a che fare con una scarica di diarrea. La conseguenza di questo ragionamento è semplice: un bimbo con una diarrea di probabile natura infettiva deve restare a casa fino a che essa non sia passata. Altre misure, quali per esempio la pulizia periodica dei giocattoli e degli altri oggetti di uso comune, aiuterebbe ulteriormente.

Uso il condizionale non a caso. Conosco da genitore la realtà difficile in cui si trovano a dover lavorare molte realtà scolastiche. Per ora mi accontenterei di una continua campagna di educazione alla corretta igiene delle mani.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Lancet 2018; 392: 175–86

Clinical Infectious Diseases 2017;65(12):1963–73

JPGN  Volume 59, Number 1, July 2014

 

Back To Top