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Ossiuri: Un Altro Fastidioso Problema Scolastico Per I Bambini

Ossiuri: un altro fastidioso problema scolastico per i bambini

Dopo i pidocchi, Medical Facts si occupa di un altro incubo di mamme e papà legato al ritorno a scuola: gli ossiuri. Vermetti biancastri che possono letteralmente turbare il sonno di grandi e piccini. Oggi spiegheremo il perché e discuteremo alcuni accorgimenti per cercare di minimizzare il rischio.

«Mamma mi brucia!». Quante volte ve lo siete sentito dire dai vostri bimbi? E lì giù a rinfrescarli con un rapido bidet. A volte, però, non basta, e il problema si ripresenta. Più di una volta. A questo punto, un sospetto deve sfiorarvi e ha un nome ben preciso: ossiuri o, se vogliamo usare il nome scientifico, Enterobius vermicularis (enterobiasi è, infatti, il termine più corretto per riferirsi all’infestazione). Un piccolo verme che trova un ambiente adatto alla propria sopravvivenza solo nel corpo umano, più precisamente a livello del nostro intestino.

Gli ossiuri e l’uomo: una storia vecchia migliaia di anni

Proprio così: l’uomo è l’unico animale in grado di ospitare gli ossiuri. Si può dire che gli ossiuri si sono in qualche modo evoluti con noi. Per fare un esempio, sono state trovate tracce di questi vermi in mummie vecchie migliaia di anni.

Di cosa si tratta quindi? Sono piccoli vermi visibili a occhio nudo una volta adulti (le femmine hanno un classico colore biancastro e sono lunghe circa un centimetro), e caratterizzati da un ciclo replicativo piuttosto semplice. Come abbiamo visto per altri parassiti, anche gli ossiuri subiscono diverse modifiche durante la propria maturazione, ma tutte a livello delle vie digestive dell’uomo.

Solo l’uomo, infatti, può infestarsiingerendo uova (invisibili a occhio nudo), da cui originano larve che, attraverso due passaggi, si trasformano in vermi adulti. I vermi adulti (maschi e femmine), si accoppiano nella prima parte del nostro intestino, per poi trasferirsi (le femmine, perché i maschi muoiono subito dopo aver espletato il proprio compito), nella parte terminale, il colon. A questo punto, le femmine gravide sono pronte a deporre le uova per ricominciare il ciclo. Tutto questo, dall’inizio alla fine (ingestione uova fino a deposizione di nuove uova), ha luogo in un periodo variabile dalle 2 alle 6 settimane.

Le femmine degli ossiuri, poi, sono estremamente fertili e ogni singola femmina può deporre nel corso della propria vita (di solito 10-35 giorni), più di 10 mila uova. Pazzesco: una singola femmina può deporre un numero di uova paragonabile, per esempio, al numero di posti di un palazzetto dello sport di grandi dimensioni. La cosa singolare e importante è che questo avviene spesso di notte.

Sintomi e trasmissione

Proprio così: la deposizione delle uova ha luogo tipicamente quando il nostro organismo è a riposo, o comunque non in piena attività. Questa caratteristica spiega bene perché il sintomo più frequente, ovvero il prurito, sia molto più comunenelle ore notturne. Le femmine del verme, infatti, per deporre le uova migrano attraverso l’ultimo tratto del nostro intestino fino all’ano, ed è proprio a livello della cute che lo circonda (la cosiddetta regione perianale), che depongono le uova. Sono proprio i movimenti compiuti dalle femmine degli ossiuri a livello di questa zona molto sensibile del nostro corpo a causare il prurito. Attenzione, perché nelle bimbe il fastidio può estendersi occasionalmente a livello vaginale e alle vie urinarie. Non è un caso, per esempio, che in questa evenienza una dei primi segni dell’infestazione possa essere il ritorno a fare pipì a letto da parte di bimbi che da tempo avevano eliminato il pannolino. Bisogna, però, considerare che in una notevole percentuale di casi (fino al 40% in alcuni studi), la sintomatologia è scarsa o praticamente assente, il che favorisce ulteriormente il rischio di trasmissione del parassita.

Riflettiamo poi su un altro aspetto che conferma come l’evoluzione degli ossiuri sia estremamente adattata al nostro organismo. Immaginate un uomo primitivo, ovviamente caratterizzato da conoscenze e sensibilità igienica molto inferiori alle nostre. Secondo voi, quale sarebbe stata la reazione ai fastidi che abbiamo descritto? Proprio quella: grattarsi per cercare di stare meglio. Così facendo, però, il risultato era (ed è), quello di riempirsi le dita di uova del parassita, che sono particolarmente appiccicose, e di conseguenza far ripartire il tutto quando inevitabilmente le mani ritornavano per vari motivi in bocca. Questo è esattamente quello che succede anche oggi, soprattutto nei bambini piccoli (4-11 anni le età più a rischio). La cosiddetta autoinfestazione è ancora oggi il modo più efficace (per il parassita), di portare avanti il proprio ciclo replicativo in un soggetto non trattato con farmaci specifici.

Bloccare il ciclo

L’obiettivo deve, ovviamente, essere quello di bloccare il ciclo e la trasmissione, trattando con farmaci anti-parassitari i soggetti infestati e insegnando (nella speranza di riuscire a farle rispettare), alcune regole igieniche di base ai bimbi.

Non scenderemo nei dettagli della terapia, ma, alla luce di quanto detto in merito alla durata del ciclo del parassita e del rischio di autoinfestazione, è estremamente importante ripeterla a distanza di due settimane dalla prima somministrazione. Data la notevole infettività delle uova e la loro capacità di resistere per alcuni giorni (non più di 5), nell’ambiente esterno è, inoltre, importante trattare tutti i membri del nucleo familiare (adulti compresi). Anche l’ambiente va in qualche modo “bonificato”, lavando in lavatrice biancheria e lenzuola del letto (non è importante la temperatura, basta l’effetto meccanico del lavaggio), e passando l’aspirapolvere in casa (è stato evidenziato come le uova si attacchino bene ai granelli di polvere).

Estremamente importante è insegnare ai bimbi a lavarsi bene le mani (vedremo come in un prossimo articolo), prima e dopo l’uso del bagno e a non portare le mani alla bocca (pia illusione). Le unghie vanno tenute il più corte possibile (lo spazio sotto le unghie può letteralmente riempirsi di uova). Infine, soprattutto nel corso di un’infestazione, è importante evitare lo scambio di lenzuola, asciugamani e, ovviamente, biancheria.

Lasciatemi finire con un dettaglio tecnico riguardante la diagnosi. Non sempre è possibile vedere direttamente gli ossiuri adulti; più frequentemente la diagnosi è fatta visualizzando le uova al microscopio. Come? Mediante il cosiddetto scotch test. Sì, proprio così. Al risveglio del bimbo, un piccolo segmento di scotch deve essere fatto aderire per qualche secondo all’area perianale del bimbo, per essere poi posizionato su un vetrino da microscopio. È estremamente semplice e la sensibilità del test è superiore al 90%, soprattutto se ripetuto in due o tre mattine diverse. Indossate guanti usa e getta e procedete, quindi, come descritto. Un’indicazione: dovete usare scotch trasparente per permettere la visualizzazione del campione al microscopio. Non usate quello scuro da pacchi. Vi sembra una precisazione superflua. Tutt’altro. Credetemi: nella realtà di un Laboratorio di Microbiologia capita anche questo!

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Dtsch Arztebl Int 2019; 116: 213–9

Eur J Clin Microbiol Infect Dis 2019. doi: 10.1007/s10096–019–03495–1

 

 

 

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