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Pidocchi Del Capo: Fastidiosi Ma Non A Rischio Di Trasmettere Infezioni

Pidocchi del capo: fastidiosi ma non a rischio di trasmettere infezioni

Fra qualche giorno riparte la scuola e con essa tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. In quest’ultima categoria rientrano sicuramente i pidocchi del capo. Oggi ne parla Medical Facts.

Fra poco riparte la scuola e con essa tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. In quest’ultima categoria rientrano sicuramente i pidocchi del capo che, puntualmente rispuntano ogni anno in quasi tutti gli istituti del Bel Paese dalle Scuole Materne alle Elementari (meno frequentemente nelle Scuole Medie e in quelle Superiori). Un motivo c’è ed è chiaro.

L’igiene personale

Partiamo da un presupposto: non è solo una questione d’igiene personale. Potete essere puliti e avere capelli profumatissimi, ma se, malauguratamente, una sola femmina di pidocchio riesce a raggiungere il vostro cuoio capelluto e ad aggrapparsi a uno solo dei vostri capelli, ecco che la “frittata” è fatta. Nel senso che nel giro di pochi giorni, infatti, una singola femmina fecondata è in grado di deporre fino a 300 uova (chiamate lendini), con una media di circa una decina al giorno. Dalle uova, nel giro di una decina di giorni, verranno fuori altrettante forme immature di pidocchi (si chiamano ninfe), che, in altri dieci giorni, diventeranno adulti e potranno ricominciare il ciclo.

Questa maturazione e la deposizione delle uova dopo l’accoppiamento è possibile solo se le ninfe e i pidocchi adulti si nutrono di sangue. Sangue umano: i pidocchi, infatti, sono adattati esclusivamente all’uomo e “non gradiscono” sangue animale.

Contatto diretto

Anche se lavate normalmente i vostri capelli, i pidocchi sono in grado di produrre una sostanza che non ha eguali in Natura, che letteralmente incolla le uova alla base dei vostri capelli (di solito a circa mezzo centimetro dalla radice). Voi vi lavate, ma le uova e i pidocchi che le hanno deposte non si staccano. C’è però un aspetto positivo. I pidocchi non saltano. Per entrare in contatto con uno di essi, è necessario che vi sia un contatto fisico diretto fra la testa di un soggetto infestato e quella di un soggetto che non lo è. Diciamo che è alquanto improbabile che questo avvenga, per esempio, in un ufficio. È, invece, proprio questo il motivo per cui le infestazioni sono più frequenti nei bambini dai 3 ai 12 anni (più colpite le femminucce a causa dei capelli solitamente più lunghi). Ed è proprio questo il motivo per cui è estremamente difficile, per non dire impossibile, impedirne la trasmissione se non trattando in modo specifico i casi. Vedremo come.

Contatto indiretto

Altro capitolo molto dibattuto è la facilità di acquisire i pidocchi del capo attraverso oggetti che sono entrati in contatto con il cuoio capelluto di soggetto infestato. Possibili esempi sono, ovviamente, i pettini e i cappelli o, molto più preoccupanti per noi adulti, elementi condivisi come i poggiatesta nei treni. Qui i vari autori si dividono, nel senso che il rischio c’è, ed è proporzionale al numero di pidocchi presenti sulla testa di un soggetto infestato (la cosiddetta carica infestante). In altre parole, più ce ne sono maggiore è il rischio di trasmissione. Secondo alcuni, però, questo tipo di trasmissione è molto meno frequente di quanto si possa pensare. Questo perché, sempre secondo questi autori, in realtà i pidocchi hanno un’autonomia molto limitata (secondo alcuni non superiore a un giorno), lontani dalla testa dell’uomo.

Senza il nostro sangue, il pidocchio entra rapidamente in uno stato non molto attivo dal punto di vista metabolico che, di conseguenza, ne limiterebbe di molto la vitalità e, quindi, la capacità infestante. Anche le uova non riescono a schiudersi a temperature più basse rispetto a quelle che si trovano sulle nostre teste. A conferma di questo, alcuni autori hanno per esempio dimostrato come solo il 4% delle federe usate da soggetti infestati presentava dei pidocchi vitali in grado di infestare altre teste.

Secondo altri autori, invece, questo rischio teorico c’è comunque, dura qualche giorno e va affrontato. Dal punto di vista pratico, questo si concretizza nel lavaggio in lavatrice ad almeno 50°C dei vestiti indossati da un soggetto infestato. Per gli oggetti, invece, si consiglia di chiuderli in un sacchetto per almeno 48 ore in modo da “prendere per fame” i pidocchi ed esser sicuri di eliminarli. Misura forse eccessiva, ma, direi, di buon senso.

Regolare controllo della testa dei vostri figli

Cosa fare, quindi, quando vengono segnalati casi di pidocchi nella scuola o, ancora peggio, nella classe di vostro figlio? Vari studi hanno dimostrato come – in questo caso sì -, il modo più semplice ed efficace di diagnosi, e quindi di contenimento della trasmissione, sia ancora “quello della nonna”: pettine a denti molto stretti (lo trovate in farmacia) fatto passare tra i capelli bagnati, partendo delle radici, e successiva pulizia su un foglio di carta igienica per visualizzare pidocchi o uova. Le zone dietro le orecchie e la nuca sono quelle in cui è più facile localizzarli anche visivamente. Questo tipo di controllo andrebbe fatto sempre quando lavate i capelli dei vostri bimbi: non solo quando venite allertati dalla scuola in merito alla presenza di pidocchi.

Vari studi hanno dimostrato come questo tipo di controllo preventivo sia il modo migliore per limitare (non annullare!), il rischio di trasmissione.

Molto difficile da valutare e, di conseguenza, poco studiata è la reale efficacia dei vari prodotti “preventivi” che trovate in commercio. Qualche piccolo studio esiste in merito all’utilizzo di alcuni oli essenziali (per esempio estratti di lavanda, melaleuca, eucalipto); le diverse modalità di preparazione e i pochi casi studiati rendono però ancora difficile trarre delle conclusioni definitive. Una cosa, però, è spesso descritta a riguardo: il rischio di reazioni cutanee (per esempio eczemi), da contatto legato all’uso prolungato di queste sostanze. Attenzione, quindi.

Trattamenti solo se i pidocchi ci sono davvero

Cosa fare, invece, se malauguratamente trovate i pidocchi sulla testa dei vostri bimbi? Esistono tutta una serie di prodotti da banco efficaci sia contro i pidocchi che contro le uova. Non necessitano, ovviamente, di prescrizione medica. Attenzione, però, ai casi di allergia ai principi attivi o alla sensibilizzazione del cuoio capelluto legata soprattutto al loro uso scorretto e prolungato nel tempo. Questi prodotti devono essere usati solo quando i pidocchi ci sono, non per prevenirne la trasmissione. L’uso scorretto di questi prodotti ha portato, in alcune realtà, anche alla selezione di popolazioni di pidocchi resistenti al principio attivo. Un po’ come succede per i batteri e gli antibiotici.

Chiudiamo ribadendo che ognuno di noi è teoricamente esposto al rischio di pidocchi. La loro presenza non deve essere associata, come spesso succede, a un marchio indelebile che porta a isolare chi ne è colpito (un singolo trattamento abbatte notevolmente il rischio di trasmissione). Nel complesso, si tratta, infatti, di un fastidioso contrattempo che non espone a rischi infettivi di sorta chi ne è affetto. I pidocchi della testa di solito non trasmettono microrganismi pericolosi per la nostra salute, come invece fanno alcuni loro “cugini” che abitano altre aree del corpo umano. Ma questa è davvero tutta un’altra storia.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Scientific Reports (2019) 9:48

https://doi.org/10.1016/j.jaad.2019.05.110

PEDIATRICS Volume 135, 5, May 2015

 

 

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