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Zecche: Alcuni Consigli Pratici Su Come Proteggersi

Zecche: alcuni consigli pratici su come proteggersi

Non solo la malattia di Lyme. Il morso delle zecche può trasmettere una serie di altre infezioni. Oggi ne parla Medical Facts, focalizzando la vostra attenzione, come da nostra consolidata filosofia, su una serie di consigli pratici per minimizzare il rischio.

Non solo borrelie: ci siamo lasciati così martedì scorso parlando dei rischi connessi al morso di zecca. Ed è proprio vero. Il morso di zecca si associa al rischio di trasmettere vari altri microrganismi che includono non solo batteri, ma anche virus e parassiti. È stato stimato che il rischio di trasmissione di una malattia infettiva a seguito del morso di una zecca sia di circa il 3%. Potrebbe sembrare non particolarmente elevato ma, riflettiamoci bene: è un rischio molto superiore rispetto a quello di essere, per esempio, investiti da un’automobile in una delle nostre città. Ciononostante, nel caso delle auto, sappiamo che può succedere e, proprio per questo, facciamo molta attenzione a evitarlo. Questo deve valere, a maggior ragione, nel caso delle zecche.

Le rickettsie: trasmesse anche dalle zecche

Ma torniamo ai microrganismi che possono essere trasmessi. Fra i batteri, oltre alle borrelie, dobbiamo sicuramente ricordare le cosiddette rickettsie. Un gruppo molto vario di batteri, trasmessi anche da altri minuscoli animali come il pidocchio del corpo (il cosiddetto tifo petecchiale fece strage durante la Prima Guerra Mondiale) e alcuni tipi di pulci. Esse causano varie forme cliniche genericamente note come rickettsiosi, che non sono sempre facili da riconoscere e diagnosticare. È, però, importante farlo in quanto alcuni degli antibiotici usati per le borrelienon sono efficaci nel caso delle rickettsie.

La meningoencefalite da zecche: una forma molto temibile per cui, però, esiste un vaccino

Questo è, ovviamente, ancora più vero nel caso delle infezioni non batteriche trasmesse da zecche, ovvero quelle causate da virus o parassiti che non risentono minimamente dell’effetto degli antibiotici.

Fra le varie possibili forme, non possiamo non ricordare la cosiddetta meningoencefaliteda zecche (anche nota come TBE – tick-borne encephalitis), dovuta a un virus molto simile a quello della Dengue di cui abbiamo recentemente parlato (trasmesso, invece, da alcune specie di zanzare). Questa infezione è molto diffusa in alcune zone dell’Europa Centro-Orientale e Settentrionale (Austria, Repubblica Ceca, Germania, Slovenia, Slovacchia, Svezia, Polonia, Paesi Baltici, ampie aree dell’Ucraina e della Russia), e ha una mortalità che, a seconda della variante del virus coinvolto, va dallo 0,5 al 30% dei casi. Non si scherza.

L’Italia non è zona ad alto rischio ma non è sicuramente a rischio zero. Dal primo gennaio al 31 maggio 2019 (quindi prima della “fase calda”, che anche per la TBEcoincide con i mesi estivi), l’Istituto Superiore di Sanità ha già riportato 4 casi, tutti autoctoni ovvero tutti legati al morso di zecche “italiane”. Nell’intero 2017 sono stati, per esempio, registrati 24 casi.

C’è un altro motivo per cui val la pena di ricordare la TBE. È disponibile, anche in Italia, un vaccino completamente sicuro e con una buona efficacia. Il vaccino non è, ovviamente, incluso nell’ambito dei vaccini obbligatori o di quelli raccomandati per la popolazione generale (a dispetto di chi dice che siamo costretti a vaccinarci contro tutto). È, però, importante sapere che esiste e chiederlo, o proporlo (nel caso di sanitari), a chi si espone potenzialmente al rischio di infettarsi. In alcune regioni italiane a più alto rischio (regioni del Nord-Est) è fornito gratuitamente. Mi raccomando, rivolgetevi al vostro medico almeno un mese prima di una possibile esposizione: bisogna dare il tempo alle somministrazioni di vaccino di stimolare una risposta efficace.

Poche ma importanti misure preventive

Pe tutte le altre infezioni, l’unico modo di fare prevenzione è evitare di essere morsi da una zecca. A tal proposito, ecco una serie di semplici consigli di base (spero ben noti ai “camminatori” esperti), per minimizzare il rischio:

  • Coprire il più possibile la superficie del corpo (usare maniche lunghe e calzettoni lunghi per infilarvi dentro i pantaloni). Non si va a camminare in boxer come in spiaggia.
  • Usare colori chiari. Non è chiaro se le attraggano meno, ma sicuramente rendono un po’ più semplice vedere eventuali zecche.
  • Usare repellenti specifici da spruzzare sulla cute e sui vestiti. Leggere bene le indicazioni sulle confezioni, perché quelli per i vestiti non devono essere spruzzati sulla pelle.
  • Cercare di camminare al centro dei sentieri, minimizzando il contatto con l’erba e la vegetazione circostante.
  • Al ritorno, sarebbe opportuno (quando possibile) spogliarsi prima del rientro in casa e lasciare i vestiti alla diretta esposizione dei raggi solari, o lavarli a una temperatura di almeno 60°C.
  • Ispezionare attentamente la propria superficie cutanea, facendosi aiutare per le zone poco accessibili, e farsi una doccia il prima possibile. Attenzione alle ascelle, all’ombelico, all’inguine, al collo, all’attaccatura dei capelli e al cuoio capelluto (soprattutto nei bambini!). Considerate che nelle prime fasi di sviluppo, le zecche sono minuscole: una lente d’ingrandimento potrebbe aiutare.

Cosa fare, infine, nel caso si trovasse una zecca già attaccata? Prima di tutto non entrate nel panico. Se disponibile in tempi rapidi, rivolgetevi a un sanitario. In caso contrario, agite voi in quanto, come detto la scorsa volta, il tempo di attacco aumenta le probabilità dell’eventuale contagio. Usate pinzette a punta sottile (esistono anche strumenti dedicati) per afferrare la zecca nel punto più vicino possibile alla cute. Non eseguite movimenti rotatori e non schiacciate il corpo della zecca.

Evitate assolutamente i rimedi della nonna (olio o altro), in quanto è dimostrato che questi fattori inducono un riflesso di rigurgito nella zecca, aumentando il rischio di trasmissione. Eliminate la zecca, avvolgendola in un po’ di carta igienica e scaricandola con lo sciacquone del water.

Non preoccupatevi se resta un piccolo puntino nero dopo averla rimossa. Dovrebbe scomparire nel giro di un paio di giorni. Tenete, in ogni caso, monitorato il punto del morso nelle settimane successive e le vostre condizioni generali di salute per almeno un mese.

Ognuno di noi è responsabile della propria salute. Una migliore comprensione dei comportamenti a rischio da parte vostra aiuterà sicuramente anche il vostro medico. Medical Facts non è stato pensato per fare diagnosi online, o men che meno per sostituirsi ai vostri curanti. Uno dei suoi obiettivi, però, è contribuire a formare un pubblico sempre più consapevole e, solo in questo modo, aiutare i vostri curanti. Credetemi, quella del medico è una delle professioni più belle, ma anche più difficili del mondo.

 

Nicasio Mancini

 

 

Fonti:

https://www.epicentro.iss.it/zecche/meningoencefalite

https://www.epicentro.iss.it/zecche/aggiornamenti

https://www.ecdc.europa.eu/sites/portal/files/documents/AER_for_2017-tick-borne-encephalitis.pdf

https://ecdc.europa.eu/sites/portal/files/media/en/healthtopics/emerging_and_vector-borne_diseases/tick_borne_diseases/public_health_measures/Documents/Travellers_Leaflet_highres.pdf

Médecine et maladies infectieuses 49 (2019) 87–97

 

 

 

 

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