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Zecche: Ecco Cosa Può Succedere Se Si Viene Punti

Zecche: ecco cosa può succedere se si viene punti

Dopo i rischi infettivi delle zanzare, oggi Medical Factscontinua il proprio percorso attraverso le malattie infettive connesse alla puntura d’insetti e altri artropodi. Parleremo della malattia di Lyme, un’infezione da non sottovalutare, collegata alle zecche.

Due modi di dire in italiano sintetizzano bene le differenze tra due minuscoli animali con cui dobbiamo spesso confrontarci. Mi riferisco alle espressioni «Essere fastidioso come una zanzara», e «Restare attaccato come una zecca», che si riferiscono a due aspetti differenti della loro biologia. La zanzara, infatti, in qualche modo “ricerca” l’uomo, o meglio gli ambienti in cui è probabile incontrarlo (sono loro le vere padrone dei vostri terrazzi e dei vostri giardini, vero?). La zecca, invece, in qualche modo l’andiamo a cercare noi, “invadendo” il suo territorio. Se riesce ad arrivare in contatto con il nostro corpo (o, molto più frequentemente, con quello di vari animali selvatici), ecco che la zecca si abbarbica letteralmente alla nostra cute e non ci lascia per ore, in molti casi, per giorni.

Zecche: in attesa di un lungo pasto

Questo è, infatti, il tempo necessario alle zecche per completare il proprio pasto a base di sangue, animale o umano che sia. Il pasto è fondamentale per permettere alla zecca di completare il proprio sviluppo dalla fase larvale a quella adulta. Ogni passaggio (di solito sono quattro gli stadi), necessita di un pasto, dopo il quale la zecca muta nello stadio successivo e si stacca in attesa di un nuovo pasto. Per questo motivo, le zecche restano in attesa tipicamente su fili d’erba o piccoli arbusti in attesa di saltare su un nuovo ospite.

Il problema è che in questi passaggi, le zecche possono entrare in contatto e, a propria volta, ospitare tutta una serie di microrganismi potenzialmente pericolosi per l’uomo. Tra questi spiccano varie specie di batteri appartenenti al genere Borrelia. Questi batteri sono responsabili della malattia trasmessa da insetti o altri artropodi più diffusa al mondo dopo la malaria (che, come sapete, è invece trasmessa da zanzare): la cosiddetta malattia di Lyme. I generi di zecche in grado di trasmettere questi batteri sono molto diffusi in varie aree temperate del mondo, Italia inclusa. Le regioni italiane da cui provengono gran parte delle segnalazioni sono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. C’è però da credere che nessuna regione ne sia sostanzialmente “immune”. Gran parte dei casi ha luogo nei mesi più caldi dell’anno ed è legata alle varie fasi del ciclo di maturazione della zecca.

Lamalattia di Lyme: un’infezione spesso non facile da riconoscere

La malattia di Lyme è una malattia infettiva che NON si trasmette da uomo ad uomo. Il fattore di rischio è, come detto, il morso di una zecca che, per inciso, è completamente indolore e non dà prurito. Il rischio di trasmissione aumenta con il tempo durante il quale la zecca rimane attaccata. Questo è il motivo per cui è di fondamentale importanza, in caso di malessere generico non meglio identificato, riferire al proprio medico la possibile esposizione a questo fattore di rischio (per esempio camminate in zone boschive, soprattutto se in aree ad alta endemia; o, a maggior ragione, la puntura di una zecca). Fate attenzione anche ai parchi urbani!

I segni e i sintomi dell’infezione sono spesso poco specifici e intermittenti, e possono a volte passare completamente inosservati. Tipicamente si distinguono tre fasi cliniche della malattia di Lyme:

  • Fase precoce localizzata al punto d’ingresso del batterio, ovvero al punto in cui la zecca ha morso. Se presente, si manifesta come una macchia rossa che pian piano si allarga schiarendosi nella parte centrale. Sembra quasi il bersaglio di una gara di tiro a segno. Compare circa a una settimana dalla puntura e, in assenza di terapia antibiotica, dura per circa 2-3 settimane. Se notate arrossamenti dopo una camminata nel bosco o, in ogni caso, in zone con erba alta, non esitate a contattare il vostro medico.
  • Fase precoce disseminata legata alla diffusione del batterio in tutto l’organismo. Si può sviluppare settimane o anche mesi dopo la puntura, se non è stata iniziata una terapia antibiotica. I sintomi sono assolutamente non specifici e possono includere malessere generale, rigonfiamento dei linfonodi e dolori alle articolazioni. Nei casi più gravi si potranno avere problemi cardiaci o neurologici.
  • Fase persistente tardiva che può manifestarsi anche anni dopo la puntura,caratterizzata da dolore cronico alle articolazioni (spesso il paziente con questi sintomi va da un reumatologo, pensando a una forma reumatica), problemi neurologici o anche neuropsichiatrici.

La diagnosi non è semplice e la malattia di Lyme non è sempre in cima alla lista dei sospetti. In questo senso, il ruolo dei fattori di rischio del paziente, e quindi la collaborazione del paziente stesso, è fondamentale nell’indirizzarla in qualche modo. Trattandosi di un batterio, la terapia è a base di antibiotici.

Come diceva un vecchio adagio pubblicitario ben riuscito, la migliore terapia è la prevenzione. In assenza di un vaccino efficace, il modo migliore di prevenire è proteggersi in modo efficace dalle zecche. Vedremo come il prossimo venerdì. Anche perché le zecche non sono schizzinose nemmeno per quel che riguarda i microrganismi che possono trasmettere: oltre alle borrelie c’è dell’altro.

 

Nicasio Mancini

 

 

Fonti:

Médecine et maladies infectieuses 49 (2019) 87–97

https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/factsheet-lyme-borreliosis-healthcare-professionals

https://www.epicentro.iss.it/zecche/

https://www.epicentro.iss.it/zecche/borreliosi

https://www.cdc.gov/ticks/index.html

https://www.cdc.gov/lyme/prev/vaccine.html

 

 

 

 

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