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I 10 Mila Passi Giornalieri: Anche Meno Per Le Signore Non Più Giovanissime

I 10 mila passi giornalieri: anche meno per le signore non più giovanissime

Oggi Medical Facts commenta un articolo recentemente pubblicato da ricercatori dell’Università di Harvard, che ha messo in dubbio la validità scientifica della soglia dei 10 mila passi giornalieri necessari al mantenimento di un buono stato di salute.

Quanti ve ne mancano oggi? Intendo: quanti passi vi mancano per raggiungere la fatidica soglia giornaliera dei 10 mila? Quella che, una volta raggiunta, il vostro telefonino festeggia con esplosioni di gioia e turbinii di coriandoli? Dubito che non abbiate mai fatto caso all’esistenza di un’app dedicata sui vostri telefonini. Se non l’aveste fatto, dovreste; è un chiaro esempio di come la tecnologia possa, checché se ne dica o pensi, essere anche uno sprone al mantenimento del nostro benessere psico-fisico.

L’origine dei 10 mila passi

La cosa paradossale è che quella dei 10 mila passi giornalieri è una soglia più psicologica che scientifica. La sua probabile origine è, infatti, associata al nome del primo contapassi commercializzato negli anni ’60 in Giappone; si chiamava Manpo-kei, la cui traduzione più prossima in italiano è appunto il “conta 10.000 passi”. Il nome gli fu dato da Yamasa Tokei, l’orologiaio che lo brevettò nel 1965, e che lo lanciò proprio con lo slogan pubblicitario di: «Facciamone 10.000 (passi) al giorno!». Uno slogan pubblicitario e basta? Sì e no. Visto che, solo per fare un esempio, l’American Heart Association ha negli anni incentivato il raggiungimento di questo limite giornaliero per un migliore benessere del proprio cuore.

Il rischio che si potrebbe correre

Attenzione, però, a volte per qualcuno un obiettivo apparentemente non raggiungibile può paradossalmente rappresentare un disincentivo. Della serie: a 10 mila passi al giorno non ci arrivo sicuro, allora tanto vale mettermi l’animo in pace e non farne nemmeno uno. Questo, per esempio, è il discorso che potrebbe fare un individuo avanti negli anni, non particolarmente in forma e magari con qualche acciacco fisico. Ecco, quindi, che l’obiettivo diventa del tutto controproducente. È esattamente il discorso che, per esempio, fa mia madre. Ma chi ha detto che si devono necessariamente raggiungere i 10 mila passi, soprattutto in particolari condizioni? Questa è esattamente la domanda che si sono recentemente posti dei colleghi dell’Università di Harvard a Boston, sede di una delle più prestigiose Facoltà di Medicina al mondo.

Circa 17 mila donne studiate

Per rispondere, i ricercatori hanno studiato un numero enorme di donne (circa 17 mila), dall’età media di 72 anni, chiedendo loro solo di portare con sé un contapassi per una settimana. Oltre al numero di passi giornalieri, i ricercatori ne hanno valutato con vari parametri anche l’intensità (per esempio il numero più alto di passi al minuto nel corso di ogni giornata, o nei trenta minuti in cui ognuna aveva camminato di più, e così via). Sulla base dei dati così raccolti, le donne sono state divise in quattro gruppi e sono state seguite per più di quattro anni. Da questo è emerso che chi faceva circa 4.400 passi al giorno aveva un rischio di morte all’incirca dimezzato rispetto a chi ne faceva 2.700 e che questo era indipendente da altri fattori di rischio ben noti (per esempio fumo, alcol, dieta, altre patologie o terapie in atto). Questo rischio diminuiva ulteriormente fino al gruppo di donne che facevano circa 7.500 passi. Oltre questo valore non si osservava, però, più alcun miglioramento.

È interessante notare come questa associazione risultava del tutto indipendente dall’intensità della camminata. In parole semplici, nelle donne valutate, la quantità dei passi superava in importanza la loro qualità; il tutto senza dover necessariamente raggiungere la tanto sospirata soglia dei 10 mila.

Eliminiamo le barriere psicologiche

Questo studio dimostra come non ci debbano essere preclusioni preconcette o blocchi psicologici per l’attività fisica. Dobbiamo muoverci a ogni età, senza porci limiti, ma nemmeno creandoci facili scuse. Iniziamo a farlo, senza particolari ossessioni, ma con costanza. Iniziate con poco e aumentate piano piano senza forzare particolarmente. Basta davvero poco a raggiungere il modesto numero di passi associati a una minore mortalità. Ogni passo letteralmente conta; non solo quelli fatti sotto sforzo. Spero proprio che mia madre, e tante come lei, raccolga il messaggio che Medical Facts sta lanciando in queste settimane estive e che, come dimostra l’articolo oggi discusso, tutte comprendano come non sia poi così difficile recepirlo.

 

Nicasio Mancini

 

 

Fonti:

JAMA Intern Med. 2019; doi:10.1001/jamainternmed.2019.0899 

 

 

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