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L’obbligo Di Autocertificazione Vaccinale Del Personale Docente E Sanitario: Ecco Cosa Dice La Legge

L’obbligo di autocertificazione vaccinale del personale docente e sanitario: ecco cosa dice la legge

L’obbligo di autocertificazione vaccinale del personale docente e sanitario, tra disinformazione e disapplicazione. Quali diritti hanno gli utenti di scuole e ospedali e in particolare, quelli particolarmente esposti come i bambini neonati e immunodepressi?

La legge 31 luglio 2017 n. 119, che ha introdotto l’obbligo vaccinale per gli alunni delle scuole, ha anche introdotto un chiarissimo obbligo di legge per il personale sanitario e scolastico, di comunicare la propria situazione vaccinale agli  istituti scolastici e alle aziende sanitarie. Secondo la legge: «Gli operatori scolastici, sanitari e socio-sanitari presentano agli istituti scolastici e alle aziende sanitarie nei quali prestano servizio una dichiarazione, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante la propria situazione vaccinale».

Secondo l’interpretazione corrente, di tipo “abrogante”, siccome non c’è l’obbligo per i docenti e il personale sanitario di vaccinarsi, non solo nessuno potrebbe “imporre” a costoro di vaccinarsi, ma neppure sarebbe possibile, per il datore di lavoro, prendere qualsiasi decisione a seguito dei «dati sulla situazione vaccinale degli operatori», che devono acquisire.

Non solo: questi dati non potrebbero neanche essere comunicati agli utenti della scuola o dell’azienda sanitaria che ne dovessero fare richiesta, perché altrimenti si violerebbe la Legge sulla Privacy.

Gli operatori devono essere vaccinati?

Il problema si pone concretamente quando, per esempio, succede che un utentedi un asilo nido chiede, ai sensi della legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa, alla scuola di conoscere la situazione vaccinale dei docenti che vengono in contatto con suo figlio e si vede opporre un rifiuto motivato dalla Legge sulla Privacy.

È vero che non esiste un “obbligo” per i docenti e gli operatori sanitari di vaccinarsi, ma da questo non può desumersi un’interpretazione della legge al punto di considerarla completamente priva di effetti pratici o giuridici, perché allora non si capirebbe il motivo dell’emanazione di questa norma.

Infatti, perché sarebbe stata emanata una norma di legge che obbliga gli operatori scolastici e sanitari a comunicare la propria situazione vaccinale al datore di lavoro?

Se si sostiene che i dirigenti scolastici non solo non potrebbero agire nei confronti dei propri docenti (per esempio assicurare che almeno ai bambini fino a un anno di età non siano assegnati operatori non vaccinati, perché, come noto, i bambini fino a un anno di età non possono essere vaccinati contro il morbillo – particolarmente pericoloso e contagioso -, e quindi sono particolarmente vulnerabili a fattori di contagio), ma addirittura sarebbero inibiti perfino dal comunicare agli utenti della scuola (i genitori), la situazione vaccinale degli operatori scolastici, che senso avrebbe la norma di legge?

Infatti, non avrebbe alcuna ragione logica obbligare il personale docente a comunicare la propria situazione vaccinale se questo dato dovesse rimanere “segreto”, non conosciuto, e completamente inidoneo a produrre qualsiasi conseguenza.

Il diritto di scegliere a chi affidare i propri figli

Al contrario è evidente che gli utenti della scuola hanno non solo l’interesse qualificato, ma anche il diritto di conoscere la situazione vaccinale degli insegnanti che vengono a contatto con i loro figli, e questo anzitutto a tutela del diritto alla salute dei propri bambini, per essere messi in grado di scegliere consapevolmente di evitare quelle scuole che hanno insegnanti non vaccinati per malattie pericolosissime, come il morbillo, e magari iscriverli a istituti scolastici che hanno in organico insegnanti vaccinati.

Non solo. Hanno anche il diritto di conoscere se gli operatori scolastici e l’istituto abbiano rispettato la legge 119/2017, con riferimento all’obbligo di comunicare la propria situazione vaccinale (per gli operatori scolastici), e all’obbligo di acquisire tali dati (per il dirigente d’istituto).

Questo ancor più nell’ipotesi in cui dovesse accadere che un neonato contragga una malattia infettiva,come il morbillo,e che venga accertato come il contagio sia avvenuto da parte di un docente (lo stesso principio vale per i pazienti degli ospedali gli operatori sanitari).

Va ricordato che è il periodo iniziale della vita, quindi è particolarmente critico, in quanto da un lato non è possibile anticipare la vaccinazione, dall’altro il neonato è a rischio di particolari complicazioni.

Il caso del morbillo

Per esempio, nel caso del morbillo, un’infezione precoce espone il neonato a un rischio notevole, non solo di complicazioni immediate (morte in un caso su 2.000, danni permanenti in un caso su 1.000), ma anche di complicazioni tardive e letali, quali la panencefalite subacuta sclerosante, che insorge a distanza di anni con una frequenza calcolata approssimativamente in un caso su 1.600 in bambini colpiti dal morbillo e apparentemente completamente guariti.

Nel caso di contagio, quindi, è infatti evidentissimo il diritto dei genitori di conoscere in primis se i docenti dell’asilo abbiano anzitutto ottemperato all’obbligo di comunicare la propria situazione vaccinale, in quanto l’eventuale non ottemperanza a questo obbligo è comportamento illegittimo e antigiuridico, che ex art 2043 c.c. obbliga l’autore al risarcimento del danno. Né può essere opposto dalla scuola o dall’ospedale rifiuto, perché la comunicazione di questi dati (situazione vaccinale degli operatori), perché questo sarebbe vietato dal D.Lgs 193/2006 (legge sulla privacy) art. 59 e 60.

Al contrario, secondo l’art. 24, comma 7 della legge 341/90: «Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale».

L’art. 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 prevede: «Quando il trattamento concerne dati genetici, relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale”

Anche a non considerare che l’autocertificazione relativa alla propria “situazione vaccinale” non è in senso stretto una informazione “relativa alla salute” nel senso che non viene in rilievo la salute (ovverosia la conoscenza di eventuali patologie), ma il fatto l’aver assunto o meno un vaccino è evidente che in questo caso, la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi, è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato.

Dunque, siccome il diritto alla salute (del minore), e il diritto alla difesa dello stesso sono diritti di rango costituzionale superiore o almeno pari rispetto al diritto alla Privacy, è un diritto dei genitori sapere se nella scuola frequentata dai loro figli sono in servizio operatori che non sono stati vaccinati.

 

Avvocato Roberto Marchegiani

Studio Associato Marchegiani-Pigotti

Ancona

 

 

Fonti:

Subacute sclerosing panencephalitis (SSPE) the story of a vanishing disease- Brain & Development 34 (2012) 705–711

 

 

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