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Poliomielite: La Storia Dei Vaccini E Il Perché Di Una Legge Per Gli Indennizzi

Poliomielite: la storia dei vaccini e il perché di una legge per gli indennizzi

Uno dei tormentoni degli antivaccinistivolto a dimostrare che i vaccini possono causare danni molto gravi (mai dimostrati per quelli correttamente in uso), è l’esistenza in Italia di una legge – la numero 210 del 25 febbraio 1992 –, che tratta degli indennizzi per i danneggiati da un vaccino. Tipicamente la mamma o il papà mi dicono: «Se esiste una legge che regola gli indennizzi per i danni da vaccino, i danni da vaccino devono esserci».

I vaccino Sabin

Nel 1992, purtroppo, i danni da vaccino c’erano: a quei tempi era in uso il vaccino contro la poliomielitecostituito da virus vivo e attenuato, il vaccino chiamato Sabin, dal nome del medico che lo elaborò. Il vaccino Sabin induce nei vaccinati un’immunità formidabile. Si replica proprio come il virus della poliomielite, ma è stato modificato in laboratorio in modo da avere perso la capacità di raggiungere il sistema nervoso centrale.

In questo modo lo stimolo del sistema immunitario è identico a quello prodotto dal virus “vero”, ma l’infezione non causa la terribile paralisi. In particolare la vaccinazione riesce a far sviluppare un’immunità sulla superficie della mucosa intestinale, in grado d’impedire completamente la replicazione del virus, che a quel punto non può più circolare nella comunità.

Aggiungete a tutto questo il fatto che il vaccino è molto economico da produrre e che la sua somministrazione consiste semplicemente nel far mangiare al bimbo uno zuccherino con sopra una goccia colorata e avrete capito perché il vaccino del dottor Sabin ha spazzato via il virus della polio come fosse una gigantesca scopa.

1 caso su 750 mila

Ma tutte le cose fantastiche non mancano di riservare sempre qualche sorpresa negativa. Purtroppo il vaccino aveva un problema. Raramente (un caso su 750 mila vaccinazioni), il virus attenuato replicandosi “retro-mutava”, tornando identico al virus originario e riacquistando la capacità di raggiungere il sistema nervoso centrale e di causare una poliomielite molto simile a quella causata dal virus “vero”.

Ciò accadeva particolarmente in bambini che avevano una diminuita capacità di produrre anti-corpi per un deficit congenito del sistema immunitario. Quando i casi di poliomielite nel nostro Paese erano molte migliaia ogni anno, il rischio era più che tollerabile; anche quando erano centinaia all’anno il vaccino andava bene. Ma a un certo punto il virus della poliomielite in Italia sparì e tra il 1992 e il 2002 ci furono nove casi di paralisi associata alla vaccinazione antipolio e nessun caso di poliomielite.

Il rapporto rischio-beneficio non era più accettabile e per questo si decise di cambiare il protocollo di vaccinazione, utilizzando il vaccino a virus inattivato (contenuto attualmente nel vaccino esavalente), che era stato messo a punto da Jonas Salk.

Il vaccino Salk è composto da virus inattivato, quindi non in grado di replicare ed è sicurissimo. Ma… (continua).

 

Roberto Burioni

 

 

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