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Un Emendamento Giallo-verde Potrebbe Stravolgere La Legge Sull’obbligatorietà Dei Vaccini A Scuola

Un emendamento giallo-verde potrebbe stravolgere la legge sull’obbligatorietà dei vaccini a scuola

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La Legge Lorenzin può non piacere (e a me non piace per molti motivi), ma i numeri dicono che funziona. Richiedere le vaccinazioni per essere ammessi alle scuole da 0 a 6 anni ha fatto impennare le coperture vaccinali italiane dopo anni e anni di calo continuo.

Non sono convinto che a spingere le persone a vaccinarsi sia stato solo l’obbligo. I fanatici antivaccinisti non ragionano e non vaccineranno mai i loro figli. Secondo me, questa legge ha fatto capire che vaccinare i propri figli è una cosa importante per la salute di tutti e il non vaccinari è da incivili. Il messaggio è importante e secondo me è passato, radicandosi nell’opinione pubblica.

Un emendamento pericoloso

Insomma, questa legge sta producendo un ottimo effetto: la gente l’ha capita e la sta rispettando. Il proporre un emendamento, come hanno appena fatto alcuni esponenti della maggioranza di Governo (emendamento 7.0.1 testo 2 al disegno di legge 770, firmato dal pentastellato Pierpaolo Sileri e dalle leghiste Maria Cristina Cantù e Sonia Fregolent), che sostanzialmente la depotenzia in modo irrimediabile, ammettendo a scuola anche i non vaccinati, è qualcosa di profondamente sbagliato. Secondo me significa da un lato – come ho scritto fino alla nausea -, mettere a rischio la salute dei più deboli, dall’altra compiacere la parte peggiore – egoista, ignorante e oscurantista -, del nostro Paese.

Evitiamo di partorire mostri

Io ritengo che la politica debba promuovere i migliori istinti della gente e difendere i più deboli. Questo emendamento va nella direzione esattamente contraria. Sono felice che alcuni parlamentari (Elena Fattori e Giorgio Trizzino), si siano esposti in maniera decisa e coraggiosa contro questa pericolosissima iniziativa.

Speriamo che la ragione vinca e non si partoriscano mostri. È successo troppo spesso, non vogliamo più che accada.

 

Roberto Burioni

 

(Nella foto Montecitorio)

 

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