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Batteri Resistenti: L’esempio Del Mal Di Gola Curato Con Gli Antibiotici

Batteri resistenti: l’esempio del mal di gola curato con gli antibiotici

La diffusione delle resistenze agli antibiotici è diventata una delle principali (se non la principale), emergenze in ambito medico-sanitario. Una sorta di infernale macchina del tempo che rischia di portarci indietro di un secolo, quando le infezioni si curavano con le preghiere (tante), e poco altro

La perdita di efficacia degli antibiotici

L’uso spesso errato fatto in vari settori, non solo in ambito sanitario, degli antibiotici ha infatti favorito la comparsa di veri e propri mostri fra i batteri. Organismi terrificanti che sguazzano beati  in presenza di quantità di antibiotici che, solo dieci anni fa, li avrebbero sterminati. Perché questo?

Immaginate di avere in mano della plastilina, quella che usano i bambini per giocare. Stringetela forte in mano e vedrete chiaramente l’impronta lasciata dalle vostre dita. Immaginate ora di stringere della cera caldissima e fate la stessa cosa: non ci pensate nemmeno, vero? Sapete benissimo che vi scotterete piagandovi le mani.

L’esempio della cera caldissima è paragonabile all’effetto degli antibiotici sulle cellule batteriche. Le distrugge (così come la cera caldissima brucia le vostre mani) ma, al tempo stesso, la cera si modella. Allo stesso modo, l’uso degli antibiotici lascia un’impronta sui batteri. Ne modella il patrimonio genetico.

A questo punto, immaginate che la cera sia un po’ meno calda o che voi indossiate dei guanti. Ecco che avrete un po’ meno remore a lasciare l’impronta della vostra mano. Vi scottereste di meno e modellereste ancora meglio la cera. Allo stesso modo, quando usiamo gli antibiotici in modo non perfetto, rischiamo di lasciare più facilmente delle impronte sul patrimoni genetico dei batteri. Rendiamo i batteri sempre più in grado di “maneggiare” la cera. Li rendiamo resistenti.

L’esempio del mal di gola

Noi medici, insieme a voi pazienti, abbiamo una responsabilità in questo quando prescriviamo o prendiamo degli antibiotici. Cerchiamo di capire questo concetto ricorrendo a un esempio molto comune: il trattamento di un mal di gola. Male di stagione. Solitamente banale, ma che non deve essere trascurato in quanto, in alcuni casi, può avere conseguenze importanti se causato da un batterio in particolare: lo Streptococcus pyogenes (anche noto come Streptococco beta-emolitico di gruppo A). Mal di gola ricorrenti causati da questo batterio possono infatti portare a gravissime complicanze cardiache e renali.

Questo è il motivo per cui, anche un mal di gola non va trascurato. La conseguenza è che ogni mal di gola deve essere trattato con gli antibiotici? Assolutamente no. Solo una minima parte dei mal di gola è infatti causata da batteri. La stragrande maggioranza dei casi è infatti causata da virus (negli adulti più di 9 casi su 10; nei bambini circa 7 su 10), che non sono minimamente attaccati dagli antibiotici. Questo vuol dire che,  nella stragrande maggioranza di casi, usare antibiotici è assolutamente inutile. Anzi, è dannoso; in quanto usare antibiotici quando non serve equivale a raffreddare la cera e a lasciare, quindi, più facilmente l’impronta. Usare antibiotici quando non serve favorisce la selezione di batteri resistenti.

Solo il medico deve prescrivere gli antibiotici

Cosa fare quindi? Prima di tutto ricordarsi che gli antibiotici non sono “mentine”: vanno presi solo se e quando necessari. Gli antibiotici, quindi, non devono essere autoprescritti dal paziente, ma presi solo su indicazione precisa del proprio medico. Nel caso del mal di gola sono, infatti, disponibili alcune linee-guida che, per l’appunto, guidano il medico nel capire quando prescrivere gli antibiotici.

Gli antibiotici devono, infatti, essere prescritti solo se, nel caso il paziente non soffra di altre malattie, siano presenti febbre (più di 38°C), pus sulle tonsille (le cosiddette placche), e linfonodi del collo ingrossati per più di tre giorni. Tutto questo è ancora più suggestivo in assenza di tosse. Lo S. pyogenes, infatti, non causa tosse; i virus che causano tonsilliti, invece, molto spesso lo fanno. Nelfrattempo, si può inviare al Laboratorio di Microbiologia un tampone passato sulle tonsille infiammate per far crescere lo Streptococcus pyogenes eventualmente presente. Alcuni medici o pediatri di base hanno anche a disposizione dei test rapidi (il risultato si ottiene in pochi minuti) che sono, però, molto meno sensibili di quello colturale. In altre parole, un test rapido negativo potrebbe non essere realmente tale.

Se seguita, questa semplice strategia diagnostica permette di somministrare gli antibiotici solo quando realmente servono, senza mettere a rischio l’incolumità dei nostri pazienti. Senza mettere a rischio la vostra incolumità; quella dei vostri e dei nostri figli.

Queste precauzioni servono a tenere caldissima la cera.

 

Nicasio Mancini

 

Fonti:

Cochrane Database Syst Rev. 2016 Jul 4;7:CD010502. doi: 10.1002/14651858.CD010502.pub2 

Journal of Public Health, Volume 40, Issue 3, September 2018, Pages 667–669

https://www.nice.org.uk/guidance/ng84/resources/visual-summary-pdf-4723226606

N Engl J Med 2011;364:648-55

 

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