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Antivaccinisti: Ecco Tutte Le Loro Pericolose Bugie

Antivaccinisti: ecco tutte le loro pericolose bugie

Dall’immunità di gregge all’isolamento in casa, smascheriamo tutte le bufale che mettono in giro i no-vax, parlando di bambini immunodepressi, i più a rischio.

Una delle bugie più frequentemente ragliate dagli antivaccinisti è che i bambini immunodepressi non beneficerebbero della vaccinazione degli altri. Vediamo le bugie raccontate da questi cavernicoli, «che hanno saltato a piedi pari l’evoluzione» (per dirla con Antonio Ornano), e smontiamole una a una.

L’immunità di gregge non esiste

Bene, dire che l’immunità di gregge non esiste è come dire che la forza di gravità non esiste, che la terra è piatta, che i fulmini li manda Giove dal Monte Olimpo. Chi fa quest’affermazione è semplicemente un cretino o un provocatore, o entrambe le cose insieme. Non parliamone più.

I bambini immunodepressi potrebbero morire per malattie prese al cinema, al supermercato, per strada, nel parco giochi

Non è vero. La promiscuità che c’è in una scuola o in un asilo non ha paragoni rispetto a quella che si può avere in qualunque altro contesto. Il pericolo è a scuola.

I bambini immunodepressi potrebbero contrarre le malattie dagli adulti, dovremmo vaccinare tutti

Non è vero (in parte). È dimostrato che, per i motivi detti sopra, il maggior contagio avviene tra bambini. Piuttosto dovrebbero effettivamente vaccinarsi gli adulti che sono con i bambini a scuola, come gli insegnanti. La legge dovrebbe obbligarli, in mancanza della legge dovrebbe bastare il senso di responsabilità.

Anche un raffreddore o un’influenza potrebbero essere fatali per un bambino immunodepresso

Non è vero. Le malattie più pericolose per un bambino immunodepresso sono quelle più gravi e più contagiose. In questa classifica la prima per distacco è il morbillo. Il morbillo è immensamente contagioso, può essere diffuso da un bambino apparentemente sano anche prima della comparsa dei sintomi e per un immunodepresso le possibilità di morirne non sono irrilevanti. Paragonare un raffreddore o una tonsillite al morbillo è falsificare la realtà.

I genitori di un bambino immunodepresso dovrebbero tenerlo a casa

Scemenza. La guarigione non è solo nel liberarsi della malattia, ma anche nel riprendere la propria vita e i propri contatti sociali. Questo non può avvenire a casa. La società ha il dovere di consentire a un bambino immunodepresso di riprendere il prima possibile la frequenza scolastica in tutta sicurezza.

In altre parole: un bambino immunodepresso, che frequenta una scuola dove ci sono altri bambini non vaccinati, corre un pericolo non solo serio e reale, ma anche evitabile in tutta sicurezza se gli altri bambini sono vaccinati. Allo stesso tempo chi non vaccina i propri figli non ha nessun motivo per omettere le vaccinazioni, se non l’ignoranza e l’egoismo.

Per come la vedo io, lo Stato deve difendere i più deboli. Ben pochi mi sembrano più deboli di un bambino che sta combattendo contro la leucemia e vuole semplicemente vivere come un bambino senza rischiare la vita per l’egoismo e l’ignoranza degli altri.

Lo Stato non può dirgli: «Stai a casa». Si potrebbe pensare di fare stare a casa i bambini non vaccinati, se non fosse che poi a casa starebbero con i loro genitori, che sono la radice di tutto il problema. E allora lo Stato, secondo me, dovrebbe pensare a difendere anche i bambini non vaccinati dai genitori dall’ignoranza e dalla superstizione dei cavernicoli, che prendono decisioni oggettivamente contrarie al loro interesse.

 

Roberto Burioni

 

 

 

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