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Raffreddore: Che Cos’è, Come Si Propaga E Come Si Cura

Raffreddore: che cos’è, come si propaga e come si cura

Molti pensano che raffreddore e influenza siano la stessa cosa, ma non è così e qui proviamo a fare chiarezza una volta per tutte. E vi spieghiamo anche perché non esistono vaccini per prevenirlo.

Il raffreddore, che nulla ha a che vedere con l’influenza, è causato spesso (40% dei casi), da dei virus chiamati rhinovirus (dalla parola greca ῥίς ῥινός, rinos, «naso»), che hanno alcune caratteristiche molto particolari, e siccome uno di loro mi sta facendo penare, ho deciso di raccontarvelo.

Questi virus, che in generale causano sindromi poco gravi, sono parenti strettissimi di virus ben più minacciosi, come quello della poliomielite, però hanno una piccola differenza, che ne modifica completamente il rapporto con l’ospite.

Mentre il virus della poliomielite ha un macchinario per la replicazione del virus, che funziona in maniera ottimale a 38 gradi centigradi, la temperatura dei nostri organi interni, il rinovirus ha un macchinario che funziona a temperature ben inferiori.

Il naso è la via d’accesso

Dove ci sono queste temperature inferiori? Nel naso. Perché? Pensiamo un attimo a cosa serve il nostro naso: serve, tra l’altro, a riscaldare l’aria che respiriamo.

Il naso obbliga l’aria a compiere un percorso tortuoso tra zone nelle quali circola moltissimo sangue (ce lo ricordiamo quando a causa di una botta il nostro naso inizia a sanguinare molto copiosamente), durante il quale la mucosa nasale cede calore all’aria che passa.

In questo modo l’aria si riscalda, ma ovviamente la mucosa si raffredda. Ecco che in quel tessuto più freddo si può replicare allegramente il rinovirus.

Il raffreddore può portare depressione

In generale le infezioni da rinovirus sono lievi, ma nonostante la febbre minima o inesistente ci si sente tuttavia molto spossati: è dovuto al fatto che questi virus sono ottimi induttori della produzione d’interferone, una sostanza che blocca la replicazione virale, ma che induce stanchezza e addirittura depressione. Per cui, se siete giù non vi preoccupate, è tutto nella norma.

Come curarsi

Contro il raffreddore, ahimè, non abbiamo cure specifiche. Si possono usare antipiretici (il paracetamolo, per esempio), l’aspirina, i vasocostrittori (spray o compresse), che aiutano a respirare meglio (ma non abusatene), e anche farmaci che attenuano i sintomi, come gli antistaminici.

Riguardo a questi ultimi attenti, perché funzionano bene, ma inducono sonnolenza. Nessun problema se state a casa a guarire (come vi consiglio), ma evitateli se dovete guidare o fare altro che richieda attenzione. Come ho appena detto, la cosa migliore è riposarsi un paio di giorni, che consentono di superare la fase più acuta e stare decisamente meglio.

Non esiste un vaccino

Per la gioia suprema degli antivaccinisti, non abbiamo un vaccino contro questi fastidiosi virus, e neppure l’infezione naturale conferisce immunità. O meglio, conferisce immunità nei confronti del virus che ci ha infettato, ma i rinovirus esistono in tantissimi tipi diversi (oltre 100), per cui, essendo immuni a uno, si possono poi purtroppo contrarre gli altri.

È un peccato che non ci sia un vaccino. È stato calcolato che solo per i rinovirus (senza contare gli altri virus che causano i raffreddori), passiamo cinque anni della nostra vita (avete letto bene: cinque anni), con il naso che ci gocciola e con starnuti che ci affliggono. Oltre a questo, c’è un particolare tipo di questi virus (rinovirus di tipo C), che provoca, soprattutto nei bambini, sindromi molto più gravi e non prive di complicazioni. È un privilegio riservato a noi umani, visto che questi virus non circolano tra gli animali.

La stagionalità

I rinovirus circolano sempre nello stesso periodo: un picco in inverno, un altro picco in primavera e in estate, sia essa a luglio in Italia o in gennaio in Australia. Poi spariscono. Anche in Siberia. Il che lascia aperta la domanda: il freddo aiuta la trasmissione del raffreddore? Vi sorprenderà, ma è un tema estremamente complesso, e siccome è intrigante ne parleremo una prossima volta.

Come vedete, il problema non è che i vaccini sono troppi: il problema è che i vaccini sono pochi ed è il motivo per cui oggi vi scrivo lagrimante e congestionato.

 

Roberto Burioni

 

 

 

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