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La Disinformazione Non è Un Problema Scientifico, Ma Sociale

La disinformazione non è un problema scientifico, ma sociale

La leggerezza con cui si pubblicano notizie su studi scientifici approssimativi, traendo conclusioni arbitrarie e creando panico tra le persone, non ha nulla a che fare con il lavoro dei medici, dovrebbe essere invece presa in carico dalla magistratura.

Sisifo, figura mitologica, era condannato a una pena molto particolare. Doveva spingere un masso fino alla sommità di un monte, ma quando arrivava in cima, il masso rotolava fino alla base del pendio e lui era costretto a ricominciare da capo.

Cosa c’entra Sisifo con i vaccini? C’entra, perché negli scorsi giorni un giornale ha sostenuto, sulla base di uno studio a dir poco approssimativo, che i vaccini non solo sono contaminati da ogni sorta di porcheria, ma che addirittura non contengono le sostanze (chiamate antigeni), in grado di stimolare il sistema immunitario.

Se questo fosse vero (ma tranquilli non lo è), ci troveremmo in un’emergenza: in tutto il mondo moltissimi bambini sarebbero privi di protezioni importantissime e decisive per salvargli la vita.

Il percorso serio da fare

Un ricercatore serio che fa una scoperta importante come prima cosa la condivide con i colleghi, per essere certo che gli esperimenti possano essere replicati e siano attendibili; poi pubblica i dati su una rivista scientifica e, solo alla fine, comunica questi dati alla stampa, che li pubblica.

Qui tutto è avvenuto al contrario: si sono ottenuti dati confusi e discutibili, qualcuno ne ha tratto conclusioni sbagliate e a queste conclusioni sbagliate è stata data ampia diffusione su un giornale, che non ha ritenuto necessario sentire qualche esperto prima di pubblicare simili notizie.

La disinformazione è pericolosa

Non solo, anche di fronte alle critiche di persone esperte (come il professor Pierluigi Lopalco), il giornale ha tirato dritto, continuando a dare spazio alla disinformazione.

Come conseguenza, ovviamente, io ho ricevuto decine di mail di genitori spaventati, che mi chiedono cosa fare e che sono a questo punto indecisi se vaccinare o meno i figli.

Gli altri casi vergognosi

Questo non va bene: la diffusione incosciente di dati scientifici non affidabili e non verificati è alla base di sciagure e di vergogne, come il caso Di Bella e Stamina. Non possiamo tollerare che avvenga impunemente.

Ora io cosa dovrei fare? Mettermi a leggere le corbellerie contenute in questi studi e perdere giornate per dimostrarvi che sono scemenze? Con il rischio, peraltro, che ben presto nuove scemenze vengano pubblicate, visto che è molto più facile generare le scemenze stesse (non ci vuole nulla), mentre lo smentirle richiede studio e impegno di persone esperte. Insomma, smentire queste baggianate mi renderebbe simile a Sisifo.

Le parole di Elena Cattaneo

A questo punto io prendo in prestito le parole dell’amica, collega e senatrice a vita Elena Cattaneo: «Ci si potrebbe, infatti, chiedere fino a che punto le competenze di cui uno Stato dispone, siano esse scientifiche, giuridiche o umanistiche, debbano esaurire gran parte delle loro energie e fondi per rassicurare le preoccupazioni sociali, quando esse sfociano nell’irrazionalità, magari anche perché opportunamente alimentate da specifici ambiti, o cresciute in sintonia con il proliferare dei siti Internet di controinformazione, che si tratti di scie chimiche, vaccini o Stamina».

Insomma, la pubblicazione di dati allarmanti e inaffidabili non è un problema scientifico: è un problema sociale. Chi chiede di essere libero di gridare «Al fuoco!» in un teatro affollato, o di spruzzare spray al peperoncino dentro una discoteca, generando panico e disastri, non ha nulla a che fare con il lavoro dei medici e degli scienziati. Chi si comporta in questo modo mette in pericolo tutti noi e dovrebbe essere preso in carico non dalla scienza, ma dalla magistratura.

 

Roberto Burioni

 

(Foto di Marchmeena)

 

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