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Obesità: Un Serio Problema Per La Salute Pubblica E Per I Conti Dello Stato

Obesità: un serio problema per la salute pubblica e per i conti dello Stato

Chi è obeso ha un rischio quasi due volte superiore di sviluppare il diabete alimentare, rispetto a chi non lo è. Non solo, aumenta anche il rischio di andare incontro a infarto.

Dimagrire, dimagrire, dimagrire, bisogna dimagrire. Ce lo dice la moda, ce lo dice il medico, ce lo dice il nostro istruttore in palestra. Bisogna dimagrire, perché essere obesi è un rischio per la salute.

Ma siamo sicuri? Chi ci dice che i chili in eccesso rappresentano realmente un rischio per la salute? Essere obesi espone davvero la nostra salute a rischi? Chi ci assicura che non si tratti di un complotto dei medici, per renderci la vita meno piacevole? Un complotto, a dir poco, crudele.

Certo, potremmo dire che l’opportunità di non essere obesi ce la suggerisce semplicemente il buon senso. In ambito scientifico, però, non basta il solo buon senso.

C’è bisogno di prove, derivanti da osservazioni su larga scala, che dimostrino in modo chiaro se il buon senso corrisponda effettivamente alla realtà dei fatti.

Un’analisi critica dei dati disponibili

Rilanciamo la domanda: l’obesità è davvero un rischio per la salute? Alle decine e decine di studi già disponibili, si è recentemente aggiunto un lavoro che rielabora, conferma e rafforza quanto già si sapeva.

Questa revisione di tutti gli studi disponibili su questo argomento (gli autori ne hanno valutati nel dettaglio più di 2.500), mette insieme, infatti, i risultati dei cinque più significativi, per un totale di quasi un milione di individui valutati. Un po’ come se l’intera popolazione di Milano fosse stata messa sotto osservazione, studiata e seguita nel tempo.

Principali rischi di chi è obeso

Cosa emerge da questa revisione critica della letteratura (in gergo si parla di meta-analisi)? Chi è obeso ha un rischio quasi due volte superiore di sviluppare il diabete alimentare, rispetto a chi non lo è.

Non solo, rispetto a chi è in forma, ha anche un rischio superiore di andare incontro a infarto. Questo rischio aumenta in modo progressivo all’aumentare del grado di obesità.

In altre parole: più si è obesi, tanto più aumenta il rischio. In alcuni casi quasi del doppio.

Una statistica in crescita

Se la percentuale di soggetti obesi continuerà ad aumentare, come sta accadendo attualmente, si calcola che nel 2030 (poco più di dieci anni da oggi), un quinto della popolazione mondiale sarà obesa (1,2 miliardi di individui).

Questo problema non riguarderà, ovviamente, in modo marcato i cosiddetti Paesi in via di sviluppo (state tranquilli, hanno altri problemi), ma sarà molto più concentrato nei Paesi occidentali, Italia inclusa. Questo vuol dire che, nella parte di mondo più sviluppata, aumenteranno a dismisura i casi di diabete alimentare e d’infarto.

L’indagine Istat

Nel 2016, un’indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica (meglio noto come Istat), aveva stimato che in Italia ci sono più di 3,2 milioni d’individui colpiti da diabete: circa un italiano su venti. Sicalcola che nel 2030, i casi di diabete nel nostro Paese, potrebbero salire a un totale di 5 milioni. Uno su dodici, considerando l’attuale popolazione.

Certamente ricorderete Pantagruele, l’enorme gigante giramondo, spesso impegnato in abbondantissimi banchetti. Ricorderete anche il suo modo di manifestare la propria soddisfazione: enormi, mostruose, sonorissime risate. Pantagrueliche, per l’appunto. Ecco: ci sarà ben poco da ridere, se non ci moderiamo negli eccessi alimentari.

O meglio, qualcuno riderà e saranno davvero risate sonore: rideranno le assicurazioni private, per le polizze che saremo costretti a stipulare, quando il nostro Sistema Sanitario Nazionale non sarà più in grado di far fronte a questo enorme aumento di pazienti da seguire. Il problema è che non tutti potranno permettersele, anche perché il diabete colpisce maggiormente le classi sociali meno ricche.

Meglio agire ora, meglio imparare (e insegnare ai nostri figli), ad alimentarsi correttamente e a fare la giusta quantità di moto. Altrimenti saranno guai.

 

Roberto Burioni e Nicasio Mancini

 

Fonti:

JAMA Network Open. 2018; 1(7): e183788. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2018.3788

ISTAT

Società Italiana di Diabetologia

 

 

(Foto di Kurhan)

 

 

 

 

 

 

 

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