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La Scienza Non è Democratica. Non Può Esserlo

La scienza non è democratica. Non può esserlo

La democrazia dei social network fa male alla scienza e all’opinione pubblica. Non si possono esprimere opinioni scientifiche senza basi, senza aver studiato, influenzando migliaia di persone su temi complessi.

 

La scienza non è democratica. La velocità della luce non si decide per alzata di mano, come ha detto Piero Angela, al quale tanto dobbiamo. Una palla di ferro gettata in mare andrebbe invariabilmente a fondo, anche se un referendum popolare stabilisse che il peso specifico del ferro è inferiore a quello dell’acqua. Certo, quel ferro potreste pure farlo galleggiare: ma dovrete imparare a fonderlo, a lavorarlo, a saldarlo nella giusta posizione indicata nel progetto di una nave.

E per completare con successo uno solo di questi compiti dovreste rendervi conto prima che non lo sapete fare, e poi che per imparare a farlo è indispensabile studiare o, ancora meglio, trovare qualcuno più esperto di voi che ve lo insegni.

Bisogna studiare, prima di esprimere pensieri scientifici

Nella vita reale, infatti, c’è gente che insegna. La maestra che in questo momento guida la mano della mia bimba nelle prime lettere, il saldatore che spiega all’apprendista come si tiene in mano un attrezzo pericoloso, il muratore che mostra al giovane appena arrivato come disporre in file dritte i mattoni. Insieme a chi insegna c’è gente che impara: gente che si rende conto di sapere di meno e con umiltà apprende da chi sa, e con il tempo, con il sacrificio e con l’applicazione, si migliora così tanto da diventare lui stesso insegnante.

È grazie a migliaia di queste persone, indaffarate a insegnare e a imparare, che quel ferro che sprofonderebbe nell’acqua diventa una magnifica nave che vi porta in crociera nel Mediterraneo in tutta sicurezza.

I social network danno voce proprio a tutti

Facebook ha dato la parola a tutti, e alcuni hanno inteso quest’opportunità come un tassativo dovere di parlare anche di cose che non conoscono; immancabilmente lo fanno, non intuendo che, se è vero che tutti possono dire la loro sulla piacevolezza di una musica o sul colore del pelo del cane che più si gradisce, quando si parla di argomenti tecnici dell’opinione di uno che non sa nulla si può fare tranquillamente a meno.

Invece non lo capiscono, non avendo neppure l’idea della complessità delle cose e immaginandole semplicissime: quando incontrano qualcuno che svela la loro profonda ignoranza, lo apostrofano come superbo, borioso, non rispettoso delle opinioni altrui; questo in una stupefacente rappresentazione mentale in cui chi studia una materia con anni di sacrificio è arrogante, mentre chi pensa di poterla capire dopo un quarto d’ora su Google è invece un esempio di umiltà.

La rabbia di chi non sa, ma vuole parlare

Provano rabbia, ma la loro è la rabbia di Calibano, che se la prendeva con lo specchio che gli restituiva la sua atroce bruttezza. Essendo il mondo lo specchio che non vogliono vedere, dal mondo si rifugiano su Internet, uno spazio dove ciascuno di noi è solo un lampo di luce, trasmesso da un universo all’altro in una frazione di secondo, che può prendere la forma che vuole.

Sui vaccini tutti esperti?

Li trovate a parlare di qualunque branca dello scibile umano, ma in particolare di terremoti, di meteorologia, di cura del cancro e – naturalmente – di vaccini. Ognuno di loro dice l’esatto contrario di quello che dice la scienza e ognuno di loro si sente un nuovo Galileo. Ma non basta dire il contrario di quello che dicono tutti per essere Galileo. Bisogna anche avere ragione.

 

Roberto Burioni

 

(Nella foto di Leonid Andronov, il Parlamento Europeo a Strasburgo)

 

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