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La Scienza Non è Un’opinione

La scienza non è un’opinione

In molti si permettono di sostenere opinioni mediche o scientifiche, senza essere medici o scienziati. E non c’è verso di farli ragionare

In passato, nelle enciclopedie, il moto dei pianeti non veniva descritto da un signore specializzato in oroscopi – attività beninteso onesta, per carità –, ma da un astronomo, che di queste cose se ne intendeva. Questo faceva sì che chi desiderava sapere qualcosa sull’orbita di Marte aveva a disposizione una fonte affidabile dalla quale prendere informazioni. Adesso tutti parlano di tutto: abbiamo visto showgirl che parlano di vaccini, disc jockey che discettano di neuropsichiatria infantile e genitori «informati» che spiegano l’immunologia. Esiste però un’importante eccezione a questo malcostume: lo sport.

L’esempio del calcio

Io sono appassionato di calcio e non mi è mai capitato di vedere in televisione, anche sul canale più scalcinato, un commentatore che ignorasse la regola del fuorigioco o che non sapesse che solo il portiere può prendere la palla con le mani. In generale i telecronisti e i radiocronisti sono persone estremamente esperte, che sanno valutare con esperienza e competenza le azioni di gioco e mai e poi mai si sognerebbero di criticare un attaccante che non ha segnato per il fatto di non aver deviato la palla in porta con l’avambraccio.

Per parlare di calcio bisogna sapere che esiste il fuorigioco, che il portiere può toccare il pallone con le mani mentre a tutti gli altri dieci giocatori non è permesso. Chi non è d’accordo su questo, non solo non può giocare a calcio, ma non può neanche parlare di calcio.

Se si parla di vaccini, di riscaldamento globale, di efficacia delle chemioterapie o di diete dimagranti – argomenti prettamente scientifici dove le opinioni non contano nulla se non sono supportate da dati solidi e accettati –, questo principio viene purtroppo applicato molto raramente.

Bisogna dunque prendere atto di una triste realtà: lo sport oggi è molto più rispettato della scienza. Io non ho mai visto in televisione commentare le partite di basket o di pallavolo da persone inesperte. La cronaca della Formula 1 non è affidata a chi non saprebbe distinguere una Ferrari da un trattore; a questi compiti di solito vengono chiamati campioni che hanno un palmarès di tutto rispetto, o commentatori che si occupano di quell’argomento da sempre.

Non si può essere esperti di medicina senza essere medici

In realtà, alla scienza accade pure di peggio. Nelle trasmissioni sportive si litiga su tutto: sui rigori, sulle sostituzioni, sull’evitabilità di un gol, sulla disattenzione della difesa, sulla disposizione della squadra, sul contributo – negativo o positivo – del singolo giocatore. Ma avete mai sentito discutere sul risultato? Io no. Una volta finita la partita, giusto o meno che sia, il risultato è quello, e tale resta, inoppugnabilmente. Se la partita è finita 3-0, non capita mai di trovare qualcuno convinto che invece sia finita 2-2.

Al contrario, in campo scientifico, accade quotidianamente. Succede infatti che, anche quando il risultato è chiarissimo, c’è sempre qualcuno che non è d’accordo. Mettetevi nei miei panni. Anzi, nel mio camice.

Se la Roma perde 3 a 0 contro la Lazio (la scelta delle squadre non è ovviamente casuale, visto che io sono un tifoso biancazzurro molto appassiona- to), cosa fareste trovandovi davanti un tifoso irragionevole che sostiene che la Roma ha vinto? Prima gli fate vedere Televideo, poi la pagina della Gazzetta dello Sport, poi quella di qualche altro giornale. Niente da fare, questo sostiene ancora che la Roma ha vinto. Gli spiegate che nel calcio vince chi fa più gol, e che la Lazio ne ha fatti 3 e la Roma 0, e ovviamente 3 è più di 0. Niente, quello insiste: la Roma ha vinto.

I vaccini non causano l’autismo!

Ecco, io mi trovo nella stessa situazione con quelli che sostengono che i vaccini causano l’autismo (o l’epilessia, o la calvizie, o il nonsoiocosa). Gli spiego che i numeri, così come dicono infallibilmente che la Roma ha perso, affermano senza ombra di dubbio che i vaccini non c’entrano nulla con l’autismo: l’incidenza è identica nei vaccinati e nei non vaccinati.

Siccome non si convincono, gli dico che l’autismo si riesce a diagnosticare ben prima delle vaccinazioni, e che ha una forte componente genetica, come indicato dal fatto che le lesioni cerebrali che ne sono all’origine risalgono a prima della nascita. Niente da fare. La Roma ha vinto e i vaccini causano l’autismo.

Insomma, avete capito cosa voglio dire. Quando bravissimi giornalisti, miei amici, mi dicono che dovrei dialogare con gli antivaccinisti, cosa direbbero a chi, in un caso come questo, continua a sostenere che la Roma ha vinto, agita la bandiera giallorossa, stappa bottiglie per festeggiare e magari vuole pure riscuotere i quattrini della scommessa?

 

Roberto Burioni

 

 

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